Rosetta Loy: “Ahi, Paloma” è la storia di tutti

Nel suo romanzo, pubblicato ventidue anni fa, Rosetta Loy rievoca l’importanza delle scelte morali e di come queste ricadano sulla vita di tutti. Rievocarle equivale a mantener viva la memoria di ognuno

Trascorsa la settimana dedicata alla Giornata della Memoria, in questa ultima domenica di gennaio vogliamo consigliarvi la lettura di “Ahi, Paloma” il romanzo di Rosetta Loy, uscito per Einaudi ben ventidue anni fa.

Rosetta Loy non ha bisogno di presentazioni, una scrittrice prolifica e intensa che nel corso della sua lunghissima carriera ha consegnato al pubblico il ritratto di intere generazioni scampate o inghiottite dalla violenza della Seconda guerra mondiale e del nazifascismo.

Ahi, Paloma è un piccolo romanzo incentrato tutto sulla memoria, sul ricordo e sul concetto di rimosso. Narra la storia di un gruppo di adolescenti sfuggiti ai primi bombardamenti della Seconda guerra mondiale e nascosti in un albergo alle pendici dei monti Piemontesi.

Un luogo ameno, lontano dall’inferno, in cui i ragazzi cercano di riprendersi la loro vita. Anche le fortezze volanti, cariche di bombe, dirette verso le grandi città non fanno paura. “Sembrano stelle” in mezzo al cielo sereno delle serate estive.

Carla, Marilù, Ettore, Pirro, Laura, Augusto e molti altri, passano le loro giornate in una strana quotidianità: giocano a tennis, prendono il sole, scherzano, ascoltano la Paloma in un vecchio giradischi a manovella e aspettano che il tempo trascorra, sperano di poter tornare in città, di riprendersi la loro vecchia vita. In quell’albergo di montagna, dove il tempo sembra sospeso, non è la guerra a far paura, non è la fame a premere sull’addome, il loro mal di vivere è l’amore. I sentimenti adolescenziali non ricambiati: “Il dolore è un pugnale che trapassa il petto”.

Tutto appariva normale, anche se non potevano immaginare che da lì a poche settimane la loro vita sarebbe cambiata per sempre.

Le dimissioni di Mussolini aprono uno spiraglio, la tensione si allenta e le persone iniziano a rinnegare la figura che avevano seguito ciecamente per vent’anni. Iniziano gli schieramenti, i pro e i contro, piccoli screzi, accuse, anche se la felicità della fine della guerra sembra a un passo. Invece arriva il fatidico 8 settembre. Il maresciallo Pietro Badoglio firma l’armistizio mettendo fine all’alleanza con i tedeschi. Il re Vittorio Emanuele fugge e inizia il lungo cammino verso l’occupazione tedesca e la guerra civile.

L’8 settembre è uno spartiacque nella vita dei ragazzi dell’albergo, la data che li getta nel mondo. In pochissime righe Rosetta Loy è in grado di trasmettere lo stato di smarrimento: una firma ha posto fine ad una guerra, aprendone un’altra e nello stesso tempo ha messo un punto all’adolescenza di quei ragazzi. Sono consapevoli, infatti, che non si può restare chiusi in quell’albergo, ma bisogna passare all’azione. Iniziano i dibattiti e gli scontri: “Traditori sì, traditori no”: bisogna scegliere da che parte stare, non è più sufficiente ascoltare la Paloma, non bastano il tennis e il cibo dell’albergo, neppure l’amore con i propri coetanei. Il gruppo si spacca.

 

Tutti fuggono, i paesi si svuotano, i treni sono al collasso, se sei fortunato con un biglietto di prima classe viaggi in un carro bestiame. Laura e Augusto sono i primi del gruppo ad abbandonare l’albergo. Lei lascia solo un biglietto con il suo nuovo indirizzo “Cascina della Crocetta Carmagnola”.

Giorgio decide di arruolarsi nella Repubblica sociale di Salò: “Pugnale al fianco e simbolo di morte sul petto, il Giorgio è pronto per la gloria della cause estreme, per la violenza che vorrebbe riscattare nel sangue il patto tradito”.

Arrivano le prime voci che i tedeschi occuperanno l’Italia, arrestando tutti gli oppositori. Chi fugge in montagna, chi resta in albergo.

Il Pirro decide di percorre un’altra strada, quella dello studio, isolandosi da tutti: “Ma lo studio, il Pirro lo sa, è l’unica porta d’uscita da questo piccolo purgatorio familiare dove il miele cola sempre e solo da una parte senza mai arrivare ad addolcire le sue malinconie”.

Ettore, invece, è l’unico ebreo del gruppo. Disperato, cerca riparo presso le case degli amici, bussando invano. Ah, quanti no. E quanti sì avrebbero potuto salvarlo.

Sarà proprio il suo arresto a mettere fine alla fuga dal mondo di Pirro. Vedere il suo amico caricato su un camion era troppo, Pirro scrive una lettera alla sua famiglia: “Hanno portato via l’Ettore, io ho scelto, vado su in montagna. Non vi preoccupate per me. Quello che vi ho preso ve lo ridarò appena posso”.

Il gruppo si dissolve nel nulla. Giorgio a Salò, Pirro con i partigiani, Ettore in qualche campo di prigionia, mentre le ragazze corrono via il più lontano possibile su di un treno merci.

Rosetta Loy tratteggia così quello che la guerra fece, oltre ai drammi conosciuti, distruggere l’adolescenza di una generazione, i sogni, la vita, ma soprattutto quegli amori estivi che non furono vissuti.

Una volta a Roma il coprifuoco e l’occupazione tedesca, la paura per una guerra che ogni giorno sembrava sul punto di finire e invece spasmodicamente centellinava la sua orribile morte, si sono sovrapposti con violenza alle ultime pene del cuore. Così della Laura e dell’Augusto non ha mai più saputo niente. Né ho mai saputo se esistesse, o meno, una Cascina della Crocetta a Carmagnola”.

La guerra rimuove tutto, asfalta le vite senza troppa premura. In ogni conflitto c’è chi fugge e chi resta per combattere, chi si nasconde e chi preferisce allearsi. L’unica certezza sono i sentimenti vissuti in quei precisi e drammatici momenti. Che siano di odio o di amore, è il tramandare la loro memoria che ci rende umani.

 

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