Per rimuovere le bici Obike dovremo pagare tutti noi. Esposto in Procura del Campidoglio

 

Dopo il fallimento, Obike non ha ritirato dalle strade di Roma le carcasse delle sue biciclette e il Campidoglio ha deciso di denunciare l’azienda alla Procura.

Nella capitale, che rimane l’unica grande città europea senza un servizio di bike sharing, si vedono ancora centinaia di bici abbandonate.

La società che offriva il servizio di “condivisione della bicicletta”, nata a Singapore, si è trovata in evidenti difficoltà nella nostra città, anche a causa di numerosi atti di vandalismo.
Moltissime sono le bici incustodite in ogni angolo di Roma a memoria dell’inciviltà di cui siamo artefici.

Il Comune di Roma più volte ha intimato alla Obike di ritirare dalle strade le carcasse dei mezzi a due ruote, facendo anche partire una diffida legale ai referenti della società.
Tant’è vero che le ultime tre pagine scritte dal dipartimento Mobilità si chiudono con la promessa di una citazione per danno d’immagine e “la segnalazione alla Procura per l’accertamento dell’eventuale sussistenza di ipotesi di reato ambientale e pericolosità per la sicurezza della circolazione veicolare “.

Non è tardata la risposta da parte di uno dei manager di Obike Italia, il quale afferma: “Io non ho alcuna responsabilità penale” e di conseguenza neanche sul piano del decoro.

Ecco, quindi, che il Campidoglio si vede costretto al recupero e alla demolizione delle bici gialle e grigie, sparse per tutto il territorio, coinvolgendo gli agenti della municipale, che devono affrontare una vera e propria caccia ai veicoli a due ruote per rottamarli.

Motivo per cui hanno lanciato un appello ai residenti nella Capitale, suggerendo di segnalare i luoghi dove stazionano ancora le biciclette, in modo da poter intervenire.

Una questione ben più gravosa, nonché dispendiosa, sarà il recupero dei veicoli gettati nel Tevere, lasciati ad arrugginire.

Un vero e proprio cimitero lo si può osservare accanto al Ponte dell’Industria.

Come dimenticare, quindi, il gesto incivile della ragazza che aveva postato sui social la decisione goliardica di gettare una bici Obike nel fiume, o dei due ragazzi, accusati successivamente di danneggiamento aggravato, che hanno lanciato la bici dal Ponte della Musica, suscitando molto clamore?

Episodi di vandalismo che hanno provocato la reazione amareggiata di Andrea Crociani, manager italiano di Obike : “Non riesco a spiegarmi le ragioni di un gesto così insensato, noi riteniamo le biciclette condivise un arredo urbano e un bene di tutti. Sappiamo che la maggior parte delle persone vuole un servizio così. Ma questi gesti, anche se isolati, danneggiano tutti”.
E tutti i torti non ce l’ha!

Non solo non esiste autodisciplina nei romani ma conferma anche la rassegnazione di essere visti come un popolo di ignoranti e di vandali.

In molti hanno replicato che un servizio di bike sharing nella Capitale non avrebbe avuto motivo di esserci, in quanto non esistono piste ciclabili e le strade di Roma non sono sicure, rendendolo così un servizio non fruibile.
Senza tener conto che gli spostamenti in bicicletta sono resi impossibili, perché Roma sorge su sette colli.

Anche questo ci deve far aprire gli occhi su come la nostra cultura viene meno quando si tratta di cambiare.
Già! Perché non tutti sanno che il più alto di questi sette colli non arriva a oltre 60 metri di dislivello.

Ma fin quando anche i commercianti, nello specifico i negozianti di via Tuscolana, si impunteranno contro la costruzione della pista ciclabile, perché renderebbe difficile il parcheggio di troppi autoveicoli in doppia fila, allontanando la clientela dai negozi, noi non potremo che essere visti come gente bizzarra.

Roma ha la fortuna di avere un clima pressoché perfetto per quasi tutto l’anno, incoraggiandoci a lasciare l’auto a casa, potendo non solo aiutare la nostra salute ma anche quella dell’ambiente.

Continuiamo, dunque, con le segnalazioni ai vigili urbani sulle bici che vediamo in giro per la Capitale, in modo da poterle localizzare e toglierle da strada, nella speranza che questa operazione e questa inciviltà non ricadano nelle nostre tasche sotto forma di tassa municipale, a causa di troppi imbecilli che non hanno avuto l’educazione giusta per il rispetto di oggetti che sono di tutti e non dei singoli.

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