Nessuno stop ai lavori di demolizione della sopraelevata

Contrariamente a quanto comunicato dall'amm.ne capitolina, il TAR ha bloccato l'iter del progetto di riqualificazione del piazzale, non l'abbattimento
Il progetto del piazzale proposto dai cittadini

 

La scorsa settimana ci sono state una serie di dichiarazioni di esponenti dell’amministrazione capitolina che hanno fatto pensare che il TAR del Lazio avesse interrotto i lavori di abbattimento della Tangenziale est.

Cominciamo col dire che non c’è stato alcuno stop ai lavori, anche perché non è quello che il TAR ha stabilito. Così recita il decreto del TAR del Lazio N. 01968/2020:

Ritenuto che, a tali fini, la domanda cautelare […] va accolta, dovendosi disporre la sospensione della DD nr. 1994/2019 nei soli limiti di precludere l’approvazione del progetto esecutivo, sino alla definizione della domanda cautelare in sede collegiale e con piena salvezza del relativo esito;

 

La DD nr. 1994/2019 rappresenta la variante progettuale dell’amministrazione capitolina per la sistemazione del piazzale della stazione Tiburtina dopo l’abbattimento della tangenziale.

Non è quindi l’abbattimento della tangenziale che il TAR ha fermato, bensì l’iter del progetto di sistemazione del piazzale predisposto dall’amministrazione capitolina.

 

E perché il TAR avrebbe deciso la sospensione cautelare di quell’iter? Il motivo è molto semplice: esiste un progetto alternativo di sistemazione del piazzale della stazione, predisposto da un comitato cittadino e presentato in forma di delibera d’iniziativa popolare sottoscritta da 8000 cittadini.

Trattandosi di una forma di partecipazione dei cittadini prevista dallo statuto di Roma Capitale, entro sei mesi dalla presentazione tale delibera deve essere discussa in Assemblea Capitolina, dove può essere approvata o respinta (non c’è la possibilità di emendarla).

Ebbene questo passaggio in Assemblea Capitolina non c’è stato, per cui è comprensibile che il TAR voglia proteggere il diritto dei cittadini a veder prese in considerazione proposte alternative, presentate nelle dovute forme, bloccando l’iter del progetto di sistemazione predisposto dall’amministrazione.

 

Il pronunciamento del TAR del 30 marzo, avvenuto tramite decreto monocratico in quanto le udienze sono sospese per l’emergenza COVID19, ha intanto accolto la sospensiva richiesta dal comitato (lo ribadiamo, sospensiva dell’iter del progetto, non dei lavori di abbattimento della tangenziale che invece proseguono) e fissato la data dell’8 aprile per la trattazione collegiale della controversia.

 

Vediamo ora come alcuni esponenti dell’amministrazione hanno dato la notizia della sospensiva del TAR.

Ha iniziato l’assessore Meleo il 30 marzo con il seguente post:

Il progetto di demolizione del tratto sopraelevato dalla Tangenziale Est e di riqualificazione di parte del Piazzale Ovest è andato avanti nei mesi scorsi con la prima fase dei lavori che si è di fatto completata con il totale abbattimento di un tratto di Tangenziale di 500 metri.

Il progetto prevede anche la riqualificazione di una parte del piazzale antistante l’ingresso principale della Stazione Tiburtina. Un progetto pensato per garantire a tutti i cittadini più spazi pedonali, accessibilità e 43 nuove alberature.

Il ricorso presentato da un singolo comitato di cittadini tenta di vanificare questo importante lavoro.

[…]

 

Il giorno successivo ne ha scritto il presidente Stefàno, parlando esplicitamente di “sospensione del cantiere”. Di seguito un estratto dal suo post:

La sospensione, decisa dal Tar, del cantiere per l’abbattimento della Tangenziale est non è una vittoria, ma una sconfitta per tutta Roma

[…]

Il solo pensare che opere fondamentali come questa rischino lo stop sempre con le stesse motivazioni pretestuose, più volte smontate proprio nelle sedute di Commissione, nelle quali risultavano presenti gli stessi firmatari del ricorso, fa davvero male e capisco la rabbia della stragrande maggioranza dei romani che, ora, dovranno ancora pazientare per vedere l’inizio dei lavori per il nuovo piazzale.

Vorrei fosse però ben chiara una cosa: il cuore dell’istanza cautelare dei ricorrenti si fonderebbe sulla mancata valutazione della proposta alternativa di modifica del piazzale ovest da parte del Comitato, ma questo è un progetto già appaltato e lo si è modificato per migliorare quanto più possibile la versione precedente, in ossequio alle norme del codice degli appalti, attraverso un necessario passaggio tecnico effettuato in una Conferenza dei Servizi.

 

Infine ne ha scritto l’assessore Montuori, che così descrive il progetto da loro predisposto:

“[…]

Questo abbiamo fatto aumentando, nei limiti del possibile, le aree verdi, le alberature e le aree pedonali per favorire l’uscita dalla stazione non su un groviglio di strade carrabili, corsie taxi, preferenziali per bus e rotatorie ma su una grande piazza pedonale, perché siamo convinti che non attenersi alle regole degli appalti pubblici e proporre una riqualificazione più ampia ed estesa a tutta l’area, in variante al piano, senza coperture economiche, avrebbe significato bloccare un progetto che invece già nella fase attuale con il completamento della demolizione della tangenziale dimostra l’importanza e il respiro che è in grado di dare all’area.

È quindi nostro interesse che non si blocchino i lavori, che non ci siano ripensamenti ma che si vada avanti. Per questo stiamo preparando le memorie difensive da presentare nel ricorso.

Certo desta una certa preoccupazione e anche un po’ di stupore che un piccolo gruppo di cittadini stia osteggiando un progetto i cui effetti positivi sono evidenti già oggi nell’area.

 

Ancora una volta dobbiamo dispiacerci nel vedere come un’amministrazione che a parole si professa paladina della partecipazione dei cittadini, nei fatti tale partecipazione la boicotti in maniera subdola e anche un po’ vigliacca.

 

Quando l’assessore Meleo afferma “Il ricorso presentato da un singolo comitato di cittadini tenta di vanificare questo importante lavoro.” forse non sa che il “singolo comitato di cittadini” ha raccolto 8000 firme a sostegno del progetto presentato, oltre all’appoggio dei due municipi su cui insiste l’area di cantiere di cui uno a guida M5S? O forse lo sa ma per l’ennesima volta edulcora la realtà per ingannare tutti i cittadini?

 

Quando il presidente Stefàno cerca di spiegare perché il progetto del comitato non è stato preso in considerazione, lo sa che non era sufficiente smontarlo in commissione ma che era necessario fare il passaggio in Assemblea Capitolina. Perché quel passaggio non lo si è voluto fare? Perché non onorare il lavoro fatto dal comitato e soprattutto gli 8000 cittadini che hanno voluto appoggiare tale lavoro con la loro firma?

 

Infine come si permette l’assessore Montuori di sminuire con l’espressione “un piccolo gruppo di cittadini” il comitato, gli 8000 firmatari della delibera d’iniziativa popolare e i due consigli municipali che hanno appoggiato il progetto alternativo?

 

Il progetto presentato dal comitato è senz’altro più ambizioso e di maggior valore urbanistico rispetto a quello predisposto dall’amministrazione. Non possiamo escludere che le motivazioni portate dal presidente Stefàno e dall’assessore Montuori siano fondate, ma allora si accetti il confronto pubblico in Assemblea Capitolina e si bocci formalmente la proposta del comitato.

Quello che non è accettabile è che l’amministrazione si arroghi l’arbitrio di andare avanti per la sua strada ignorando i contributi dei cittadini presentati nelle forme previste dalla statuto di Roma Capitale.

 

Ed è doppiamente odioso che per far valere il diritto alla partecipazione i cittadini debbano adire al Tribunale Amministrativo, accollandosi spese non trascurabili, proprio con un’amministrazione il cui sindaco continua a sbandierare “Trasparenza e partecipazione sono la nostra stella polare”.

 

 

Nei fatti quella attuale si è rivelata la più opaca e verticistica amministrazione che si ricordi a Roma. E questa storia lo testimonia una volta di più.

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