Nasce Bookdealer, per comprare un libro on line saltando le multinazionali

Un nuovo approccio di acquisto che favorisce le piccole librerie indipendenti. Ma restano i problemi di costo e calo dei lettori

 

Da una settimana è nata in Italia la piattaforma di e-commerce Bookdealer, fondata da Leonardo Taiuti (Black Coffe) e dal libraio torinese Mattia Garavaglia. Un luogo di incontro virtuale in cui i lettori possono scegliere i libri da acquistare direttamente dal magazzino di una libreria indipendente che ha aderito all’iniziativa.

Stando alle dichiarazioni rilasciate dai fondatori, lo scopo di questo nuovo store è quello di permettere alle piccole librerie indipendenti di emergere nel panorama libraio, di aumentare le vendite e cercare nel loro piccolo di reggere alla crisi innescata dai grandi colossi, primo fra tutti Amazon.

Il sito non si limita soltanto ad un asettico catalogo di libri in commercio ma si pone l’obiettivo di far dialogare acquirente e venditore in una sorta di forum, su cui poter spaziare da recensioni a consigli, o a percorsi di letture. Il cliente avrà di fronte a sé due tipi di opzione per acquistare: scegliere direttamente il titolo e vedere la prima libreria disponibile, in questo modo sarà possibile selezionare anche le librerie del proprio quartiere, oppure percorrere il percorso inverso, cliccare sul libraio preferito ed entrare nel suo catalogo.

Come si può immaginare è un nuovo sistema di vendita, un meccanismo slow che non punta al concetto di smart commerce, pochi clic e pacco a casa, ma cerca di instaurare in rete lo stesso rapporto di fiducia e stima che nasce istintivamente nelle piccole botteghe di quartiere.

Bene, se da una parte in Italia non vi era ancora questo tipo di e-commerce, che fonda e coniuga il concetto di vendita online con quello di comunicazione tradizionale, dall’altra, il punto focale di Taiuti e Garavaglia, ovvero quello di ridare linfa alle librerie indipendenti in crisi, sfuma sull’endemico problema del settore librario, quello legato al prezzo di copertina.

Come ormai è stato sottolineato a più riprese, anche dagli addetti ai lavori, la crisi libraria in Italia è legata ad un insieme di fattori che ha innescato un effetto domino che non ha risparmiato neppure le grandi catene di distribuzione. A gennaio 2019 la chiusura di due punti Feltrinelli nella Capitale aveva scosso l’opinione pubblica che si interrogò su quali potevano essere le misure di contenimento di fronte alla moria delle librerie; solo a Roma infatti, in dieci anni, sono quasi 230 le librerie che hanno chiuso per sempre i battenti.

Il primo e più significativo elemento di crisi è il continuo calo di lettori, non dimentichiamo che, quasi il 33% dei laureati italiani in un anno non legge nessun libro, e un italiano su quattro ne legge in media uno. Il prezzo di copertina è da sempre visto come una barriera che divide l’oggetto dal suo possessore.

Vediamo, dunque, che seppur lodevole l’iniziativa di Bookdealer, ancora una volta viene eluso il problema di un taglio significativo sui prezzi di vendita. La strada sembra così in salita, perché il nuovo store non solo viene frenato dai costi di acquisto, ma deve nello stesso tempo combattere il concetto di acquisto online, legato alla visione di velocità, e traslare nella rete il rapporto di fiducia e quotidianità che si può creare con il proprio libraio.

Questo non deve però scoraggiare, se Carlo Petrini, dal 1988, è riuscito a portare nel mondo l’idea di slow-food, contro il dilagare del fast-food, nel campo librario tutto è ancora da sperimentare. Certo, lo Stato è un attore fondamentale in questa partita perché senza il suo sostegno nessuna nuova attività potrà contrastare il predominio indiscusso delle multinazionali.

In Italia, infatti, siamo ancora in attesa di una politica attenta ai bisogni delle piccole librerie, di un controllo dettagliato sui fatturati delle multinazionali e sulle tasse da far pagare, su una regolamentazione nel campo dell’editoria, soprattutto sui criteri di distribuzione che attanagliano le casse delle case editrici (costrette così ad aumentare i prezzi di vendita) ed esclude i librai indipendenti, e non da ultimo una politica di sussidi e di educazione che riavvicini le persone al libro e alla lettura.

Dunque, Bookdealer sembra prima di tutto una sfida lanciata a un settore che per riemergere necessita di una collettività attiva e attenta. Anche i librai romani potranno sperimentare questo nuovo approccio prima di rassegnarsi a chiudere la saracinesca.

La prossima volta che desideriamo acquistare un libro sforziamoci di cercare prima il nostro libraio, magari su Bookdealer, e se non ne abbiamo uno, proviamo a farci adottare.

 

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