A maggio avevamo dato voce agli organizzatori dell’evento estivo che tutti gli anni, da maggio a settembre, si tiene sulle banchine del Tevere. Essi avevano spiegato come il tutto si tenga nel rispetto delle norme e delle attività già in essere sul luogo, tant’è che, ad esempio, nessuna lamentela sarebbe mai giunta dall’ospedale Fatebenefratelli che affaccia proprio sulle banchine.

Confessiamo che a noi non è mai andato a genio che proprio sotto le finestre di un ospedale si tenga una manifestazione all’aperto che, per quanta attenzione si possa fare, necessariamente genera del rumore, non foss’altro che quello “antropico” delle centinaia di persone che si affollano nei luoghi. Riteniamo infatti che le banchine del Tevere sia sufficientemente ampie e lunghe da permettere di lasciare quelle attigue all’ospedale Fatebenefratelli libere da ogni attività, consentendo in quei tratti il solo transito delle persone.

 

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Al di là però della nostra sensibilità particolare, abbiamo voluto accertarci della liceità dell’attuale sistemazione, che vede stand e locali allestiti sia sul lato destro del Lungotevere (dal lato di Trastevere) in corrispondenza dell’isola Tiberina, sia sulle banchine dell’isola stessa, con da una parte locali di somministrazione e dall’altra una rassegna cinematografica.

Siamo stati un paio di sere sull’isola Tiberina e questo è l’allestimento lato Trastevere:

 

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Come si vede gli allestimenti arrivano fin sotto le finestre dell’ospedale, a lambire l’area di accesso al pronto soccorso.

Una delle sere in cui abbiamo visitato la struttura si è tenuta la semifinale Francia-Germania degli Europei di calcio ed uno dei locali aveva allestito uno schermo per vedere la partita, col risultato di avere un folto gruppo di francesi a supportare la propria squadra con continui coretti della marsigliese; non propriamente un’attività poco invasiva.

La seconda sera intorno alla mezzanotte abbiamo misurato il livello del rumore con una app dello smartphone ed abbiamo verificato che esso non scende mai sotto i 50 dB, con picchi oltre i 60 dB.

Per capire se tali livelli, ancorché misurati in maniera molto rudimentale, rientrino nei parametri stabiliti dalle norme, dobbiamo considerare la zonizzazione acustica del Comune di Roma. Questa nell’area intorno all’isola Tiberina prevede la classe 4 (65 dB diurni e 55 dB notturni) dal lato del Ghetto e la classe 3 (60 dB diurni e 50 dB notturni) dal lato Trastevere. Sull’isola stessa però, essendovi localizzato un “recettore sensibile di classe I” (ossia l’ospedale), la classe assegnata è la 1, che prevede 50 dB diurni e 40 dB notturni.

 

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Diciamo quindi che, sempre considerando l’approssimazione delle misurazioni effettuate, sembrerebbe che i limiti acustici non vengano affatto rispettati, potendo rilevare di notte qualcosa che non sarebbe consentito neanche di giorno.

La cosa peraltro non può stupire, giacché la necessità di far rispettare le norme in materia di inquinamento acustico non pare interessare nessuno, a partire dall’amministrazione comunale che ancora deve dotarsi di un regolamento acustico che cerchi di attuare la zonizzazione acustica, finora rimasta sulla carta.

Tornando quindi a quanto affermato dagli organizzatori dell’evento sulle banchine del Tevere, è credibile che loro non abbiano avuto particolari problemi, ma il motivo sta probabilmente nel fatto che non vi sono praticamente gli strumenti per far rispettare i limiti acustici così come previsti dalle norme vigenti. Altrimenti, ad esempio, avrebbero avuto un qualche esito le proteste che almeno dal 2009 alcune associazioni di residenti portano avanti per contestare l’invasività degli allestimenti sulle banchine.

Inoltre a noi risulta che anche i vertici ed il personale dell’ospedale non si capacitino di come non venga minimamente rispettata l’esigenza al riposo di chi si trovi in condizioni di sofferenza, ma evidentemente chi subisce di più i fastidi dell’inquinamento acustico, ossia i pazienti, non ha modo di far sentire in maniera efficace la propria voce.

È possibile che alla Regione Lazio, l’ente responsabile delle banchine del Tevere che rilascia le concessioni per il loro utilizzo, non si rendano conto della necessità di mantenere un’area di rispetto intorno all’ospedale evitandovi qualsiasi tipo di allestimento? Con tutto lo spazio a disposizione per allestire gli eventi estivi, dove sarebbe il problema di lasciarne qualche centinaio di metri liberi per evitare assembramenti di persone ed attività invasive acusticamente?

Peraltro i canoni delle concessioni che vengono pagati alla Regione Lazio sono talmente irrisori che praticamente il sacrificio economico sarebbe nullo (ben diverso il discorso per i concessionari che poi subaffittano gli spazi, ma di questo macroscopico scandalo parleremo prossimamente).

Riguardo invece il Comune di Roma, a lui spetterebbe il controllo dell’invasività acustica delle manifestazioni. Purtroppo la cosa è in capo ai vigili che da una parte non hanno a disposizione strumenti di misurazione (gli unici titolati a fare le misurazioni acustiche sono i tecnici dell’ARPA) e dall’altra hanno sempre dimostrato la sensibilità di un elefante quando si tratta di inquinamento acustico (si raccontano casi di vigili che assistevano ad uno spettacolo di bonghi giudicandoli non invasivi!?!). A nostro avviso sarebbe invece giunto il momento per il Comune di attrezzarsi per cercare di governare l’inquinamento acustico, mettendo in campo iniziative specifiche per eventi come quello delle banchine del Tevere in modo da poter controllare con sistematicità il rispetto dei limiti acustici.

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Una risposta

  1. Sono stata ricoverata di recente con stanza vista Tevere..un inferno..chiusa in camera perché a finestre aperte il rumore era insopportabile fino a notte fonda.. Se questo è rispetto verso i malati mi chiedo fino a che punto arriveremo..

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