Movida e tavolini dei locali: grande è la confusione a Roma

La Raggi sbandiera controlli a migliaia per contenere la movida ma la sua amministrazione sta facendo di tutto per mantenerla la movida a Roma, sempre affollata e negli stessi luoghi

Scrive Virginia Raggi sulla sua pagina facebook:

“Continuano i controlli della Polizia Locale nelle aree della movida. Tra ieri sera e questa mattina, pensate, sono stati effettuati più di 7mila controlli sull’effettivo rispetto delle regole studiate per evitare la diffusione del Coronavirus.

 

D’altronde parlare di movida in tempi di Coronavirus è senz’altro contraddittorio: come si possono infatti conciliare i grandi assembramenti e socializzazioni con la necessità di mantenere distanze minime dagli altri e di indossare le mascherine quanto più possibile?

Ha detto bene il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca qualche settimana fa, in risposta a chi gli chiedeva se la movida potesse riprendere con l’inizio della fase 2: “Ma tu sei scemo o sei buono?”.

 

Per evitare gli assembramenti eccessivi delle persone e la tendenza dei locali ad assecondare le tante richieste, allentando un po’ i controlli, ci sarebbe bisogno di un’azione dell’amministrazione volta a scoraggiare le persone a concentrarsi sempre negli stessi luoghi offrendo magari alternative in spazi sufficientemente ampi da consentire la socialità nel rispetto delle norme di tutela.

Da mesi invece tutta l’amministrazione capitolina si sta lambiccando il cervello per consentire a bar e ristoranti di ampliare i propri spazi all’esterno in modo da mantenere per quanto possibile lo stesso numero di clienti.

Il tentativo di sopperire con spazio ulteriore all’esterno alla perdita di tavoli a causa del distanziamento da una parte si sta rivelando infruttuoso, a causa della mancanza di spazio fisico in gran parte del centro storico e di norme sovraordinate, dall’altra rischia di essere la causa di pericolosi assembramenti per i ridotti spazi pubblici.

 

Venerdì scorso c’è stata una nuova seduta della commissione commercio in cui per l’ennesima volta si è discusso di come poter consentire in tempi rapidissimi gli ampliamenti delle OSP. Da sottolineare che ormai da molte settimane questa commissione non si occupa d’altro, come se i locali di somministrazione, soprattutto del centro storico, rappresentassero tutto il commercio romano.

In quella seduta si sono di nuovo sentite le voci di esponenti della maggioranza e dell’opposizione tutti concordi nel trovare il modo di concedere più spazio all’esterno senza però che qualcuno facesse presente il rischio di accalcare ancora le persone in spazi esterni ridotti.

Ancora una volta vi è stata un’unica voce discorde, quella del consigliere PD Orlando Corsetti, il quale ha presentato una sua proposta di delibera mutuandola da quella in vigore a Milano, dove ad esempio la necessità di garantire spazi di sicurezza per tutti, avventori ma anche semplici passanti, è ribadita chiaramente e dove gli ampliamenti o le nuove concessioni sono valutati preventivamente dagli uffici del Comune, evitando che chiunque si arroghi il diritto di mettere arredi sul suolo pubblico solo a fronte della presentazione di una domanda che nessuno ha vagliato.

 

Tra le posizioni espresse nella commissione spicca quella del presidente Coia che agli esercenti è pronto a concedere di tutto senza limitarsi al prevedibile periodo dell’emergenza, stabilito nei provvedimenti governativi al 31 ottobre di quest’anno; Coia vorrebbe infatti concedere gli ampliamenti fino a tutto il 2021, assecondando le richieste di molti esercenti che evidentemente vogliono approfittare dell’emergenza per guadagnare spazi ulteriori da sfruttare per molto tempo. Vi è poi la posizione del PD, anch’esso orientato a concedere spazi ulteriori senza stare tanto a verificare le conseguenze sui possibili nuovi rischi di contagio (basta dire che la proposta di delibera presentata dal PD chiede di sospendere le norme di sicurezza per il rilascio delle OSP), ma almeno limitandola alla fine del 2020.

L’accordo raggiunto in commissione prevede che in una riunione dei capigruppo venga individuato un testo base tra quelli già presentati da tutte le forze politiche, per modificare la normativa in materia di OSP

Di certo c’è che la delibera di giunta approvata la scorsa settimana, quella che ha consentito a qualcuno di installare nuovi arredi contestualmente alla presentazione della domanda di ampliamento, ha in gran parte deluso gli esercenti in quanto sono state confermate le normative restrittive già vigenti.

Ora con la nuova proposta di delibera, da discutere ed approvare in Assemblea Capitolina, si potranno fare modifiche più corpose che forse potranno concedere più spazi al commercio. Rimangono però le tante norme di tutela che risultano sovraordinate e non modificabili con provvedimenti di carattere regionale.

 

Una cosa certa è l’approssimazione dimostrata ancora una volta dagli esponenti dell’amministrazione, chiaramente incapaci di proporre modifiche normative che vadano nella direzione decisa. Vi è stato infatti, ad esempio, l’assessore al commercio del Municipio I che durante la seduta ha chiesto il significato di una delle nuove norme previste dalla delibera di giunta, ossia la soppressione dei Piani di Massima Occupabilità (PMO) e la risposta del presidente Coia è stata che si sarebbero interpellati gli uffici per dare una risposta, segno che anche lui continua a maneggiare la materia da perfetto ignorante seppur con la pretesa di poterla gestire con efficacia.

 

Chi scrive continua ad essere dell’idea che l’unica soluzione alla ripresa della vita notturna a Roma sia la ricerca di nuovi luoghi dove far riunire le persone potendo rispettare le misure di sicurezza. Perché ad esempio non istituire nuovi luoghi di aggregazione all’ex-mattatoio o agli ex-mercati generali dando lì qualche concessione temporanea a quei locali che non hanno la possibilità di ampliarsi all’esterno nella loro sede attuale?

Siamo sicuri ce ne sarebbero moltissimi di luoghi del genere dove dirigere le persone ad incontrarsi in sicurezza ma volendo l’amministrazione tutelare solo i soliti pochi fortunati della somministrazione in centro storico, a nessuno è venuto in mente di trovare una soluzione migliore guardando  alle reali possibilità della città di Roma.

 

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