L’infinita vergogna del TPL inaccessibile per i disabili, a Genova come a Roma

La drammatica protesta di Dario Dongo potrebbe essere replicata facilmente a Roma. Il distratto sindaco Gualtieri ben farebbe ad assegnare a qualcuno il compito di restituire ai disabili il diritto alla mobilità

Solo qualche giorno fa abbiamo ricordato la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, il 3 dicembre, e di come neanche nel giorno dedicato al tema l’amministrazione capitolina abbia dato segnali di attenzione.

Sappiamo che c’è chi reputa queste giornate inutili, aspettandosi che l’attenzione ai temi della disabilità vi sia tutti i giorni dell’anno, non solo quello dedicato.

 

 

Posizione anche condivisibile, ma se neanche nel giorno dedicato l’amministrazione spende un minimo di tempo per i diritti dei disabili, come ci si può aspettare che se ne occupi minimamente tutti gli altri giorni?

 

Oggi vogliamo riparlare di disabilità a Roma per qualcosa che è accaduto qualche giorno fa a Genova.

L’avvocato Dario Dongo, conosciuto per alcune disavventure che lo hanno visto protagonista sui mezzi pubblici romani, ha messo in atto una plateale protesta a Genova allorché si è reso conto che la pedana del bus su cui era salito non funzionava per la discesa: avvicinatosi alla porta di uscita con la sua carrozzina il Dongo ha provato a scendere da sé, rovinando però a terra.

 

(Cliccare sull’immagine per vedere il video completo)

 

 

Non si è trattato di un incidente casuale, bensì la cosa è stata voluta per denunciare anni di esposti sulle mancanze del servizio pubblico genovese nei confronti dei diritti dei disabili. Genova è infatti la città natale di Dongo.

In un articolo di Genova24 si possono leggere le motivazioni che hanno portato l’avvocato Dongo ad un gesto tanto drammatico.

Ecco come scende un disabile dagli autobus di Genova, letteralmente si attacca al tram“.

Proprio ieri ne parlavamo durante un incontro organizzato presso l’Università di Genova in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità di venerdì 3 dicembre. Riceviamo solo promesse, ma poi nessuno ne parla e nel concreto nessun fa nulla nonostante le leggi ci siano”.

Queste alcune delle dichiarazioni di Dario Dongo.

 

Il fatto è accaduto a Genova, ma condizioni simili, se non peggiori, per i disabili sono presenti a Roma. Basti pensare a tutte le fermate delle metropolitane sprovviste di impianti di traslazioni o con impianti fermi. Oppure basta far caso agli innumerevoli percorsi pedonali privi di scivoli o ostruiti da veicoli in sosta.

 

Insomma, proteste come quella inscenata da Dario Dongo a Genova potrebbero essere replicate senza problemi a Roma, purtroppo. Diremmo anzi che esse andrebbero fatte anche a Roma, perché è profondamente ingiusto costringere ogni giorno migliaia di persone con disabilità varie a subire una violenza privata, visto che i disservizi legati alla mobilità causano un impedimento fisico all’esercizio dei propri diritti fondamentali.

Nel luglio del 2018 riprendemmo la storia di Paola, una persona sulla sedia a rotelle che per un percorso in metropolitana di dieci minuti, in condizioni normali, impiegò quattro ore a causa dell’indisponibilità degli impianti di traslazione in più fermate. A seguito di quell’episodio l’allora Disability Manager capitolino incontrò i vertici Atac e così commentò l’incontro:

 

Cronache di una #rivoluzione

Il cambio di passo, il rompere lo status quo, il vedere la luce in fondo al tunnel, iniziare a programmare ed intervenire. Queste le “accezioni” della nostra #rivoluzione. È queste le parole d’ordine che sono state portate al tavolo di lavoro che vedete qui riunito.

Si tratta dei vertici di #atac – a partire dal Presidente ed AD Paolo Simioni che si è messo completamente a dispozione – con il quale abbiamo iniziato a parlare di #rivoluzione. Quello della mobilità delle persone con disabilità è un tema che su Roma “soffre” da decenni: autubus inaccessibili, fermate della Metropolitana da scalare in cordata, disagi continui.

Senza bacchetta magica, ma con tanto #coRAGGIo, oggi si sono iniziate a porre le basi per un cambiamento epocale. Già tra due settimane ci sarà il prossimo incontro in cui si farà sintesi degli interventi proposti da attuare a brevissimo termine e quelli più di programmazione sull’accessibilità alla mobilità. Sicuramenre sarà puntuale la cronaca di questa #rivoluzione.

 

Passati oltre tre anni non c’è stato, ovviamente e purtroppo, alcun “cambiamento epocale“. La situazione è rimasta la stessa e molto probabilmente se non si ha notizia di nuove disavventure simili a quella che vide protagonista Paola è solo perché la gran parte delle persone con disabilità limitano al massimo gli spostamenti a Roma, ben conoscendo l’altissimo rischio di finire incastrati su qualche marciapiede o sequestrati in una metropolitana.

 

Il sindaco Gualtieri non può ovviamente essere considerato responsabile delle disastrose condizioni in cui sono costretti a muoversi i disabili a Roma, ma già ora gli si può imputare una troppo scarsa considerazione di questo grave problema.

Nelle sue linee programmatiche, approvate a metà novembre dall’Assemblea Capitolina, il tema della disabilità è stato trattato solo incidentalmente e non risulta che qualcuno, assessore o delegato specifico, sia stato incaricato di seguire la materia a tempo pieno.

In queste condizioni le cose non possono certo migliorare e ciò è semplicemente inammissibile.

Non vorremmo davvero assistere anche a Roma ad un’iniziativa simile a quella attuata dall’avvocato Dongo nella sua Genova, perché non è solo umiliante per chi la mette in atto, pur riconoscendogli le giuste ragioni della denuncia, bensì anche per l’intera città di Roma, che vedrebbe squadernato in maniera tanto plateale un problema conosciuto da tutti da decenni.

 

Non perda altro tempo il sindaco Gualtieri e assegni a qualcuno il compito di occuparsi a tempo pieno dei diritti negati ai disabili a Roma. Non si potranno risolvere in fretta tutti i problemi, ma almeno qualcuno comincerà a lavorarci fin da subito.

Inoltre qualche eclatante cambiamento in brevissimo tempo lo si potrebbe ottenere, solo che si desse il compito ai vigili di liberare tutti gli scivoli e i passaggi pedonali dai veicoli in sosta vietata, per fare il primo esempio che ci viene in mente.

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