buche viale romanisti

 

Buche larghe e profonde come piccoli crateri, autobus in fiamme, doppie e terze file per le strade, rifiuti abbandonati per le vie, controlli praticamente assenti, uffici disorganizzati, corbellerie dichiarate a iosa, persone in difficoltà lasciate senza sostegno, edifici scolastici disastrati, e poi turismo in picchiata, investimenti rifiutati, progetti al palo.

L’elenco è quasi infinito e molti dei problemi sono endemici non certo causati dall’attuale amministrazione. Ma quello che colpisce oggi è il senso di abbandono, come se stessimo vivendo un incubo in una sorta di fantascientifico esperimento orwelliano. L’impressione è che nessuno abbia davvero voglia di impegnarsi per venirne fuori, né gli amministratori a cui manca una visione della città e che oscillano tra la paura di assumere decisioni e l’incapacità di guida di un territorio complesso, né i cittadini che aggiungono ora all’usuale disincanto una spiccata allergia alle regole e una rassegnazione infausta.

Tant’è, Roma crolla in tutte le classifiche di vivibilità, performances o attrattività e, soprattutto, sembra riemergere, a quasi 150 anni dalla sua riunificazione all’Italia, la questione romana: una Capitale non riconosciuta, avvertita come aliena, inconsapevole del suo ruolo naturalmente internazionale e storico, e, sopra ogni cosa, senza energie per reagire, che si crogiola nell’inadeguatezza di quelle che una volta si sarebbero chiamate “classi dirigenti”.

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A poco più di 200 giorni dall’insediamento della giunta Raggi, il panorama che si osserva a Roma è quantomeno sconfortante. Pur non volendosi iscrivere nel club di coloro che si stupiscono dell’assenza di miracoli, un giudizio sulla Sindaca, a questo punto, non può che essere impietoso.

Il massimo dell’attività e dei provvedimenti ha riguardato nomine, paradossale per un partito che della contestazione alle “poltrone” aveva fatto un vessillo. Un turbinio persino difficile da seguire: assessori annunciati, nominati o dimessi (da Minenna a De Dominicis, da Lo Cicero a Muraro), figure chiave rimaste vacanti per mesi (capo di gabinetto, segretario generale e ragioniere generale), aziende decotte, ma ancora strategiche, abbandonate a se stesse (ATAC e AMA su tutte).

Dichiarazioni roboanti da “anno zero” tentano poi di spacciare una realtà virtuale: il Vice Sindaco che, incapace di pubblicare un bando minimamente dignitoso per il tradizionale concerto dell’ultimo dell’anno, tenta di far passare un insieme appena decente di piccoli eventi come una rivoluzione copernicana dello spettacolo all’aperto in città; la Sindaca che si picca della mancata copertura mediatica dell’approvazione di un bilancio, a suo dire, licenziato in tempo di record come non mai, dimentica o fa finta di dimenticare che (solo per rimanere ai tanto vituperati anni del “modello Roma”) Rutelli e Veltroni nei “loro” 13 bilanci ne approvarono ben 8 nell’anno precedente, 2 comunque prima di quanto abbia fatto questa maggioranza e i restanti 3 pochi giorni dopo…

E poi l’ironia potrebbe tracimare – oltre le scie chimiche – di fronte all’interminabile elenco di disavventure propinate: riunioni segrete, dossier incrociati per screditare questo o quello, contratti e penali preelettorali, rapporti ambigui nella scelta dei collaboratori, arresti, polizze assicurative all’insaputa dei beneficiari, direttòri, minidirettòri e deputati badanti nel governo cittadino più opaco di sempre.

Anche a non voler mettere in fila gli svarioni, gli errori, le gaffes, le follie, le sciocchezze e compagnia cantando di un’accozzaglia presuntuosa e incapace, come se ne erano raramente viste in Campidoglio, tra non-Partito, non-Statuto, non-Politica rimane lo sgomento del non-governo pentastellato.

L’accusa mossa nei confronti di giornalisti o commentatori di concentrarsi sul gossip o sulle questioni interne al Movimento sono grottesche di fronte allo zero praticamente assoluto di cose fatte.

E l’elenco dei presunti “43 successi” di questi primi mesi – stilata da Grillo sul “sacro blog” – sfiora il ridicolo con provvedimenti derivanti dalle precedenti amministrazioni, stanziamenti che sarebbe meglio neanche pronunciare e proposte indegne di una Capitale.

Non uno scatto di reni, non un progetto, non un’idea in un afrore di propaganda alla vaccinara e di follia psichiatrica.

Roma appare precipitata in un gorgo senza fondo dove rancori e rabbie represse trovano terreno fertile a scatenarsi in una rissa continua, dove un minimo di razionalità appare un’aspirazione impossibile, dove sta saltando mano a mano qualsiasi regola della civile convivenza. E dove quelle poche manifestazioni di rinascita che covano sotto le ceneri sembrano destinate a essere soffocate.

Quanto potrà resistere ancora così la Città Eterna?

 

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2 risposte

  1. Scusate. E’ tutto vero e condivisibile quello che dite sul governo Raggi ma manca una considerazione fondamentale. L’indicibile abbandono e degrado in cui versa la città è in grandissima parte ascrivibile all’amministrazione degli affari ordinari (leggasi: dipendenti pubblici, sopratutto i dirigenti) che non lavorano o, in gran parte, non sanno lavorare, causa carenza di organizzazione e/o senso civico. Purtroppo con una zavorra di decine di migliaia di persone sostanzialmente incapaci (sia ben chiaro: non necessariamente per loro volontà o demerito) non c’è Grillo o Di Pietro che tenga….bisogna aspettare il ricambio generazionale, nella speranze che i nuovi assunti siano più motivati. Ma non è affatto detto che sarà così, anzi.

    1. Osservazione corretta, ma allora la domanda è: perché non si è cercato di fare leva sulla questione del salario accessorio per ottenere un migliore coinvolgimento dei dipendenti comunali?
      Invece la Raggi ha pensato di concedergli tutto il possibile preoccupandosi solo di sbandierare l’obiettivo raggiunto.
      Ma d’altronde quando uno è incapace non è neanche colpa sua.

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