Oggi parliamo dello strano caso della ciclabile “transitoria” di viale Jonio . “E’ parte di quel piano da 150 chilometri di ciclabli [semplificate e non temporanee] varato dal Campidoglio in tempo di lockdown”, cit. Roma Today da cui prendiamo la mappa qui sotto. Leggendo l’articolo veniamo a conoscenza di dubbi e critiche sollevate dall’allora presidente Caudo: “Non ci soddisfa perché così come sarà realizzata – in fretta e senza le necessarie attenzioni – rischia di innescare troppe problematiche…Non mancheranno gli inconvenienti ma ormai la decisione è presa“. Questo il link al testo integrale.

Insomma una ciclabile sul modello di quella discussa per Lungotevere Testaccio (e per altre parti di Roma). Le cosiddette bike lane “promiscue” ricavate sulla carreggiata accanto alle fasce di parcheggio con rischi legati all’apertura improvvisa degli sportelli delle auto e alla mancanza di separazione fisica dalle carreggiate: le “bike lane” segnalate solo con strisce bianche non proteggono efficacemente i ciclisti.


Detto e ribadito che siamo favorevoli all’introduzione o al mantenimento delle ciclabili a patto che siano ben fatte e accompagnate da misure di mitigazione del traffico, la ciclabile fast di viale Jonio ci sembra fatta davvero male.


Come cittadini, cronisti non esperti ma favorevoli alla mobilità ciclabile, avevamo raccontato quanto segue in un post su Facebook:
Il punto è un altro: la fila di auto che separa la bike lane dalla carreggiata OSTACOLA LA VISUALE DI CHI STA ATTRAVERSANDO (PEDONI). E NON CONSENTE AGLI AUTOBUS DI ACCOSTARE ALLE FERMATE.
Sono passato personalmente per verificare la situazione. Pressoché immutata con l’aggravante che hanno smontato i ponteggi montati sul terrazzo (dello stabile in stile barocchetto) ma la fermata Jonio-Monte Fascia, ora riverniciata di grigio, codice N° 73875, non è ancora stata ripristinata con notevoli disagi e rischi per i passeggeri e per i ciclisti.


Contatteremo il municipio IV per avere delucidazioni in merito. Intanto la situazione è questa con i passeggeri costretti ad attendere il mezzo in spazi ristretti o direttamente sulla carreggiata. L’aspetto più assurdo dell’intera vicenda è la mancata chiarezza sul ripristino della fermata che genera disagi e incertezza. La rimozione delle impalcature permetterebbe la riattivazione della vecchia fermata se non fosse che la palina è rimasta sospesa e gli autisti proseguono senza fermarsi accostando più avanti, a una ventina di metri di distanza dov’è presente il segnale temporaneo. L’indecisione degli autisti su dove fermarsi genera situazioni “kafkiane” e scene tragicomiche. Dal passeggero che attende alla vecchia fermata ma viene ignorato (vedendosi costretto a rincorrere il mezzo) al conducente che si attiene alla vecchia palina (non rimossa dall’azienda) ma ignora la (corretta?) fermata provvisoria, lasciando a terra i viaggiatori che da lontano osservano il bus che si ferma 20 metri prima. La mancata comunicazione dell’eventuale ripristino della fermata agli autisti che non hanno ricevuto aggiornamenti ufficiali (?) lasciando gli utenti disorientati. Un caos da risolvere al più presto!




E coloro i quali scendono dal bus si trovano a dover attraversare direttamente la pista ciclabile, con scarsa visibilità reciproca tra pedoni, ciclisti e automobili, aumentando il rischio di incidenti.


Chiediamo a chi ne sa di più: ma è una cosa normale, una prassi consolidata, fuori da Roma e nel resto d’Europa/del mondo?



