La Cappa: l’ultima opera di Marcello Veneziani

Se vi sentite oppressi dal presente, questo è il libro che fa per voi. Un'analisi coraggiosa e controcorrente sul fallimento della società politicamente corretta e sulla necessità di seminare il dissenso

Oggi vi segnaliamo la lettura di un saggio molto particolare e allo stesso tempo importante, “La Cappa. Per una critica del presente” (Marsilio editore) di Marcello Veneziani.

Un libro coraggioso che viene pubblicato forse in uno dei momenti storici più duri della nostra contemporaneità. Una fase in cui l’uomo, gradualmente, sta perdendo la percezione della realtà e del mondo per vivere in una sfera sospesa in cui tutto viene controllato e regolato da un sistema politico-economico-tecnologico che punta all’alienazione di noi stessi per attuare un nuovo assetto mondiale.
Questo sistema di governo viene definito da Veneziani “la Cappa”, ovvero una coltre di cui non si percepisce l’aspetto e la consistenza ma che impera sulle nostre vite. Un processo di controllo culturale e politico che ha raggiunto l’apice della sua manifestazione con la diffusione del Covid e la conseguente politica di tutela della salute.

 

È un assetto neutro ma imperante, e il potere si chiama governance; è una cupola, priva di un vertice. Dominio acefalo. Il suo brodo di coltura si chiama mainstream”.

 

L’autore cerca di spiegare, attraverso un’analisi filosofica, sociale e anche antropologica, quello che sta avvenendo nel nostro paese, e non solo, da ormai più di trent’anni.

I temi trattati sono i più importanti, e influenzano il dibattito politico tutti i giorni: la natura, la guerra civile della parità dei sessi, la salute pubblica e molto altro ancora.

 

La Cappa non è altro che un sistema che influenza pesantemente le nostre vite a causa di un’informazione pilotata e manipolata fino al più piccolo degli ingranaggi per far sì che ogni cittadino si senta protetto da questo sistema, e nello stesso tempo fuori luogo se provasse a metterne in dubbio il funzionamento.

 

In questo sistema non vi è in realtà alcun tipo di dibattito o confronto, se non una guerra di posizioni. Quando parliamo di ambiente siamo davvero sicuri che stiamo facendo il bene della natura? È davvero immaginabile che la guerra totale per la salvaguardia dell’ambiente debba essere scatenata da una ragazza e non da scienziati che cercano di diffondere quelle teorie da più di quarant’anni? Quando parliamo di parità dei sessi, di cosa stiamo davvero parlando? Che cos’è oggi il femminismo?

 

Piccole leggi, decreti, qualche manifestazione, talk show in cui politici e giornalisti si indignano, giornali che riportano bollettini e comunicati stampa, senza nessun approfondimento. Tutte noccioline buttate dall’alto e ingerite senza riflessione. Ecco come si muove la Cappa che asfissia silenziosamente i cittadini.

Un sistema che si riproduce in un processo automatico, viene trasmesso come da una catena. E per farlo ha bisogno di portatori sani in cui incubare. Entra nei corpi con un vaccino potentissimo “Il politicamente corretto”, un modus vivendi che ha anestetizzato qualsiasi tipo di dibattito, il grande bottone che ogni qual volta lo si preme impedisce di portare a termine un confronto costruttivo basato sulla critica e sul dubbio. Gli intellettuali, nel nome di questo codice comunicativo, si sono suicidati auto censurandosi, i filosofi sono scomparsi, i giornalisti diventano opinionisti del pettegolezzo. La Cappa ringrazia tutti i suoi seguaci, con promozioni, premi e specchietti per le allodole. Così è nata una nuova scala dei valori, chi si allinea vince: alcuni blogger diventano firme di punta, influencer diventano giornalisti, medici assurgono a ruolo di politici, dirigenti di azienda progettano gli scenari futuri e le multinazionali dettano l’agenda quotidiana. Chi non si allinea invece è destinato a scomparire, perché il politicamente corretto agisce con un meccanismo grezzo che svilisce il dibattito, ovvero la derisione dell’interlocutore, abbiamo abolito la gogna della pubblica piazza ma viene permesso di ridicolizzare le persone a tutti i livelli.

 

Se hai dei dubbi sull’approccio alla crisi climatica sei un pazzo, se immagini una diversa politica di accoglienza sei xenofobo, se provi a discutere sui diritti omosessuali sei omofobo, e via dicendo con tutti gli aggettivi estremisti che il politicamente corretto va etichettando: fascista, comunista, nazista, leone da tastiera. Per non parlare della storia, quel grande monolite divino a cui nessuno si può avvicinare con dubbi e incertezze, pena la patente del revisionista, peggio di quella dello iettatore scritta in una novella di Pirandello.

Ma dunque qual è lo scopo della Cappa? Veneziani si guarda bene dal porgere la mano ai complottisti, mettendo subito in chiaro che non vi è assolutamente nessun grande sistema mondiale da film di fantascienza. I vaccini sono necessari così come lo è stato il primo lockdown, ma nessuno può mettere in dubbio, o almeno lo fa Veneziani, che il Covid ha aperto la strada a un pesantissimo governo di controllo, trasformando la democrazia in bio politica. Politici sostituiti da tecnici, affiancati da virologi e generali. Non è assolutamente un complotto ma una dittatura dolce, lontana dai manganelli, dalle deportazioni e carcerazioni. Un modo per reprimere ogni tipo di pulsione alla rivolta, anche quella civile fatta di buon senso.

Ma il punto più interessante del libro è l’individuazione dei complici di cui la Cappa si serve per attuare i suoi intenti: l’informazione per autocelebrarsi e mostrarsi vittoriosa e, un’arma potentissima di distrazione di massa, i social network.

Due correi: uno diffonde i bollettini informativi della Cappa, l’altro controlla la vita dei cittadini, minuto dopo minuto, dirottando l’attenzione sullo svago e il passa tempo.

 

La vita viene ormai scansionata dalle interazioni social, dai commenti, tweet, post. L’algoritmo in base alle nostre preferenze di ricerca ci mostra cosa guardare, sceglie per noi milioni di contenuti multimediali e li mette alla nostra portata per catturare l’attenzione, per sviare i veri interessi, per camuffare la realtà sotto la filosofia del positivismo. La tecnologia ci permette di intraprendere una vita trascendente: viviamo nel cloud, possiamo fare a meno degli uffici, dei mezzi di trasporto, della socialità da bar, da piazza. Basta una scrivania in casa e una rete internet per essere iperconnessi e lavorare, otto ore al giorno che diventano 15, se poi ci aggiungiamo anche lo svago da social possiamo dire che viviamo 24 ore in rete, isolati dal mondo reale. Non esistono più teatri, mostre e cinema. Questo è il vero lockdown, la società coperta, che sta ammalando il mondo con disturbi psichiatrici. La solitudine volontaria, eremitica, può generare grandi manifestazioni artistiche, può stimolare la genialità delle persone, l’isolamento invece, imposto o camuffato genera soltanto depressione. Perdendo il contatto con la realtà e con la terra, possiamo accettare tutto, anche la passività verso la politica, perché non ne abbiamo più bisogno, non abbiamo bisogno di storia, di tradizioni, di cultura, tutto può essere fluido come la rete ed essere travasato da un vaso all’altro, da un sesso all’altro, da un referendum all’altro. La Cappa si compiace e viene applaudita dai suoi scherani.

 

Vi è una via di uscita? A quanto pare no, la via intrapresa è piana e la tecnologia è una forma di progresso che non si può ostacolare, e in questa sua avanzata trionfale la Cappa troverà sempre terreno fertile per auto rigenerarsi. Bisogna dunque saper convivere con questa coltre, cercando gli anticorpi giusti per squarciare la nebbia e far passare spiragli di luce. Essere critici, autocritici, accettare le posizioni dell’altro, rigettare il politicamente corretto, confrontarsi ma soprattutto riuscire a far tornare nelle nostre vite una vera dimensione di trascendenza, che non vuol dire vivere nel cloud, ma vivere una dimensione più spirituale.
Veneziani indica una strada, senza pretese di creare seguaci, ma solo nella speranza di contaminare il dibattito: riscoprire una sfera divina che ci possa permettere di tornare ad essere persone pensanti, curiose del mondo, dell’ignoto, persone che tornano a vivere la quotidianità con la giusta tensione verso una vita destinata a finire. E poi, circondarsi di arte, natura, bellezza, riscoprire le proprie tradizioni e metterle al riparo dall’avanzata della Cappa.

 

Il tutto è iniziato quando abbiamo smesso di guardare il cielo, di porci delle domande di fronte il suo essere infinito. Quando abbiamo sostituito la vera luce con uno schermo retroilluminato, abdicando la nostra identità ad un “selfie permanente”, annegando in un “narcisismo patologico di massa”.

Insomma, all’alba di un’era che muterà secondo dopo secondo, per sopravvivere alla Cappa, dovremmo smetterla di essere, in parte, figli dell’algoritmo e dell’isolamento e tornare ad essere, senza paura, figli delle stelle.

 

 

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