mercato

 

In tema di commercio su aree pubbliche, la scelta della maggioranza pentastellata in Campidoglio appare chiara: salvare le indecenti bancarelle che spesso abusivamente occupano le strade romane e costringere al fallimento i mercati rionali della città. Difficile trovare una descrizione differente per quel poco (e francamente deleterio) che sta portando avanti la giunta Raggi e i suoi consiglieri.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 tre delibere comunali hanno stabilito che nei mercati in sede propria (coperti e plateatici) possono costituirsi associazioni o cooperative tra gli operatori, chiamate AGS (Associazione gestione servizi), per aiutare e, in alcuni casi, sostituirsi all’Amministrazione per la cura e la pulizia degli spazi comuni e la manutenzione ordinaria delle strutture. A fronte di questi impegni – sanciti in specifiche convenzioni che AGS e Comune hanno nel tempo sottoscritto – è stato riconosciuto ai mercatari un abbattimento dell’80 o del 90% della tariffa che pagano a Roma Capitale. Si è affermato così il principio della sussidiarietà per cui gli stessi operatori si occupano delle incombenze quotidiane e che più da vicino interessano la loro attività, mentre al Comune rimane affidato il compito degli interventi più gravosi su immobili che, comunque, restano pubblici, oltre il controllo sul rispetto degli accordi sottoscritti e del corretto utilizzo delle somme riconosciute alle AGS. In questo modo 49 strutture, delle 69 che possono avvalersi di questa possibilità, si occupano da anni della apertura/chiusura dei cancelli, della custodia, della pulizia degli spazi comuni e dei bagni, della manutenzione ordinaria degli interi complessi, dell’assicurazione, delle piccole migliorie, delle iniziative di promozione e di accordi con soggetti esterni per comunicazione e pubblicità dei mercati.

I risultati sono stati per lo più positivi, e spesso sono stati gli unici interventi nei mercati a fronte di un’Amministrazione in perenne carenza di risorse economiche per la manutenzione straordinaria da effettuare. Le AGS si sono così caricate il peso della gestione riuscendo a garantire, almeno per gran parte, accessibilità e fruibilità dei mercati.

Nell’ultima sessione di bilancio, però, è stato presentato e approvato un emendamento che riduce al 50% l’abbattimento, basando la modifica su apodittiche affermazioni di criticità presenti nei mercati e rimandando a un ipotetico programma futuro di interventi comunali. Fino a giungere, nella commissione commercio del 10 febbraio, al presidente Coia che non solo rivendica l’aumento degli oneri per le AGS ma irride addirittura la minaccia di ricorso al TAR promesso dagli operatori.

Al di là dell’illegittimità dell’iniziativa, sulla quale si esprimerà il tribunale qualora effettivamente fosse impugnata la delibera, occorre sottolineare l’ennesima iniziativa dannosa dell’attuale governo cittadino. Invece di concentrarsi su quale politica intraprendere per rilanciare e aiutare l’evoluzione verso modelli più attuali e attrattivi di mercati, con diversi esempi a portata di mano nel resto d’Europa da Londra a Madrid, si fa una scelta insensata e gratuitamente punitiva nei confronti degli operatori.

Se ci fossero mancanze o illeciti in specifici mercati ben potrebbero (e dovrebbero) gli Uffici sanzionare o revocare quelle convenzioni e riprendere in proprio la gestione. Ma fare di tutta l’erba un fascio è francamente ridicolo e fa compiere un balzo all’indietro all’intero settore. D’ora in avanti avremo risorse sempre più ridotte per le AGS nella gestione ordinaria e la quasi certa inazione dell’Amministrazione su tutto il resto. Un autentico capolavoro!

E’ un vero peccato, poiché oggi c’è una rinnovata attenzione a questa forma di distribuzione da parte di nuovi imprenditori (pensate a quanto sta cambiando il mercato Testaccio con alcuni recenti innesti) e da parte dei cittadini (significativo l’interesse e le proposte di associazioni quali Carteinregola e Difendiamoimercatirionali).

I mercati, difatti, rappresentano ancora un patrimonio diffuso e riconosciuto nella città, benché ci sia ancora molto da fare: ripensare gli orari di apertura (continuando sull’ampliamento avviato negli ultimi anni); prevedere l’inserimento di nuove attività oltre quelle tradizionali; responsabilizzare maggiormente le AGS affidando loro la gestione anche amministrativa delle presenze all’interno del mercato e di una più rapida assegnazione dei posteggi lasciati liberi tuttora regolata da bandi di durata “biblica”; riorganizzare la logistica per la distribuzione delle merci (il CAR da questo punto di vista potrebbe essere un utile strumento). E, infine, definire nuove modalità di finanziamento degli interventi per recuperare le strutture più usurate, partendo anche dal percorso avviato dalla delibera G. C. 344/2015 per la riqualificazione e la riprogettazione funzionale con la possibilità di interventi proprio delle AGS.

Insomma, un nutrito programma se solo si volesse metter mano davvero al loro rilancio, ma l’evanescente assessore e l’ineffabile presidente di commissione sanno di cosa parliamo? Hanno davvero a cuore il bene della città? Hanno mai pensato di avviare percorsi di partecipazione o almeno di ascolto oppure, come al solito, si accontentano al massimo delle bislacche proposte dei loro attivisti per lo più impreparati e arroganti?

Ma noi non demorderemo, modesti cronisti, magari, ma testardi e appassionati di Roma.

 

 

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