I nuovi schiavi (volontari)

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Il video mostra un piccolo esempio di commercio abusivo in centro storico. Il tipo ripreso passa ore in strada lanciando una palletta gommosa ed accompagnando il movimento con un suono della bocca (realizzato con una specie di fischietto interno), come se il rumore fosse generato dalla palletta stessa (chissà poi se i turisti si bevono una balla del genere).

Di persone così ce n’è tante nei luoghi più affollati del centro; quella nella foto era in via di Pietra, ma se ne vedono in via Condotti, piazza di Spagna, via delle Muratte. Non si è mai visto invece nessuno comprare queste pallette per cui viene da chiedersi se si tratti di vero commercio o se ci sia qualcos’altro dietro. Peraltro un’attività del genere, così ripetitiva ed alienante, rimanda a storie di schiavitù, anche se in questo caso è probabile che siano queste persone stesse ben disponibili a svolgerle pur di raccimolare qualche euro.

Oltre all’evidente degrado che un’immagine del genere rimanda, va considerata la sottrazione di una metrata di strada all’ingente transito pedonale di certi luoghi ma soprattutto il fastidio della nenia da fischietto che chi abita o opera nei dintorni deve subire per ore; non deve essere difficile infatti immaginare il piacere che deve provare la commessa del negozio accanto, costretta a lavorare con quella sorta di lamento ripetuto ogni 5-10 secondi, oppure uno che abita lì sopra (“un privilegiato” si dirà) magari costretto a letto da una malattia.

Di seguito un altro esempio: venditore di pallette a piazza di Spagna (con al fianco “collega” venditore di bastoncini da selfie). Da notare che Moncler pagherà svariare decine di migliaia di euro per stare in quel posto, oltre ad un mucchio di tasse, mentre i ragazzotti ne approfittano a sbafo.

palletta1

 

Non è certo questo uno dei problemi più gravi di Roma ma per la nota teoria delle finestre rotte ogni piccolo elemento di degrado, che da solo non richiederebbe molto sforzo per essere combattuto, se ignorato porta inevitabilmente al livello successivo di degrado. In questo caso non dovrebbe volerci molto ad identificare queste persone, in genere migranti economici, e se recidive provvedere alla loro effettiva espulsione. Purtroppo non è solo un problema locale, essendosi le norme e procedure nazionali dimostrate inefficaci nel reprimere questi fenomeni. È probabile però che la Polizia Locale potrebbe fare molto di più per scoraggiare certe persone dal commettere quotidianamente illeciti alla luce del sole e nei luoghi più in vista della città.

Chiariamo, a scanso di equivoci, che chi scrive e cura queste pagine è quanto di più lontano dal razzismo si possa immaginare. Non avremmo problemi noi, ad esempio, a scambiare i troppi furfanti e banditi italiani che depredano le nostre città con le loro truffe o traffici illeciti con i tanti stranieri, comunitari e non, che vengono in Italia per rifarsi una vita contribuendo al benessere nazionale. Non è però ammissibile continuare a tollerare tanti parassiti (in senso tecnico, detto di “chi mangia e vive alle spalle altrui“) che approfittano dell’inefficacia delle nostre norme per fare soldi in maniera illecita. Queste persone non contribuiscono in nulla ai servizi comuni ma se ne avvalgono quando occorra. Per fare un altro esempio, se qualcuno di costoro avesse bisogno di cure mediche, anche importanti, e si presentasse in un ospedale, non verrebbe certo respinto; ed è giusto così, avendoci insegnato il nostro percorso di civilizzazione che a nessuno devono essere rifiutate le cure mediche essenziali; ma queste persone non contribuiscono in nulla a quell’ospedale o più in generale al costosissimo sistema sanitario italiano ed il loro prendere senza dare fa sì che a qualcun altro dovrà essere dato un po’ meno, spesso a qualcuno che invece il suo contributo ai servizi comuni lo avrà sempre fornito, pagando tasse e imposte.

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