I nostri dubbi su Roberto Gualtieri candidato sindaco di Roma

Sembra che il PD stia andando verso l'imposizione di Gualtieri come sindaco alle prossime elezioni, evitando le primarie. Poca esperienza e non ottimi precedenti per lui però

Il diretto interessato non ha ancora dato la sua disponibilità, ma il Partito Democratico sarebbe da settimane al lavoro per costruire la sua candidatura a sindaco di Roma.

Parliamo di Roberto Gualtieri, ex-ministro dell’economia del governo Conte 2 ed ora apparentemente la maggiore speranza del PD di uscire dall’impasse in cui si è cacciato riguardo alle prossime elezioni amministrative a Roma.

A pochissimi mesi dal voto, infatti, il PD non è ancora riuscito né ad esprimere un proprio candidato né a chiarire come intenda comportarsi a livello di coalizione di centrosinistra. Teoricamente il suo statuto prevederebbe delle primarie obbligatorie, ma a parte dichiarazioni generiche di qualche esponente, finora nessuna conferma ufficiale sulle primarie è stata data da parte del partito.

A dimostrazione dello stallo totale, il tavolo di coalizione del centrosinistra, istituito ad ottobre 2020 per decidere tutti insieme il perimetro della coalizione ed il candidato sindaco, è congelato da mesi.

 

Teoricamente le elezioni dovrebbero tenersi tra fine maggio e inizio giugno di quest’anno, ma ogni giorno che passa diviene più probabile il loro slittamento in autunno. La scusa sarà senz’altro l’emergenza COVID, ma in realtà il motivo risiede nei troppi problemi delle coalizioni a decidere il rispettivo candidato sindaco.

 

Nel centrodestra sembra continuare ad essere prevalente la suggestione Bertolaso, anche se difficilmente il candidato potrebbe liberarsi del compito di coordinatore delle vaccinazioni COVID in Lombardia assegnatogli dall’assessore Moratti.

 

Nel centrosinistra invece ancora non si è chiarito il ruolo del M5S. La candidatura di Virginia Raggi, decisa dalla sindaca in totale autonomia, rappresenta un problema per il PD e le altre forze della coalizione, che hanno chiarito a più riprese di giudicare fallimentare l’esperienza Raggi e potrebbero considerare un accordo col M5S solo se l’attuale sindaca si facesse da parte.

Nel campo del centrosinistra sono state avanzate le candidature di Giovanni Caudo, Paolo Ciani e Tobia Zevi (quella di Monica Cirinnà sembra essere tramontata) che però non possono che aspettare notizie riguardo alle primarie di coalizione, divenendo del tutto velleitarie al di fuori di uno schieramento vasto. Nel centrosinistra vi è anche la candidatura di Carlo Calenda, che però ancora non si capisce se disposto a sottostare alle primarie.

 

Da segnalare infine anche la candidatura di Monica Lozzi, attuale presidente del Municipio VII, al momento al di fuori di qualsiasi schieramento o partito maggiore.

 

Tornando al PD, liberatosi definitivamente Roberto Gualtieri dagli impegni governativi sembra proprio che sia lui l’unica possibilità del partito per tornare a giocare un ruolo chiave nelle elezioni romane.

Stando anzi a Calenda il PD starebbe giocando anche un po’ sporco per imporre Gualtieri a Roma:

 

 

 

Da quel che si capisce dell’atteggiamento del PD, Gualtieri sarebbe  il candidato ideale per raggiungere un accordo con il M5S, sempre però dopo aver convinto Virginia Raggi a desistere dalla sua candidatura, ed anche un nome spendibile sia nei quartieri “bene” che nelle periferie. Un tale accordo prevederebbe però l’individuazione di un candidato unico, da non sottoporre alle primarie.

Abbiamo allora pensato di provare a valutarlo questo candidato apparentemente venuto dal nulla ed ora con così alte probabilità di essere imposto dal maggior partito cittadino, ossia il PD.

 

Roberto Gualtieri è di Roma, natali a Monteverde, liceo al Visconti e laurea in lettere alla Sapienza. Dopo un dottorato di ricerca in scienze storiche è divenuto professore associato di Storia Contemporanea presso la Sapienza.

Un “romano de Roma“, senz’altro, che nel 2009 è stato eletto al Parlamento Europeo dove è rimasto ininterrottamente fino al 2019. In verità alle elezioni europee del 2019 Gualtieri risultò primo dei non eletti nella circoscrizione del Centro Italia, nonostante le 66.965 preferenze; la rinuncia però di Pietro Bartolo gli consentì di mantenere il seggio in Europa.

Nel settembre 2019 Gualtieri diviene ministro dell’economia nel secondo governo di Giuseppe Conte e quindi si dimette da parlamentare europeo.

Immaginiamo che tale rinuncia non abbia fatto molto piacere al Gualtieri, stante che nel gennaio 2020 lo stesso approfitta subito per candidarsi alle elezioni suppletive per sostituire alla Camera dei Deputati Paolo Gentiloni, nominato commissario europeo, e viene eletto con largo margine; il collegio elettorale è quello uninominale Lazio 1, corrispondente grosso modo al centro storico di Roma (particolare che riprenderemo più avanti).

Dell’opportunità che Gualtieri si facesse eleggere in Parlamento  parlammo ai tempi di quelle suppletive, chiedendoci come potesse pensare di seguire anche un collegio elettorale il ministro dell’economia del Paese col terzo maggior debito pubblico al mondo.

(en passant, chi scrive si è anche chiesto come potesse occuparsi dell’enormemente complesso bilancio dell’Italia chi avesse studiato sempre e solo Storia, ma d’altronde gli ultimi governi ci hanno regalato ministri del lavoro che non avevano mai lavorato, semplici avvocati a gestire il ministero di giustizia e impiegate trasformate magicamente in ministre per il sud).

Ricordiamo che in quella campagna elettorale Gualtieri disse dell’opportunità di continuare a tenere incontri pubblici nel suo collegio, per confrontarsi periodicamente con i propri elettori, ma ovviamente si guardò bene dal farlo.

Chiaramente l’irrompere della pandemia ha reso tutto dannatamente più complicato, ma che il ministro non avrebbe avuto tempo per seguire il proprio collegio era una facile previsione anche in condizioni normali.

 

A dimostrare l’assoluto disinteresse di Gualtieri per i propri elettori vi è poi una coincidenza davvero eclatante. Una delle misure prese dall’amministrazione Raggi in occasione della pandemia è stata la sospensione delle ZTL a Roma per circa otto mesi, senza però prevedere alcun rimborso per i titolari di permesso che si sono ritrovati a pagare per intero un servizio in gran parte non reso.

A tutt’oggi il comune di Roma non ha ancora deciso nulla rispetto ai rimborsi e questo nonostante la stessa sindaca abbia riconosciuto la fondatezza delle richieste dei titolari di permesso. Il problema è che non si trovano in bilancio i fondi necessari ai rimborsi, fondi che però sarebbero dovuti pervenire dal governo centrale, allo stesso modo dei rimborsi riconosciuti ai titolari di abbonamento per il servizio di trasporto pubblico.

Il paradosso è che chi avrebbe dovuto prevedere quei fondi era il ministro Gualtieri, proprio colui che a gennaio 2020 fu eletto da persone in gran parte titolari di permesso ZTL. Comprensibile come Gualtieri sia stato preso da tutt’altre preoccupazioni, ma come considerare un politico che a gennaio ti chiede il voto e da marzo in poi fa finta di non conoscerti più?

 

Più in generale, a che titolo Gualtieri sarebbe un buon sindaco per Roma? A parte l’essere probabilmente l’unico possibile anello di congiunzione con il M5S, che conoscenza della città, dei suoi problemi, dei processi amministrativi che la caratterizzano può vantare Roberto Gualtieri?

 

A noi sembra di poter dire che egli sia sì “romano de Roma” ma che delle questioni romane non abbia mai avuto modo di occuparsi, avendo passato gli ultimi dodici anni tra l’Europa e gli impegni del governo nazionale.

Trattasi quindi di una faccia spendibile mediaticamente ma al momento priva della conoscenza della città e dell’esperienza amministrativa necessarie a confrontarsi con una realtà complicata come Roma.

 

È in altre parole l’ennesimo candidato calato dall’alto, funzionale ai giochini del PD, ma che dimostra quanto poco quel partito abbia a cuore i destini di Roma.

 

Ovviamente nulla vieta che Gualtieri possa attrezzarsi per la sua candidatura, soprattutto se le elezioni venissero posticipate, cominciando a sporcarsi le mani con i problemi di Roma e provando a collegarsi con le tante realtà cittadine che tali problemi li hanno studiati, individuando anche possibili soluzioni. C’è però il precedente della sua elezione alle suppletive che non gioca a suo favore, restituendo l’immagine dell’ennesimo politico per cui gli elettori sono buoni solo quando votano, mentre per il resto sono le dinamiche partitiche che comandano.

Inoltre non si vede perché Gualtieri non dovrebbe anch’egli sottomettersi alle primarie, lasciando agli elettori romani del centrosinistra la scelta del candidato migliore da presentare.

 

Rimane infine confermata l’immagine di un PD che a Roma continua a pensare solo alle proprie dinamiche interne, rifiutandosi di fare i conti una volta per tutte con il casino combinato ai tempi di Ignazio Marino e pensando che qualsiasi cosa proporrà ai propri elettori essi la manderanno giù.

Noi siamo convinti che non sarà così e che se il PD spera di fare un accordo ad alto livello col M5S, senza fare un’analisi lucida della fallimentare esperienza dell’amministrazione Raggi così come dell’opposizione evanescente che gli ha fatto il PD, alle prossime elezioni prenderà l’ennesima sonora legnata.

Non che ci interessino particolarmente gli esiti elettorali del PD, ma una brutta proposta politica nel campo del centrosinistra sarebbe un pessimo viatico per le prossime elezioni, anche perché nel campo del centrodestra non si intravede ugualmente nulla di buono.

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