I canili sovraffollati come le carceri. Il rapporto Legambiente

La brutta figura delle Asl romane e laziali che ignorano l'indagine. Sì del Governo all'uso dei farmaci umani per gli animali: risparmi fino al 90% per la cura di cani e gatti

Martedì 13 aprile è stata pubblicata da Legambiente la IX edizione di “Animali in città”,  un’indagine che analizza (dati 2019) l’impatto dei quadrupedi e non solo in tutto il territorio nazionale, oltre alla risposta delle istituzioni. La fotografia che emerge è tutt’altro che rassicurante, soprattutto per quanto riguarda il sovraffollamento dei canili. C’è anche una buona notizia e arriva dal governo che ha varato un decreto legge secondo il quale la somministrazione dei farmaci umani è permessa anche per gli animali.

Foto da legambiente.it

Il rapporto tra comuni e salvaguardia ha delineato un quadro nazionale poco incoraggiante:

  • Solo il 69,5% dei comuni dichiara di avere uno sportello sempre aperto
  • Solo il 15,7% dei comuni raggiunge un servizio ottimale

Ma il dato davvero preoccupante è quello relativi ai canili:

  • In 226 canili, con una capienza di 36.766 posti, vi sono 92,371 ospiti; 2,5 volte il limite massimo consentito.

 

Proprio sulla “detenzione” si è concentrata parte dell’indagine di Legambiente che denuncia come solo il 35% dei comuni possiede un regolamento per la corretta funzione dell’ospitalità degli animali.

Sotto la lente sono finite anche le colonie dei randagi: su base nazionale il 29,7% dei comuni sorveglia adeguatamente gli animali liberi.

Dati che non collimano con la considerevole spesa pubblica stanziata nel 2019: 228.682,640 euro, con un +3,6% rispetto al 2018.

Nel rapporto “spese/risultati ottenuti” solo l’1% dei comuni raggiunge performance eccellenti.

Ma quello che fa storcere davvero il naso è stata la mancanza di risposta da parte delle istituzioni alle rilevazioni dell’indagine. Nel Lazio, come si può notare dalla mappa sottostante, sono state pochissime le realtà che hanno fornito i propri dati.

In verde i comuni che hanno fornito i dati, nei triangoli neri le ASL che non hanno risposto

 

Tra le ASL romane, solo “Roma4” e “Roma2” hanno comunicato la propria situazione per una performance generale di 1,25 e 20,25.

Dunque, pochi servizi e scarsità di regolamentazioni aprono un netto divario tra regioni e comuni, tra poli di eccellenza dove i fondi stanziati vengono spesi in modo ottimale e aree in cui è difficile anche ottenere delle risposte.

 

 

 

Anche qui si chiede un intervento da parte del governo che proprio in questi giorni si è mostrato attento alla tematica degli animali domestici.

Infatti, se i dati di Legambiente fotografano una realtà nettamente in salita, il decreto legge apre una strada importante nella cura degli animali. È stato infatti stabilito che i veterinari potranno prescrivere medicinali ad uso umano, a patto che il farmaco somministrato contenga lo stesso principio attivo del suo omologo veterinario.

Le ricadute di questo provvedimento saranno notevoli.

Le famiglie potranno risparmiare fino al 90% delle spese per la cura di alcune patologie. In questa prospettiva si auspica un miglior trattamento e una diminuzione degli abbandoni, legati spesso al costo di mantenimento.


Un provvedimento di equità atteso da tempo
, una battaglia politica iniziata già nel 2006 quando le istituzioni e le associazioni di settore cercarono di raggiungere l’obiettivo. Il risparmio sui farmaci interesserà anche la gestione dei canili. Una struttura comunale potrebbe risparmiare cifre importanti.

Bisognerà comunque monitorare l’evolversi di questo provvedimento che, per quanto rivoluzionario, nasconde dei coni d’ombra.

Come ha sottolineato Marco Melosi, presidente dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), il ministro Speranza non ha coinvolto l’associazione nel valutare alcuni criteri del decreto. Il rischio che si possa innescare un meccanismo in cui il veterinario non rientri tra i soggetti più importanti per la valutazione della terapia da intraprendere è molto alto, e di conseguenza potranno nascere delle “terapie fai da te” veicolate da altri canali. Ad oggi, infatti, il farmaco animale può essere prescritto solo da un veterinario, bypassare questo step potrebbe rivelarsi molto pericoloso per la salute dall’animale.

Il nuovo decreto legge potrà allora invertire alcuni trend dell’indagine mostrata? Forse, ma, di fronte a quell’1% di comuni in grado di saper spendere i fondi messi a loro disposizione, le risposte del governo dovranno essere molto più rigorose e puntuali.

 

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