ATAC a settembre 2017 ha richiesto di accedere alla procedura di concordato preventivo. Non era l’unica soluzione per affrontare la profonda crisi in cui si trovava, ma questa è stata la strada scelta della Giunta a 5 stelle.

L’iter è alla fase finale ma non si è ancora concluso: i giudici devono emettere il decreto di omologa (oppure di inammissibilità). Una volta che sarà concessa l’omologa, i creditori potranno comunque chiedere la risoluzione del concordato, in caso di inadempimento.

La situazione è molto difficile, ed i risultati finora raggiunti sono poco incoraggianti.

ATAC ha concordato con i giudici un piano che prevede precisi obiettivi per ciascun anno dal 2018 al 2021. Dai dati ufficiali pubblicati sul sito dell’azienda, possiamo già valutare com’è andata nel 2018. Malissimo!

Nel 2018 l’obiettivo più importante, quello per gli autobus, è fallito miseramente, così come l’obiettivo per i tram e per quasi tutti gli altri servizi. Si salva solo la MetroA e le ferrovie ex-concesse. Queste ultime nel 2019 dovrebbero uscire dalle competenze di ATAC.

Gli obiettivi per il 2019 sono molto più impegnativi, ed è matematicamente sicuro che non verranno raggiunti né con gli autobus né con i tram, che insieme costituiscono il grosso del servizio di ATAC.

Il motivo è che mancano gli autobus e mancano i tram. Dopo il fallimento di una gara per acquistare 320 nuovi bus, l’incomprensibile ricorso (via Consip) ad un’azienda sull’orlo del fallimento per ottenerne 227 (ancora non arrivati), un noleggio fallimentare di 70 bus da Tel Aviv che dovevano arrivare entro il 10 Aprile ma ancora sono fermi chissà dove (e chissà perché non sono stati scelti i 100 bus Euro6 di Troiani), si può definitivamente archiviare qualsiasi velleità di risanamento.

Il tutto grazie ad una lunga serie di scelte sbagliate che stanno accompagnando ATAC verso il baratro.

 

 

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