Divieto di accesso, transito e sosta a tutti i veicoli sulle banchine del Tevere (in teoria)

A luglio la Regione Lazio ha istituito il divieto, ma sembra non ci sia nessuno che lo faccia rispettare e si rischia ancora di vedere veicoli intrappolati dalle piene del Tevere

A settembre 2019 parlammo delle banchine del Tevere e della pratica di accedervi e parcheggiarvi autoveicoli in alcuni punti.

Così scrivevamo:

La competenza delle aree golenali, e quindi anche delle banchine, è delle regioni – nel caso del Tevere della Regione Lazio – che però non risulta aver mai disciplinato il transito dei veicoli. Questo vuol dire che chiunque riesca ad accedervi può sostare liberamente. Non sottostando però al codice della strada, in queste zone gli automobilisti non possono che attenersi alle regole del buon senso, per quanto viene da chiedersi come verrebbero regolati eventuali incidenti tra veicoli in mancanza di norme certe.

Non dovendo inoltre sottostare alle normative di sicurezza della normale viabilità, le banchine presentano pericoli evidenti per i veicoli, primo fra tutti l’assenza di protezioni che impediscano di cadere nel fiume, con conseguenti gravi rischi per gli automobilisti.

Infine, le banchine del Tevere sono soggette a finire sott’acqua quando il livello del Tevere si alza oltre un certo limite, col rischio che eventuali veicoli lasciati in sosta vengano sommersi o addirittura trascinati. Non è pensabile infatti affidare all’automobilista medio la valutazione del livello del fiume, ma non essendo prevista alcuna segnaletica questo è ciò che avviene.

 

Passati due anni senza che qualcuno facesse qualcosa, lo scorso luglio la “Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa Suolo” ha emanato un’ordinanza che istituisce il “divieto di accesso, transito e sosta a tutti i veicoli a motore sulle pertinenze idrauiche del fiume Tevere, costituite dalle banchine di magra comprese nel tratto urbano della città di Roma Capitale“.

 

Finalmente, verrebbe da dire, d’altronde così concludevamo nel nostro articolo due anni fa:

Considerata la centralità e possibile appetibilità delle banchine del Tevere per i veicoli, appare ineludibile una regolamentazione da parte della Regione Lazio che stabilisca chi può accedervi e quali regole si applichino alla mobilità, sia per garantire la sicurezza dei veicoli, sia per scoraggiare eventuali abusi. Quando una normativa dovessere essere stabilità si passerebbe al problema successivo, quello dei controlli. Per una volta non sarà possibile prendersela con i soliti vigili, vista la competenza regionale delle aree, ma una soluzione andrà trovata comunque.

 

Stabilito il divieto con l’ordinanza del luglio scorso, è emerso il problema successivo, come da noi previsto. Essendo infatti le banchine di competenza della Regione Lazio, nessuna delle forze dell’ordine appare interessata a controllarle.

E infatti, senza grandi sorprese, lo scorso settembre è accaduto che alcuni veicoli parcheggiati sulla banchina sotto lungotevere Arnaldo da Brescia sono rimasti bloccati dall’improvvisa piena del Tevere. Nonostante l’ordinanza di luglio quindi gli autoveicoli hanno continuato ad accedere alle banchine.

 

Si poteva pensare che quanto accaduto a settembre avesse sbloccato qualcosa, che in Regione Lazio avessero trovato il modo di far rispettare l’ordinanza di luglio. Abbiamo voluto verificarlo di persona e questo è quello che abbiamo trovato accedendo dallo scalo De Pinedo.

 

 

 

 

Come si può vedere, il divieto viene semplicemente ignorato.

Da notare che il dispositivo dell’ordinanza prevede che anche essa sia resa nota mediante la “apposizione di idonea segnaletica in prossimità delle rampe carrabili di accesso alle pertinenze idrauliche (banchine di magra), ubicate nel tratto urbano del fiume Tevere compreso nel tratto urbano della Città di Roma Capitale.

Perché tale segnaletica non è presente all’ingresso dello scalo De Pinedo?

 

Un’altra cosa che non abbiamo potuto non notare è la piccola discarica presente presso lo scalo, per la gioia di una cospicua comunità di topi.

 

 

 

Un bel pezzo di Roma, in pieno centro, continua ad essere terra di nessuno e probabilmente bisognerà aspettare la prossima amministrazione regionale per sperare in qualcosa di meglio, ma senza farsi troppe illusioni.

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