Ciclabile Villa Ada-Villa Borghese: il nostro test

L'abbiamo percorsa più volte evidenziando vantaggi e criticità. Si fa presto a dire "ciclabile" ma il livello è certamente superiore alla media delle nuove piste

Uno dei temi caldi che ha tenuto banco nel dibattito della ripartenza della capitale, dopo la prima quarantena, è stato quello della progettazione e della realizzazione di un circuito di piste ciclabili, in alcuni punti sensibili della città.

Si è parlato così, in questi mesi, della difficile pista della Tuscolana, di quella alquanto pittoresca nel tratto del Lungotevere Arnaldo da Brescia, oppure di quella problematica (transitoria) a Castro Pretorio, e di molte altre.

Da qualche settimana, invece, sono stati ultimati i lavori di restyling del tratto ciclabile che collega Villa Ada e Villa Borghese (la famosa Dorsale delle Ville storiche). Si tratta di una vecchia ciclabile che venne chiusa per alcuni pericolosi avvallamenti e dossi (causati dalle radici degli alberi) che procurarono la rovinosa caduta di un ciclista (con frattura del setto nasale e di una costola), nel tratto di Viale Gioacchino Rossini.

La nuova ciclabile dal manto rosso, che taglia perpendicolarmente Viale Parioli, mostra diverse peculiarità sia in senso positivo che in quello negativo. Abbiamo testato la pista per qualche giorno, e dunque proviamo a trarre delle conclusioni.

In linea generale tutto il tratto compreso nei lavori, con partenza da Via Panama fino a Villa Borghese, garantisce un senso di sicurezza che non si percepisce ad esempio in molte altre ciclabili, questo è dovuto in parte al fatto che la nuova carreggiata è stata disegnata sul vecchio marciapiede pedonale, al riparo così dal traffico e dai parcheggi selvaggi. Sicurezza rafforzata anche di sera grazie all’installazione di dispositivi led lungo il tracciato, che segnalano i margini e gli attraversamenti.

Tutti i dossi dovuti alle radici degli alberi sono stati livellati, soprattutto quelli pericolosi di Viale Gioacchino Rossini che determinarono per l’appunto la caduta del ciclista; gli attraversamenti sono ben evidenziati così come la segnaletica installata in ogni punto di interruzione.

Le criticità per i ciclisti o i monopattinisti, invece, sono dettate in generale da alcuni punti in cui il vecchio asfalto non è stato rattoppato, soprattutto in Via Panama, e dopo l’incrocio di Viale Parioli. Il manto rosso è stato colato sulle vecchie buche, alcune, quelle poco profonde, si sono livellate con il nuovo strato, altre sono rimaste creando delle piccole instabilità nella guida.

Il tratto da Via Panama fino a Piazza Ungheria mostra una carreggiata molto stretta in cui bisogna rallentare nel caso si incrociasse una seconda bicicletta, non tanto per la velocità ma quanto per lo scarso margine di distanza che intercorre tra i due mezzi. Inoltre, all’altezza della fermata ATAC Panama/Lisbona, il cartello informativo non è stato spostato neppure di un centimetro, così facendo non si è rispettato il valore di postura verticale del guidatore di un monopattino o di un segway. Una persona alta 1,80 m, con casco indossato, sfiora il cartello di pochi centimetri.

 

Via Panama, inizio della ciclabile

 

Il punto invece più critico della nuova infrastruttura deriva proprio, come paradosso, dal suo senso di sicurezza di cui parlavamo pocanzi.

Sacrificando il marciapiede l’amministrazione è stata costretta a ricorrere ad una pista ciclabile mista, garantendo la percorribilità anche ai pedoni. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non il fatto che diversi tratti sono in discesa con delle curve che non permettono una pronta frenata nel caso in cui la carreggiata fosse occupata da pedoni (peggio ancora se da una carrozzina). Essendo un tratto per lo più di passeggio, spesso si incontrano coppie di anziani, mamme con i passeggini, persone che corrono da soli o in gruppo, tutti in direzione di una delle due ville.

La scelta di sacrificare il marciapiede e non per esempio i parcheggi delle auto (Via Panama) oppure parte della strada (Viale Gioacchino Rossini), appare una scelta azzardata.

Anche questa volta il tratto di Viale Gioacchino Rossini sembra essere il più problematico. All’altezza di Villa Taverna, essendo qui presente un marciapiede più grande, la pista smette di essere mista e torna ad essere solo ciclabile.

Viale Gioacchino Rossini, tratto di Villa Taverna, direzione Villa Borghese


La grande svista dei progettisti è stata quella di non accorgersi (diamo l’attenuante del dubbio) che tutto il marciapiede pedonale è impraticabile
a causa della presenza dei lampioni e degli alberi ad alto fusto. Questi elementi creano, inoltre, un’importante barriera architettonica per i disabili, costretti a fare lo slalom tra gli ostacoli, diventando a loro volta dei pericoli per i ciclisti che percorrono quel tratto in discesa (un monopattino con il blocco della velocità a 20 km/h riesce comunque a toccare punte di 27, 28 km/h!).

Viale Gioacchino Rossini, marciapiede riservato ai pedoni


Su questo viale, l’amministrazione godeva di tutto lo spazio necessario per creare un percorso sicuro per i pedoni e per i ciclisti
. Viale Gioacchino Rossini, difatti, da Villa Taverna a Villa Borghese, ha una bassissima affluenza di traffico, è tutta a senso unico, i tram e gli autobus godono di una corsia preferenziale e la carreggiata delle automobili è così grande da permettere il transito anche a doppia fila. Non era meglio, dunque, sacrificare parte della strada per la ciclabile e lasciare inalterato il marciapiede? Inoltre, va segnalato, che in primavera la fioritura degli alberi, spesso potati con grandissimo ritardo, diminuirà la visibilità e quello slalom sarà ancora più pericoloso, considerando che già adesso alcuni rami secchi intralciano la corsa.

Sembra che questa volta, in vista della scadenza elettorale di giugno, l’amministrazione abbia corso per realizzare un’infrastruttura che non rispetta a pieno tutti i protocolli di sicurezza. Il percorso è molto più sicuro rispetto alla vecchia pista ciclabile, sicuramente di alto livello se confrontata con altre, ma proprio non si riesce a capire come un addetto ai lavori non riesca a segnalare, in fase di realizzazione, delle criticità visibili ad occhio nudo.

Giudizio finale sulla pista Villa Ada/Villa Borghese? Bene ma non benissimo!

Viale Gioacchino Rossini, a sinistra si può vedere la strada totalmente sgombra da traffico e auto in sosta

 

 

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2 risposte

  1. E’ incredibile come i progettisti a Roma non riescano mai a fare le cose per bene, gli manca sempre un punto per fare trentuno… e spesso anche di più.
    Fai una ciclabile (ottima cosa) ma allo stesso tempo roiesci a mettere in pericolo i pedoni (cje poi a loro volta mettono i pericolo i ciclisti stessi perché in un eventuale scontro tutti e due avrebbero la peggio), in altre zone proteggi i ciclisti ma rendi pericolosa la circolazione delle automobili, in altre ancora rendi la vita difficile ai ciclisti facendo ciclabili con troppi ostacoli (castro pretorio e lungo tevere).
    Bah

  2. Ma sono mai stati presi in considerazione i costi/benefici della ciclabili?
    Per realizzarle si stravolgono strade e viabilita’, poi quando ci passi accanto ti accorgi che non ci passa nessuno.
    Vale davvero fare tutto questo per permettere a poche decine di persone di farci una passeggiata la domenica?
    Roma non e’ una citta’ in cui andare al lavoro in bicicletta; manca la cultura, mancano le strade in pianura, mancano le strade prive di buche, mancano i posteggi per le bici, mancano gli uffici attrezzati se vuoi cambiarti prima di entrare al lavoro, mancano le persone oneste che non ti freghino la bici, manca una politica che non guardi all’oggi ma neanche al domani ma solo al dopodomani.
    Mancano tante altre cose e noi pensiamo alle ciclabili… non mi si dica che si debba iniziare proprio da queste.

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