Anche quest’anno la Befana non potrà portare neanche il carbone a piazza Navona

1 Commento

E così per il terzo anno consecutivo a Piazza Navona abbiamo sempre più polemiche e sempre meno festa. Forse, ormai, anche la Befana vuole tenersi alla larga dalla nostra città, dalle sue beghe, da comportamenti così pessimi da non meritare neanche il tradizionale carbone.

L’impressione che si ricava dalla cronaca degli ultimi giorni è uno sconsolante disinteresse per ciò che accade nella nostra città e una sconcertante impreparazione ad affrontare le questioni con la dovuta precisione e passione.

Un gioco allo scaricabarile che riduce la festa della Befana a una lite condominiale, una tristezza indicibile perché appare un peso invece che una straordinaria e ulteriore attrattiva di Roma.

Un tira e molla sulle parole: “Si dice che la festa della Befana è una fiera” ricorda l’assessore municipale Tatiana Campioni; “Fiera è e fiera rimane anche se cambiamo denominazione” risponde Silvana Sari direttore del Dipartimento Attività Produttive di Via dei Cerchi. Come se stessimo creando un calembour! E tra equivoci e allusioni, malintesi e furbizie l’unica vittima è proprio la festa (o fiera o come diavolo la si voglia chiamare).

Quando la politica – arte tra le più nobili – non esiste o non funziona o non ha più nessuna considerazione non resta che la burocrazia asettica, non resta che la congerie di norme che si accavallano e spesso si contraddicono tra di loro, resta il deserto delle scelte mancate o eluse, resta la fuga dalle responsabilità, rimane un senso di inutilità di cui ormai si nutre il populismo e il qualunquismo dilagante.

Ridurre una storica tradizione a questione meramente amministrativa per l’incapacità di assumere una decisione politica significa arrendersi all’irrilevanza e fa sorgere il dubbio se i nostri amministratori abbiano chiaro in cosa consista la loro funzione.

C’è bisogno di più politica (ovviamente nell’alveo della legalità e della legittimità giuridica) e non di abdicare a un ruolo essenziale per la vita di una comunità.

festaNavona

 

La storia. Ma tentiamo di ripercorrere insieme un pezzo di storia, soprattutto quella più recente. La manifestazione ha avuto inizio nell’Ottocento, quando, del tradizionale mercato che vi si svolgeva tutti i giorni, sono rimasti soltanto i banchi durante il mese di dicembre e fino al 6 gennaio per celebrare la Befana e la fine del periodo natalizio con il solito gusto dell’irriverenza tipico dei romani. In tanti ricordano con nostalgia le passeggiate tra i banchi per comprare giocattoli, pezzi del presepe o lo zucchero filato tra le luci colorate e la musica delle zampogne.

Nel tempo la festa si è trasformata in un mercatino di dozzinale qualità e prodotti che nulla più hanno a che fare con la tradizione e il fascino degli anni migliori.

I banchi (o sarebbe meglio dire le baracche) nel 2012 erano diventati 113 e vendevano i soliti gadget a poco prezzo che potremmo trovare in un qualsiasi spaccio di souvenir per il turismo di massa a Londra come a Calcutta.

Le novità del 2013. Un primo tentativo di cambiare è stato fatto nel 2013 dal Municipio I (competente all’organizzazione e al rilascio dei permessi per la festa) con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che impegnava gli operatori ad un maggior decoro. Successivamente nel 2014 i banchi, anche su impulso della Soprintendenza Statale, sono stati ridotti a 72 con un bando provvisorio, scatenando la reazione dei commercianti guidati dai fratelli Tredicine che hanno rifiutato di ritirare i permessi e si sono rivolti ai giudici amministrativi. Il TAR ha dato ragione all’Amministrazione e i banchi sono stati rimpiazzati da associazioni no profit, giochi per bambini e spettacoli, riuscendo nonostante tutto a mantenere un clima di festa impreziosito dall’ACEA con artistiche proiezioni di luce sulla piazza.

Va forse sottolineato che quella è stata anche la dimostrazione che un’altra festa è possibile e che il degrado a cui era sceso l’evento non era un destino ineluttabile.

Il lavoro dell’anno successivo, sgomberato il campo da asseriti diritti immodificabili degli operatori, si è concentrato sulla riorganizzazione degli spazi e l’ulteriore riduzione a 48 del numero dei banchi. L’impegno del Municipio, aiutato dall’Assessorato capitolino Roma Produttiva, ha prodotto anche una più consona tipologia dei banchi (nonostante l’inspiegabile contrarietà della Soprintendenza alle casette di legno) e l’apertura alla partecipazione di artigiani e altri operatori che effettivamente offrano prodotti di qualità e inerenti alle feste natalizie, come banalmente esiste in tutti gli altri mercati simili nel resto d’Europa.

Sul bando, presentato in pompa magna, però, ancora una volta si è abbattuta la “maledizione della Befana”. L’avviso redatto dal Municipio, in realtà, non raggiunge gli obiettivi desiderati e l’assessorato capitolino è stato costretto a redigere in una giornata i criteri di qualità che avrebbero dovuto rispettare i richiedenti il permesso.

Ma, nei giorni successivi alla fine dell’esperienza della Giunta Marino, i vincitori del bando sono risultati i “soliti noti”, poiché la commissione di gara non ha ritenuto valutabili i criteri di qualità stabiliti, riconducendo sostanzialmente i punteggi alla sola anzianità. Questo esito è stato travolto, oltre che dalle polemiche che si sono scatenate, anche da una Commissione immediatamente costituita dal Campidoglio commissariato e dall’ANAC, che non hanno considerato corrette le procedure e l’assegnazione dei punteggi. Anche qui ricorso al TAR contro l’annullamento in autotutela dell’avviso pubblico e dei suoi esiti, rigettato, peraltro, pochi giorni fa.

Piazza-Navona

 

Tre parti in tragedia. Giungiamo così a oggi con tre principali attori: il Municipio I, l’Amministrazione capitolina e, mi sia consentito, il TAR. Voglio esser franco, tre attori non all’altezza della parte assegnata, ovvero tre carte del noto gioco.

Cominciamo dal TAR. Non mi voglio dilungare sull’ormai “leggendaria velocità” del Tribunale amministrativo, per la quale si è tentato negli anni di porre rimedio con vari interventi normativi, ma 9 mesi per arrivare alla sentenza appaiono decisamente troppi e quasi ingiustificabili, essendo nota a tutti l’urgenza di una decisione in tempo utile per chiarire una situazione così delicata e sensibile per la nostra città. Vale la pena rammentare che la gran parte delle determinazioni dei giudici – e in particolare quelle che riguardano la Pubblica Amministrazione ed il suo funzionamento – non sono meri esercizi accademici in punta di diritto, ma incidono spesso in misura sostanziale sul corretto andamento delle istituzioni.

Poi, il Municipio, al quale va riconosciuto di aver tentato, seppure in maniera ondivaga o superficiale, di modificare l’andazzo che non aveva avuto scossoni neanche quando a guidare l’ex circoscrizione era Orlando Corsetti, uno degli attuali consiglieri capitolini del PD sempre molto attivo quando si parla di ambulanti.

Ma se è pur vero che bisognava attendere il giudizio del TAR, poco o nulla è stato predisposto nel frattempo. Non un bando questa volta tempestivo secondo l’impostazione dello scorso anno né una festa senza i banchi di vendita ma arricchita da un’offerta culturale adeguata. La giustificazione è che, permanendo la definizione di “fiera” e fino alla modifica di tale attribuzione, non sia possibile giuridicamente procedere alla riqualificazione dell’evento. Peccato che, se questa fosse la convinzione, nulla, però, è stato intrapreso durante il lungo commissariamento Tronca e ci si è ridotti soltanto adesso con una delibera (in verità dai contorni indefinibili) con la quale si avanza questa richiesta alla nuova amministrazione Raggi e con la quale si tenta di trasferire l’incombenza della sua gestione direttamente in capo al Campidoglio.

Infine, l’Amministrazione capitolina. Attore che, a sua volta, può essere, diviso in due. Da un lato il neo assessore Meloni che ammette candidamente il 14 settembre la mancanza dei tempi necessari per un nuovo bando e dando disposizioni al proprio dipartimento perché si possa fare qualcosa con lo stesso fatalismo con cui si accetta la pioggia o il sole e con la consapevolezza di un turista in vacanza a Roma. Dall’altra parte la Commissione capitolina Commercio (di cui abbiamo una ricostruzione grazie al lavoro preciso e puntuale dell’Agenzia DIRE) con il Presidente Andrea Coia che il 9 settembre dichiara di non volere la “patata bollente” del Municipio – quasi fosse soltanto un impiccio da evitare e non una delle più importanti manifestazioni tradizionali della città – e poi riconvoca la commissione per accusare il Municipio e “inchiodarlo” alle sue presunte manchevolezze piuttosto che affrontare il problema ricreatosi, lasciando agli uffici il compito di spiegare gli errori municipali e affermando “a settembre scopriamo che c’è un problema con la festa della Befana”, neanche fosse tornato da un biennale ritiro in eremo. A degno contorno: Corsetti che disquisisce sulla natura delle norme “pro” o “contro” in difesa degli operatori che a suo dire sarebbero esautorati (!) o l’ex assessore Bordoni che invoca una proroga (ancora…!). Si conclude, quindi, con una prossima convocazione della commissione e la richiesta dell’apertura di un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati istituzionali e commerciali.

Non fosse altro per l’inconsapevole ironia, non citeremmo anche la proposta di Alfiero Tredicine, presidente di un’associazione di ambulanti e ritenuto uno dei quasi monopolisti del settore, il quale avanza la proposta di evitare l’avviso pubblico e affidare l’organizzazione della Festa proprio ai commercianti (e, quindi, a se stesso!).

La conclusione è che anche quest’anno la festa della Befana sarà menomata e non si vede allo stato come se ne possa uscire anche per i prossimi anni.

Ma noi di diarioromano non vogliamo fermarci qui, alla semplice denuncia (per quanto forte e circostanziata), non ci arrendiamo allo spettacolo fin qui offerto e per questo nei prossimi giorni cercheremo di far comprendere – in una nuova puntata del tema – quali sono i nodi anche giuridici che si intrecciano nella vicenda e ad avanzare una modesta proposta.

 

Articoli correlati

1 Commento

  1. paolo gelsomini

    Complimenti per la precisa ricostruzione dei fatti e per i giudizi misurati e motivati. Che cosa possono fare le associazioni dei cittadini? Il minimo è appoggiare la modalità dello scorso anno ma con quale bando?

Partecipa alla discussione

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono indicati con (richiesto)

Tweets

Una mozione votata da tutti i partiti tranne @OrlandoCorsetti sposta gli #urtisti in via delle Muratte. Così si vanifica il Tavolo del Decoro e si apre a contenziosi da parte di altri ambulanti. Un assurdo bipartisan. @AndreaCoiaM5S @PD_ROMA @DePriamo diarioromano.it/?p=37789

Video diario
  • Mendicante ma tecnologica

    In piazza di Pietra la mendicante al telefono; con la centrale operativa dell'accattonaggio? Ma vietarlo in centro storico, no? Antonio A.

  • Ambulanti ma inamovibili

    Si chiama "commercio ambulante" e i banchi dovrebbero venire ma anche andar via. A Trinità dei Monti sono invece ormai stanziali. Andrea P.