A Roma non c’è l’Assessore alle Attività Produttive, bensì DELLE Attività Produttive

Lucarelli ha chiesto l'elenco delle strade da declassare a viabilità secondaria per poterci mettere i tavolini, senza riguardo per le norme di sicurezza del CdS. Interesse pubblico, questo sconosciuto

Che Monica Lucarelli, attuale assessore al commercio della giunta Gualtieri si sia dimostrata la più impermeabile a qualsiasi tipo di interlocuzione con i cittadini, più di qualunque suo predecessore, lo abbiamo già scritto.

Considerata la sua scarsa competenza ed esperienza sia con le pratiche amministrative che con i temi specifici di cui si deve occupare (occupazioni di suolo pubblico, impianti pubblicitari, commercio su area pubblica, ecc.) un tale approccio appare alquanto miope, seppur legittimo.

Finora eravamo arrivati a dover prendere atto che la nuova responsabile del commercio cittadino ha la pretesa di poter mettere mano al generalizzato disastro romano senza voler almeno ascoltare chi i problemi li affronta da anni col solo obiettivo di rendere Roma una città più vivibile e ricca (nel senso di offrire a tutti l’opportunità di una vita almeno dignitosa). Parliamo ovviamente di noi per la questione degli impianti pubblicitari, ma anche di tanti altri interlocutori cittadini che sarebbero molto utili all’assessore per capire i diversi punti di vista e quindi individuare soluzioni che funzionino e siano a vantaggio di tutti.

 

Purtroppo oggi dobbiamo prendere atto che evidentemente non è l’approccio “ghe pensi mi” (ci si perdoni il milanesismo che però rende bene l’idea) quello adottato dall’assessore, bensì ella, e con lei l’amministrazione capitolina, deve aver deciso di affidarsi agli stessi operatori commerciali per affrontare le questioni.

Riguardo gli impianti pubblicitari non abbiamo avuto (ancora) evidenza di ciò, benché vi è il forte sospetto che le solite ditte pubblicitarie si siano già fatte sentire con la nuova amministrazione, convincendola a tenere ben chiusa nel cassetto la riforma degli impianti pubblicitari che finalmente metterebbe ordine nella giungla dei cartelloni a Roma (ma anche aumenterebbe gli introiti per il Comune, finanzierebbe servizi come il bike sharing, i bagni pubblici, ecc.).

 

Sulla questione delle occupazioni di suolo pubblico (OSP) la totale sudditanza dell’assessore agli operatori commerciali del settore si è invece palesata senza ombra di dubbio, stando almeno a quanto riportato ieri da Il Messaggero come cronaca dell’incontro svoltosi mercoledì scorso presso l’assessorato al commercio.

Alla riunione erano presenti gli assessori al commercio (Lucarelli), alla mobilità (Patanè) e alla cultura (Gotor), il comandante della Polizia Locale (Angeloni), il presidente della commissione commercio (Alemanni) e le rappresentanze delle associazioni del commercio.

Stando a quanto scritto nell’articolo, nella riunione si sarebbe deciso sostanzialmente di prorogare il regime delle cosiddette “OSP emergenziali” fino a fine dicembre, lavorando nel contempo ad un nuovo regolamento che dovrebbe rivedere tutta la materia per rendere l’utilizzo del suolo pubblico più agevole ed esteso.

Pare si sia fatto anche cenno al piccolissimo particolare che da decenni a Roma le OSP sono caratterizzate da un abusivismo diffusissimo, incentivato dalla stessa normativa, e a qualcuno sarebbe venuta l’idea di dotare le OSP di QR code per agevolare i controlli dei vigili. Il solito tentativo di ricorrere a qualche nuova tecnologia (qualcuno ricorda le OSP che si dovevano geolocalizzare per agevolare i controlli?) per non voler affrontare i buchi delle normative, buchi chiaramente messi ad arte per non dare troppo fastidio a chi sta solo a lavora’, ma violando qualche norma.

 

Ma c’è l’ultima parte dell’articolo che mostra come l’assessore si sia messa a completa disposizione delle associazioni del commercio per soddisfare tutti i loro desiderata, convinta evidentemente che così si fa il bene della città.

Il maggior ostacolo che molti esercenti hanno trovato nell’applicare la normativa OSP emergenziale è stato il Codice della Strada, in particolare il divieto previsto di installare qualsiasi tipo di arredo o pedana sulla carreggiata delle strade cosiddette “della viabilità principale“. È questa una previsione di sicurezza, oltre che di puro buonsenso, giacché si presume che sulla viabilità principale vi sia un consistente traffico di veicoli, con velocità mediamente più alte, tutte cose che potrebbero mettere in pericolo chi si sedesse su arredi posti sulla stessa carreggiata.

Nella viabilità principale rientrano ovviamente tutte le consolari, ma anche moltissime altre strade di Roma e in tutti questi luoghi in teoria anche con la normativa OSP emergenziale non si potrebbero allestire arredi. Diciamo “in teoria” perché ovviamente nella pratica moltissimi locali hanno già ignorato il divieto e allestito arredi, certi della generalizzata impunità che ha caratterizzato gli ultimi anni (ma non solo).

Il Regolamento Viario di Roma prevede un totale di 1.151 strade della viabilità principale, tra cui, ad esempio, via di Ripetta e via Sistina, ragion per cui le OSP che si vedono installate sulla carreggiata di quelle strade non ci potrebbero stare.

 

Come detto, questo è un punto su cui le associazioni del commercio battono da anni e dove non sono riusciti ad ottenere nulla neanche da uno a loro favorevole come l’ex assessore Coia.

Ebbene la nuova amministrazione capitolina pare abbia deciso di sbloccare anche questo punto dolente per gli esercenti, sulla qual cosa non ci sarebbe molto da obiettare se l’idea fosse di rivedere la classificazione delle strade, valutando caso per caso se essa sia congrua alla luce dell’attuale situazione cittadina (con tutti gli approfonditi studi che ciò comporti, gli stessi che a suo tempo furono alla base dell’elenco oggi vigente).

Purtroppo però non è questo l’approccio scelto dall’assessore, bensì, sempre stando a quanto riportato dall’articolo de Il Messaggero, ella appare essersi messa a disposizione degli esercenti chiedendo loro di fornire l’elenco delle strade da modificare!?!

 

Questo il virgolettato attribuito all’assessore:

Ho chiesto alle associazioni di fornirmi una lista dettagliata di vie che dovranno cambiare la “classificazione”, in modo da avere un lavoro celere e mirato perché fatto dagli addetti ai lavori

 

Come dire, perché stare a perdere tempo analizzando strada per strada e valutando se esse debbano essere ancora considerate parte della viabilità principale …

Ci sono “… gli addetti ai lavori“, che evidentemente ce capiscono, e quindi avanti con la riclassificazione di tutte le strade (perché lasciarne qualcuna indietro? a che pro?) e campo libero a tutte le OSP possibili ed immaginabili!

 

Noi, come abbiamo scritto a più riprese, non siamo contrari all’utilizzo del suolo pubblico a fini commerciali, ma la cosa deve essere pianificata e gestita dall’amministrazione capitolina affinché le legittime esigenze del commercio vengano coniugate con quelle della mobilità in sicurezza (IN SICUREZZA!) dei cittadini, del decoro e del prestigio della città e del diritto di tutti a godere appieno del suolo pubblico.

Affidarsi agli operatori commerciali per decidere di cosa ha bisogno il commercio romano per prosperare è un errore ormai tipico che viene commesso a Roma da troppi anni e non stupisce che il commercio cittadino sia da una parte alla canna del gas e dall’altra prosperi con un’offerta sempre più al ribasso.

Parafrasando un saggio uscito diversi anni fa (“Salvare il capitalismo dai capitalisti”, edizioni Einaudi) a Roma servirebbe qualcuno per “salvare il commercio dai commercianti”.

Quel qualcuno non è certo l’attuale assessore Lucarelli e farebbe bene il sindaco Gualtieri a richiamarla alla necessità di almeno ascoltare le altre voci cittadine che vorrebbero dire la loro affinché si raggiunga la migliore sintesi possibile in vista del pubblico interesse.

 

L’utilizzo del suolo pubblico a Roma necessita di un totale ripensamento, per farne uno strumento di governo del territorio, incentivando l’apertura di attività commerciali in certi luoghi della città, dove ve ne sono meno e la loro presenza aiuterebbe, e disincentivandole in altri nei luoghi, dove c’è troppa concentrazione che genera problemi anche gravi come la cosiddetta “malamovida“.

 

Che un sindaco improvvisato come Gualtieri non fosse preparato ad affrontare i temi del commercio romano non stupisce, ma il dover prendere atto che la responsabile da lui messa al commercio sta andando in perfetta continuità (a volte anche peggio) col suo predecessore della giunta Raggi getta nello sconforto!

 

Nessuno si aspettava che gli annosi problemi di Roma si potessero risolvere con la bacchetta magica, ma la strada intrapresa dalla giunta Gualtieri mostra che abbiamo di fronte altri 5  anni di passione e probabile ulteriore declino per la città.

 

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3 risposte

  1. Io la dico in un altro modo:
    A Roma non c’è un assessore al commercio, c’è un assessore ai commercianti…

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