Telecamere contro i roghi tossici. Ma non basta!

La Sindaca annuncia la videosorveglianza del campo rom di via Salviati. Un palliativo inutile se non si interviene all'origine e cioè sugli svuota cantine

 

A Tor Sapienza hanno montato un paio di telecamere per controllare il campo rom e prevenire il fenomeno dei roghi tossici. La notizia potrebbe finire qui, almeno secondo i grandi giornali, che in effetti si sono limitati a riportare il post pubblicato su Facebook dalla Sindaca e al limite raccogliere il parere dei residenti.

Lungi da noi voler fare lezioni di giornalismo perché proprio non possiamo permettercelo pur svolgendo questo mestiere da quasi 30 anni. Ma se fare il giornalista si esaurisce nel riportare le notizie delle fonti ufficiali, a che serve avere tanti giornali? Basta uno che ripete i comunicati del Comune o del Governo e qui finisce l’informazione.

La questione dei roghi tossici non viene affrontata per la prima volta a Roma e anzi è stata oggetto di decine di approfondimenti e inchieste delle forze di Polizia. Tutte hanno portato alla conclusione che i roghi nei campi rom sono l’ultima parte di una filiera che comincia con degli “innocenti” adesivi che pubblicizzano traslochi e svuota cantine a pochi euro. Da qui provengono i materiali che invece di essere smaltiti correttamente nelle discariche, diventano oggetti da cannibalizzare per ricavarne qualcosa e la parte finale viene bruciata.

 

Ha davvero senso mettere un sistema di telecamere che sarà costato qualche migliaia di euro e che nessuno guarderà o sarebbe stato più utile interrompere la causa dei roghi all’origine? Decine di associazioni e cittadini hanno sottoscritto un appello che diarioromano ha contribuito a realizzare diretto proprio al Parlamento e al Governo perché vengano messi a disposizione delle forze dell’ordine gli strumenti corretti per bloccare la filiera dell’illegalità. Blocco delle utenze telefoniche, possibilità di sequestrare i mezzi utilizzati per il trasporto illecito e creazione di un elenco nazionale dove far confluire le violazioni. 

Un provvedimento legislativo nazionale che la Sindaca Raggi potrebbe sollecitare ai suoi compagni di partito e che darebbe nuove armi per combattere il fenomeno. Le telecamere sono comunque benvenute, si intende, e non si vuole qui fare il signor no nei confronti di qualunque iniziativa. Ma, data la difficoltà di arginare il fenomeno, occorre concentrare gli sforzi su quelle azioni veramente utili. E le telecamere lo sono parzialmente, come spiega Roberto Torre del Comitato Cittadini Tor Sapienza: “Il Campidoglio dà dimostrazione della sua non conoscenza del fenomeno di via Salviati e della sua incapacità nel gestire questa città. 5 anni per montare una telecamera inutile e costosa e che non sarà assolutamente utile a capire se i fumi siano di riscaldamento o di fornaci all’interno dei container ove si brucia di tutto”, ha scritto su Facebook.

Sarebbe importante che i giornali, quando riportano le notizie, provassero a fare una semplice ricerca su Google. Con le parole “roghi tossici e svuota cantine” sarebbero venuti fuori l’impegno del NAD, il Nucleo Ambiente e Decoro della Polizia di Roma Capitale, il lavoro delle associazioni di quartiere con i successi ottenuti da Flavio De Septis alla Caffarella, i video dei cittadini nei quali spiegano perché non ci si deve rivolgere a questi traslocatori illegali.

La Sindaca ha scritto che “il nuovo sistema di sorveglianza, che garantisce un monitoraggio continuo e l’individuazione di eventuali fonti di calore fino a una distanza di 1 km, è collegato alla Sala Sistema Roma. Sarà presto funzionante anche in altri campi rom della città: a via di Salone, via Cesare Lombroso, via Luigi Candoni, Castel Romano e la Barbuta. In questo modo garantiamo un maggiore controllo e interventi più veloci per migliorare la sicurezza, la salute pubblica e il decoro”.  Bene, ma oltre a fare copia e incolla delle autocelebrazioni della Raggi, non sarebbe necessario domandarsi se davvero qualche telecamera può bloccare un fenomeno che sta devastando il territorio romano?

Ogni anno a Roma si registrano dai 180 ai 230 roghi illegali che inquinano l’aria e attentano alla salute degli abitanti. In sostanza un rogo ogni 1,5 giorni rende la vita impossibile ad oltre 400 mila residenti della Capitale. Ma nello stesso tempo nascono decine di micro-discariche abusive. Secondo l’Arpa Lazio, a Roma vi sono 300 siti abusivi di scarico e ben 23 dichiarati ad “alto rischio ambientale”.
Il GRE (Gruppi Ricerca Ecologica del Lazio) ha calcolato che quasi 200 mila metri quadri di territorio sono ricoperti di frigoriferi, calcinacci, materassi, mobili e addirittura amianto.

Servono otto telecamere o è necessario risalire all’origine del fenomeno?


 

Se fermiamo adesivi e cartelli possiamo rallentare i roghi tossici – Diarioromano

Tante adesioni all’appello No Roghi Tossici. I video delle associazioni – Diarioromano

Roghi tossici: l’esempio del comitato Caffarella e la collaborazione con le forze dell’ordine – Diarioromano

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Una risposta

  1. Solita “raggiata”. Il campo di via salviati è DI Fronte alla questura ufficio immigrazione, cioè a un posto pieno di polizia.
    All’entrata da almeno un anno c’è una macchina dei vigili.
    I roghi proseguono indisturbati perché i materiali vengono fatti passare dai buchi della recinzione e perché dopo essere stati accesi, nessuno né polizia né tanto meno i vigili osano entrare dentro a idEntificare e arrestare gli autori o sequestrare furgoncini usati per il trasporto.
    Avremo solo tanti bei filmini inutili..

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