Sui cordoli di viale Eritrea, il Messaggero come la pensa?

Lo chiediamo di nuovo al direttore Virman Cusenza e perché no, al suo editore, Francesco Gaetano Caltagirone. Sui cordoli a viale Libia e viale Eritrea, il Messaggero come la pensa? Il re del cemento, in occasione della festa per i 140 anni del quotidiano, ha citato addirittura Seneca per trasmettere la linea del suo giornale: “Da nulla bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore, il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare ma dove tutti vanno. E niente ci tira dietro i mali peggiori come andare dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori”.

Una frase straordinaria che potrebbe riferirsi al populismo imperante oggi, alle soluzioni facili rispetto ai problemi complessi, al “l’ho letto su Facebook”. Ebbene se questa è linea del Messaggero perché, in un taglio basso della prima pagina della cronaca, Pietro Piovani elenca le false convinzioni sulla pericolosità dei cordoli per i ciclomotori, tutto condito dalla solita tiritera delle buche e dei tombini profondi come pozzi? Perché dare voce a chi si lamenta per partito preso piuttosto che analizzare i vantaggi per la cittadinanza tutta e spalleggiare la giunta 5stelle che per una volta ha avuto coraggio?

 

Il Messaggero non è nuovo a battaglie oscurantiste e passatiste. Nel 2013, dopo la chiusura di via dei Fori Imperiali, aizzò i lettori a ribellarsi contro la decisione di Ignazio Marino. Riassumemmo in questo pezzo su bastacartelloni, la serie di articoli campati in aria che ogni giorno venivano pubblicati nelle pagine di cronaca per criticare la scelta più di rottura che si potesse fare in quel momento. Sulle sue pagine raccontò di improbabili turisti spaventati dalla pedonalizzazione (!), di présidi  preoccupati perché i genitori non avrebbero potuto portare i loro figli a scuola. Una visione ottusa che nulla ha a che vedere con la natura innovativa citata da Caltagirone.

Le scelte dei grandi giornali di schierarsi contro la modernità e il progresso sono una delle cause dell’arretratezza di Roma. E’ riconosciuto in tutte le grandi città d’occidente che l’arredo urbano è l’unica soluzione al caos: carreggiate più strette per evitare la doppia fila, dissuasori di sosta sui marciapiedi, preferenziali protette dai cordoli. Da un quotidiano con quella storia ci si aspettano battaglie per avvicinare Roma alle grandi capitali d’Europa e non per renderla simile al sud povero del mondo.

Guardate cosa è successo ieri in viale Romania, accanto all’Università Luiss e al Comando Generale dei Carabinieri. Una macchinetta di un ragazzino cresciuto con la mentalità del “tutto è permesso” lasciata in quel modo sul ciglio della strada e un’auto parcheggiata al centro della carreggiata hanno bloccato il traffico per tutta la mattina.

 

Il bus bloccato e nessuno che riusciva ad andare avanti o indietro. Episodi come questo accadono ogni momento in tutta Roma per l’errato arredo urbano. Per un dimensionamento sbagliato delle strade. E a viale Eritrea la doppia fila perenne rallentava un’arteria di collegamento tra quartieri popolosissimi e il centro. Ogni giorno da Porta di Roma, Montesacro, Talenti, Africano, partono migliaia di persone dirette al centro in bus o col mezzo privato che restavano ostaggio di pochi idioti che parcheggiavano perennemente in doppia fila. Con i cordoli questo problema non esisterà più e la vita di tantissimi pendolari sarà migliore.

Perché non incitare l’amministrazione a riproporre i cordoli anche in altre strade di Roma, invece di dare voce alla pancia di chi sa solo lamentarsi? Perché non condurre un’inchiesta sul tempo che i pendolari risparmiano grazie alle preferenziali protette? Perché non intervistare un esperto che spieghi che nessun pericolo per i ciclomotori è provocato dai cordoli invece di accodarsi, come diceva Seneca, “alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori”?

 

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