Stazione Vigna Clara: la strana sentenza del Tar e le speranze di apertura

Una storia lunga 28 anni che sembrava stesse per avere un lieto fine. E invece, il 28 marzo una sentenza del Tar ha rimesso in discussione l’apertura della stazione Vigna Clara. E’ dal 1990 che gli abitanti della zona aspettano il completamento dell’anello ferroviario e il passaggio dei treni che potrebbero collegare il quartiere con tutta Roma. Quella stazione, tristemente nota come l’esempio dello spreco per i Mondiali di calcio del 1990, è stata completamente ristrutturata nel 2015 dopo che era stata abbandonata e devastata dai vandali.

Durante l’amministrazione Marino, c’era la certezza che gli ostacoli sarebbero stati superati tanto è vero che Comune di Roma e Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, hanno investito 110 milioni per rimettere a nuovo la fermata e costruire un parcheggio di scambio. Ma sull’opera pendevano due ricorsi al Tar: uno presentato dalla clinica Ars Medica e da un condominio di via Ferrero di Cambiano e l’altro da alcuni residenti. Il Tar ha prima accolto il ricorso dei residenti che poi è stato negli anni superato dagli aggiornamenti all’opera. E adesso ha parzialmente accolto il ricorso dell’Ars Medica e del condominio. Scriviamo parzialmente perché questa sentenza è davvero di difficile comprensione. Qualcuno l’ha definita pilatesca perché si lava le mani della questione e rimanda di fatto al Consiglio di Stato.

In realtà si tratta di una sentenza sibillina, al punto che ci sono voluti diversi avvocati e giuristi per comprenderne il significato. Evitiamo di commentare l’assurdità di una giustizia amministrativa che impiega anni per vagliare le richieste di un gruppetto di persone che stanno bloccando una fondamentale opera pubblica e che alla fine emette un giudizio che neanche si comprende. Proviamo invece ad andare nel merito e analizzare i possibili scenari.

Il primo scenario, quello peggiore che non si augura nessuno se non i condòmini di via Ferrero di Cambiano (!!), prevede uno stop all’apertura della stazione fino all’esito definitivo del giudizio davanti al Consiglio di Stato. Questo vorrebbe dire attendere anni (da 3 a 5) e nel frattempo lasciare che la stazione appena rimodernata torni ad essere preda dei vandali. Oppure, per evitare la devastazione, pagare (come sta avvenendo in questi mesi) una società di vigilanza che impedisca l’accesso agli estranei.

Il secondo scenario prevederebbe la messa in esercizio dei treni entro fine anno sebbene con una specifica tipologia di mezzi e una velocità limitata. Questa è l’interpretazione dell’ufficio legale di Rfi, del comitato “Un anello per Roma”, dell’ex consigliere Pd Athos De Luca e di alcuni cittadini che hanno seguito da vicino la questione. Dobbiamo usare il condizionale perché la sentenza non è chiara, non è facilmente leggibile. Ma – stando al parere di questi esperti – il Tar avrebbe stabilito che su quella tratta possono passare solo i treni per i quali era stato presentato il progetto originario nel 1990, cioè locomotiva e vagoni sotto un certo peso e che non superino i 55km/h. E’ chiaro che essendo trascorsi 28 anni, i treni sono cambiati e diventati più veloci e più pesanti. Ma poiché le carte progettuali presentate all’epoca sono ancora quelle alle quali si fa riferimento, occorre che i treni siano quelli previsti in quel progetto.

Ecco allora che basterebbe che Rfi optasse per mettere in esercizio mezzi con quelle caratterstiche per bypassare la sentenza. Un comunicato ufficiale di Rfi aggiunge che altri tipi di treni (treni merci o più pesanti) al momento non sono previsti e che si potranno mettere in circolazione solo “con il completamento dell’intero anello ferroviario“.

Insomma se davvero fosse così, le Ferrovie sarebbero pronte a far circolare treni leggeri che non superino i 55km/h già nei prossimi mesi, senza aspettare lunghi ricorsi al Consiglio di Stato.

 

Sarebbe questa una buona soluzione di compromesso che sbloccherebbe un’opera fondamentale per il quadrante nord e che metterebbe a frutto i 110 milioni di euro spesi per rifare la stazione. Per il momento possiamo solo attendere che Rfi chiarisca ulteriormente la propria posizione, nella speranza che tutto si risolva senza far ricorso ai giudici del Consiglio di Stato.

 


Per scaricare la sentenza n. 03418/2018 cliccare qui

Per la storia di questa stazione e dei ricorsi rimandiamo al nostro articolo del marzo 2017

 

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2 risposte

  1. Grazie per aver sintetizzato così bene tutta la tragica vicenda della Stazione di Vigna Clara.

  2. Io me li ricordo benissimo i treni che hanno circolato su quella linea in quei pochi giorni del 1990, dato che riuscii a viaggiare tra Roma Ostiense e Farneto il giorno della partita Italia – Uruguay.
    I treni erano composti da locomotive E646 e da carrozze a piano ribassato, quelle che i ferrovieri allora chiamavano “navettoni”, e che circolano ancora oggi. Le E646 oramai sono roba da museo. Ma, in ogni caso, non si trattava certamente di materiale leggero. Mi ricordo di un mio amico allora neo-assunto alle FS che mi disse che per rimediare quel materiale rotabile si erano dovuti impiegare treni che normalmente circolavano sulla Roma – Cassino e sulla Roma – Nettuno. I treni che circolano oggi sulle varie relazioni FR non sono certo più pesanti di quei treni del 1990, per cui ritengo possibile l’ipotesi di apertura della linea con quelle condizioni imposte dal TAR.

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