Rimborso permessi ZTL: Virginia Raggi costringe i cittadini al TAR

Dopo mesi di tentativi di interlocuzione i titolari di permesso inviano un'ultima lettera aperta alla sindaca senza ricevere riscontri. Ricorreranno al TAR. Una sconfitta per tutti, Comune incluso

Chi ci legge sa quanto abbiamo seguito la questione dei permessi ZTL regolarmente, e profumatamente, pagati dai titolari ma in gran parte non utilizzati lo scorso anno a causa dello spegnimento dei varchi elettronici.

L’ultima volta ne abbiamo parlato ad inizio gennaio, ripercorrendo la vicenda iniziata a marzo 2020 e informando dell’ultima iniziativa presa da un’associazione del centro storico in rappresentanza di molti titolari di permesso.

L’Associazione Residenti Campo Marzio ha infatti fin dall’inizio sollecitato l’amministrazione capitolina a tener presente i diritti dei titolari di permesso ZTL a fronte delle ripetute decisioni di spegnere i varchi elettronici. Perché se può essere comprensibile agevolare la mobilità privata per compensare la ridotta capacità del TPL causa COVID19, benché l’assenza totale di una strategia abbia vanificato in gran parte le decisioni del Comune, non è pensabile mettere a carico di una sola categoria di cittadini i costi della misura.

 

L’ultimo tentativo dei titolari di permesso ZTL, tramite detta associazione, è stato l’inviare una lettera aperta alla sindaca Virginia Raggi chiedendole di prendere finalmente una decisione rispetto alle loro legittime richieste.

Lo spunto è stato il leggere che l’amministrazione a fine dicembre ha trovato 36 milioni di euro per riconoscere un bonus aggiuntivo (ulteriore rispetto ai premi di base) ai dipendenti capitolini. Nulla contro questi ultimi, ovviamente, ma considerando la generale impreparazione dell’amministrazione capitolina ad affrontare una situazione con almeno l’80% del personale a lavorare da remoto, in assenza di procedure e strumenti adeguati, viene da chiedersi cosa possa aver giustificato l’elargizione di un bonus aggiuntivo.

E a costo di far peccato, non si può non pensare ad una mossa della Raggi per assicurarsi la benevolenza dei circa 30.000 dipendenti capitolini in vista delle prossime elezioni, il tutto a spese del contribuente.

 

Il testo della lettera può essere letto sulla pagina facebook dell’associazione e per essere sicuri che non sfuggisse alla sindaca è stato anche ripreso nella cronaca di Roma de La Repubblica di ieri.

 

 

Nella lettera, l’associazione informa che i tempi per un eventuale ricorso al TAR per ottenere i risarcimenti sono ormai maturi anche se la soluzione migliore per tutti, Comune di Roma incluso, sarebbe il giusto riconoscimento da parte dell’amministrazione capitolina dei diritti dei titolari di permesso ZTL.

 

Avrà la sindaca Raggi risposto alla richiesta o fornito un qualsiasi riscontro alla lettera? Ebbene no, nulla, il silenzio più totale, dimostrando una totale mancanza di rispetto nei confronti di migliaia di cittadini, residenti del centro storico ma anche operatori commerciali che ogni anno versano migliaia di euro ciascuno nelle casse del Comune.

 

A questo punto i titolari di permesso non hanno altra alternativa che ricorrere al giudice amministrativo per veder riconosciuto un diritto che la stessa amministrazione ha ritenuto fondato (vedasi formula inserita nelle ultime ordinanze di spegnimento dei varchi elettronici: “Eventuali rimborsi per i titolari di permessi ZTL acquistati e di fatto non utilizzati in relazione alla sospensione delle limitazioni di traffico …”).

Il Comune di Roma non potrà che soccombere in un giudizio amministrativo, come già avvenuto per la stessa fattispecie sollevata da un’azienda di bus turistici, ma probabilmente Virginia Raggi penserà che le conseguenze saranno a carico della prossima amministrazione, da chiunque essa verrà guidata.

 

Un atteggiamento simile la Raggi lo ha tenuto riguardo l’esito del referendum sul trasporto pubblico, quello tenutosi nel 2018 e vinto dal Sì, ossia dalla necessità di mettere a bando il trasporto pubblico romano, ma del tutto ignorato dall’amministrazione.

I promotori del referendum hanno dovuto ricorrere per ben due volte al TAR per veder riconosciuta la loro vittoria ed è di pochi giorni fa la notizia della seconda sentenza che dà dieci giorni alla sindaca Raggi per proclamare la vittoria del sì; se ciò non avverrà, la proclamazione sarà fatta dal Prefetto di Roma.

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