Residence Roma: forse è la volta buona per buttarlo giù

Fu il simbolo dell'emarginazione. Oggi i 5 giganti scheletri di cemento deturpano l'accesso alla Valle dei Casali. Gualtieri: "Entro il 2024 qui ci sarà una scuola"

 

Questo articolo del Corriere, datato 27 dicembre 2014, è nella perfetta tradizione romana degli annunci della politica e degli imprenditori, cui non viene dato alcun seguito. Sono trascorsi da allora otto anni ma lo scheletro dell’edificio simbolo dell’occupazione abusiva e dell’emarginazione è ancora lì, in via di Bravetta. Di quel progetto di riqualificazione di cui parlavano i Mezzaroma, proprietari della struttura, non si è più fatto nulla non solo per la cattiva volontà dei costruttori ma anche per la scarsa collaborazione delle amministrazioni che si sono succedute.

Oggi, a metà 2022, si torna a parlare dell’ex Residence con un piano più concreto e probabilmente reale. La giunta Gualtieri ha approvato il recupero del terreno, l’abbattimento dei cinque palazzi e la realizzazione di un polo scolastico con nido, materna e superiori. Inoltre al posto dell’eco-mostro in cemento, sorgerà una piazza che costituirà la porta di accesso alla bella Valle dei Casali.

 

Il finanziamento deriva dai soldi che gli stessi costruttori pagarono per gli oneri concessori e cioè sei milioni di euro. Denaro che non è mai stato utilizzato per le opere di urbanizzazione del quartiere come sarebbe previsto dai regolamenti.

L’ex residence ha una storia travagliata, ben conosciuta da chi negli ultimi 20 anni ha lavorato nelle redazioni di cronaca dei giornali. Costruito alla fine degli anni ’70, divenne un luogo per l’accoglienza temporanea dei senza casa (all’epoca si chiamava “assistenza alloggiativa”). Quando gran parte delle famiglie assegnatarie venne trasferita in appartamenti definitivi, il Roma fu occupato abusivamente da gruppi di persone che erano in perenne conflitto tra loro. Da una parte i rom, dall’altra gli immigrati, con gli italiani che ne approfittavano per svolgere attività criminali come spaccio e ricettazione.

Chi scrive fu l’ultimo giornalista ad entrarci con una telecamera. Era il 2006 quando uscì la notizia di una mamma e una figlia che avevano allestito un vero e proprio supermercato della droga all’interno dell’ex Residence. Mi infiltrai con un operatore con telecamera nascosta per il Tg5, dove lavoravo. Ne venne fuori un bel reportage che fu l’ennesima conferma che quell’edificio non poteva più restare nelle condizioni in cui era. Pochi mesi dopo, con una delibera comunale in accordo con la proprietà, l’immobile fu sgomberato definitivamente.

Da allora lo scheletro è rimasto lì a ricordare quegli anni terribili. I Mezzaroma volevano farne un condominio con palestra e servizi ma prima la convenzione col Campidoglio è arrivata in ritardo, poi il cantiere fu bloccato dal Tribunale perché i costruttori avviarono i lavori senza aver ottenuto tutti i permessi. L’intero quadrante soffre di abbandono da parte delle istituzioni. Poco più in là, il Forte Bravetta versa in condizioni disperate ma anche per questo sono in arrivo novità importanti. Ne parleremo in un prossimo articolo.

 

La settimana scorsa Gualtieri ha fatto un lungo tour nel quartiere con l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia e il presidente del Municipio XII, Elio Tomassetti. I tre hanno promesso che l’accordo con l’impresa privata è già stato trovato e a giugno 2024 “sarà tutto pronto“, parole di Gualtieri. Un ottimismo, quello del Sindaco, un pochino avventato perché chi conosce la storia dell’ex Residence Roma ci va cauto. Forse il Sindaco non ha idea del passato di questo immobile. Ad ogni modo secondo alcune fonti la nuova convenzione non è ancora stata firmata, sebbene l’accordo sia stato trovato. Sarebbe bene prima ottenere tutte le firme e poi parlare di tempi.

Lo scempio del cemento a vista al confine con una riserva naturale deve avere fine. Erano 90 mila metri cubi di edificato, con cinque palazzine di sette piani ciascuna per un totale di 533 mini appartamenti. Per scongiurare nuove occupazioni furono demoliti tutti i tramezzi e lasciate solo le strutture in cemento armato. Ma la scena post-bellica non è degna di una capitale moderna. Sarà davvero questa la volta buona per la demolizione?


 

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