Quando si comincia a parlare di Roma con i candidati a sindaco?

Più o meno definito il ventaglio di candidati del centrosinistra, proponiamo incontri pubblici dove metterli alla prova, come si fece con Ignazio Marino nel 2014

Comincia ad affollarsi la corsa al Campidoglio del prossimo anno.

Entra definitivamente in campo Carlo Calenda, che ha ufficializzato la sua candidatura in diretta nazionale a “Che tempo che fa” (c’è chi può …), ed esce Massimo Giletti che domenica sera ha escluso di volersi candidare per il centrodestra.

 

Sul fronte del centrosinistra le candidature ufficialmente espresse, a meno di nostre sviste, sono in ordine di presentazione quelle di Tobia Zevi, Giovanni Caudo, Monica Cirinnà e Carlo Calenda. I primi tre si sono dichiarati a favore della scelta del candidato finale tramite le primarie, mentre Calenda ha detto che a suo avviso le primarie non servono (ricordando la storiaccia di Marino, vincitore delle primarie nel 2013) e che anzi sarebbe un problema svolgerle durante l’emergenza COVID19.

 

Il centrodestra potrebbe indicare un nome questa settimana, una personalità della società civile a detta di Matteo Salvini, mentre l’M5S rimane al momento con l’autocandidatura di Virginia Raggi, pur non particolarmente appoggiata dai vertici del movimento.

Da ricordare la volontà di candidarsi a sindaco di Roma di Monica Lozzi, attuale presidente del Municipio VII, ex Cinque stelle ed ora nel movimento di Gianluigi Paragone, di cui però non si è saputo più nulla, e da segnalare l’alquanto velleitaria autocandidatura di Vittorio Sgarbi per il centrodestra.

 

Il problema più grosso che noi vediamo al momento è che si sta ancora parlando solo di possibili nomi. Di analisi dei problemi di Roma e confronti sulle possibili soluzioni non vi è ancora traccia, col concreto rischio che ancora una volta i cittadini saranno chiamati a votare un leader salvifico che poi alla prova dei fatti potrà facilmente rivelarsi inadeguato/a o impossibilitato/a ad agire.

Ci siamo già passati prima con Ignazio Marino, silurato dal suo stesso partito dopo che era stato addirittura acclamato alle primarie, e poi con Virginia Raggi, che pur non avendo dato mostra di conoscere un bel niente di Roma e della macchina amministrativa ricevette un’investitura colossale alle ultime elezioni, con la conseguenza di finire per affossare una città già in ginocchio.

 

Di tentativi per mettere da parte i soli nomi o quantomeno per affiancargli una discussione nel merito dei problemi ce n’è stato qualcuno nel recente passato, a cura di Enrico Stefàno nel M5S e Gianni Cuperlo nel PD, ma come previsto sono stati ignorati in primis dagli stessi schieramenti di provenienza.

 

Dello stesso tenore, benché su un tema specifico come la nuova governance di cui abbisognerebbe Roma come capitale d’Italia, registriamo l’intervento di Riccardo Magi ieri su Il Foglio. Il deputato di +Europa, presidente di turno dell’Osservatorio Parlamentare per Roma, descrive il rischio di assistere ad una specie di incontro di wrestling per le elezioni romane del 2021, “con evoluzioni tanto plateali quanto irrealistiche“, ma col risultato che chiunque vinca non sia poi in grado di incidere quanto occorre sui problemi della città.

Secondo Magi i problemi pluridecennali di Roma affondano infatti le proprie radici nelle croniche sofferenze della finanza pubblica della Capitale e nella questione mai risolta del decentramento dei poteri, “… con l’impossibilità di governare un’area così vasta, eppure diversificata, su un piano alto e strategico e al contempo di prossimità. In altre parole il Comune di Roma è insieme troppo piccolo e troppo grande. Sta tutta qui la sua crisi istituzionale.

Una crisi che investe direttamente la classe dirigente nazionale che da tempo avrebbe dovuto farsene carico definendo l’ordinamento della Capitale, come prevede la Costituzione. E invece, ignorando la questione, l’ha abbandonata.

 

Ogni tanto il tema di una riforma istituzionale che dia a Roma uno status diverso da tutte le altre grandi città italiane emerge nel dibattito cittadino e nazionale ma in preparazione alle elezioni del nuovo anno esso non può non essere uno dei punti fondamentali di qualsiasi credibile candidatura.

 

Ora che nel campo del centrosinistra sembra si siano definite le possibili candidature a nostro avviso è ora che i candidati comincino fin da subito ad aprirsi al confronto con la città, mostrando se e come sono attrezzati a prendersi sulle spalle il riscatto di Roma.

L’unica possibilità per chiunque voglia cimentarsi con il governo di Roma, nelle condizioni in cui la città si trova, è infatti riuscire a coinvolgere quante più risorse cittadine possibili e per farlo bisogna anzitutto dimostrare di essere in grado di confrontarsi apertamente con i cittadini.

Ma non parliamo degli incontri elettorali classici, quelli dove i candidati ascoltano le richieste dei cittadini e illustrano i loro fantasmagorici programmi.

A noi piacerebbe che i candidati si rendessero disponibili ad un incontro sul tipo di quello che si tenne nel dicembre 2014 tra l’allora sindaco Ignazio Marino e i blog anti-degrado. Fu un incontro franco, con domande non preparate ed anche scomode per il sindaco a cui però lui non si sottrasse.

A nostro avviso questo sarebbe il modo giusto di “scoprire” il valore di ognuno dei candidati, ossia sottoporli alle domande di chi i problemi cittadini li conosce in maniera approfondita, nella loro complessità, e li affronta da anni avendo spesso elaborato possibili soluzioni.

 

Sarebbe questo un modo efficace per fornire ai cittadini gli elementi per decidere anzitutto chi votare alle eventuali primarie del centrosinistra, evitando per quanto possibile un voto “di pancia”, dettato da simpatie, antipatie o pilotato da strategie di marketing elettorale.

 

Proveremo ad invitare i candidati del centrosinistra a questo tipo di incontri, coinvolgendo gli altri blog e le associazioni cittadine che possano sia metterli alla prova con domande incalzanti, sia fornire elementi per impostare future collaborazioni.

 

Pretendere di governare Roma è una cosa da far tremare i polsi a chiunque abbia un po’ di sale in zucca, per cui chi dovesse aver paura di confrontarsi a viso aperto con cittadini e associazioni che hanno dimostrato di avere a cuore la città dimostrerebbe automaticamente di non essere adatto/a a farlo.

Vedremo quale sarà la risposta dei candidati del centrosinistra.

 

La stessa cosa proveremo a farla con il/la candidato/a del centrodestra, quando verrà individuato/a, e con tutti gli altri candidati che ci appariranno non di pura testimonianza o disturbo. Inviteremo ad un incontro anche l’attuale sindaco Raggi, anche se abbiamo la quasi certezza che non accetterà mai, continuando a sfuggire al confronto con i cittadini come ha fatto finora.

 

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