Palazzo Rivaldi arriva la svolta: 40 milioni per il restauro

Firmato l'accordo tra Ministero e Regione per la rinascita del magnifico edificio sui Fori Imperiali, chiuso da anni. Obiettivo: aprirlo entro il Giubileo

Ad agosto 2020 sembrava che per Palazzo Rivaldi fosse imminente una nuova vita. Allora, infatti, il Mibact lo inserì tra i “Grandi Progetti Beni Culturali”. Ma ancora mancava un passaggio che è arrivato in questi giorni con la firma dell’intesa tra il ministro Dario Franceschini e il presidente della Regione Lazio Zingaretti. Un accordo che permette non solo lo stanziamento di 40 milioni ma sbroglia l’intricata situazione della proprietà.

Oggi Palazzo Rivaldi appartiene all’Isma, l’Istituto Santa Maria in Aquiro che ha come scopo i servizi pubblici alla persona. Un ente di beneficienza che non ha la possibilità diretta di restaurare un edificio di quel tipo, ricco di storia e opere d’arte. La Regione Lazio acquisirà nel proprio patrimonio Palazzo Rivaldi in cambio di 25 milioni di euro. Questa somma verrà usata da Isma per risanare il complesso immobiliare di Val Cannuta, anch’esso in abbandono da anni, che diventerà un centro di 6mila metri quadri per le persone più bisognose. Dunque una operazione che avrà un duplice obiettivo: restituire a Roma la magnificenza di Palazzo Rivaldi e nello stesso tempo ricostruire in periferia un centro di assistenza e servizi per le persone disagiate.

Franceschini si dice soddisfatto e si pone una scadenza temporale: apertura al pubblico entro il Giubileo del 2025. Magari, in quell’occasione – si augura il Ministro – nel palazzo potranno essere esposti i marmi  della collezione Torlonia oggi in mostra a Villa Caffarelli. Vedremo se le tessere di questo complicato mosaico andranno al loro posto e se davvero si riuscirà a raggiungere lo scopo, ma sicuramente una soluzione al degrado del palazzo andava trovata. Nella rubrica Città in rovina più volte abbiamo seguito le vicende di questo edificio dalla storia tormentata.

 

Quelle mura, quegli affreschi, quei soffitti intarsiati hanno ospitato cardinali, nobili, suore ma anche prostitute, sbandati, contestatori, artisti. Nei suoi cinque secoli di storia, Palazzo Silvestri Rivaldi è stato testimone d’eccezione di epoche irripetibili: dagli intrighi della corte di Papa Paolo III Farnese alla generazione bit dei musicisti indipendenti degli anni ’70.

Costruito nella prima metà del ‘500 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, il palazzo nasce come residenza di Eurialo Silvestri, ascoltato maestro di camera di Papa Paolo III. La bella sorella di Eurialo, Lola, fu amante del Papa e gli diede dei figli. Così il Pontefice concesse il privilegio alla famiglia Silvestri di costruire su un importante terreno, proprio accanto ai Fori. In segno di gratitudine, Eurialo chiamò ad abbellire la dimora gli stessi artisti che avevano decorato Palazzo Farnese. Nei secoli successivi, fu acquistato dal cardinale Rivaldi che ne fece un luogo di beneficenza, ospitando donne sventurate, orfani e ammalati.

Diventato convento, fu poi occupato – negli anni 70 del 900 – dai movimenti che lo trasformarono in quello che oggi chiameremmo “un centro sociale”. Renato Nicolini, usava dire che il “convento occupato” (come lo chiamavano i romani del rione) era l’unico spazio culturale della Roma democristiana. Sotto le volte affrescate, suonavano Tony Esposito, Franco Battiato, i Napoli Centrale con James Senese e si tenevano mostre e iniziative teatrali.

Poi il nulla, le porte vennero sbarrate e gli affreschi iniziarono a rovinarsi a causa delle infiltrazioni. Da allora in quelle stanze entrano solo alcuni restauratori che cercano di evitare la cancellazione ad opera dell’umidità e del tempo dei dipinti. Il Messaggero è riuscito ad accedere assieme allo storico dell’arte Gianni Pittiglia che ha spiegato le origini di alcuni affreschi dalla bellezza immensa.

Nella sala principale è affiorata un’opera che ritrae la Battaglia di Ponte Milvio, molto simile a quella dei Musei Vaticani, nelle stanze di Raffaello. Questo fa pensare che ci sia un legame tra il maestro e gli allievi che lavorarono a Palazzo Rivaldi tra i quali Giulio Romano e Perin del Vaga. E poi la famiglia Medici che ebbe il possesso dell’edificio con i suoi stemmi e le grottesche.

Il Palazzo, insomma, è una miniera di sorprese e potrebbe davvero diventare un luogo di visita da non perdere.

Sta alla politica riuscire a mantenere l’impegno di restituirlo a Roma entro i prossimi quattro anni.

 


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Per le precedenti puntate di Città in rovina, clicca qui

 

 

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Una risposta

  1. Non conoscevo la storia del palazzo, non pensavo che all’interno potesse essere così ricco. Grazie per l’articolo, molto bello, come sempre.

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