Niente Festa della Befana a piazza Navona. Lo aveva deciso la Raggi

L'evento non si terrà per il secondo anno consecutivo a causa del Covid. Il nodo irrisolto della Fiera che fu regalata alle solite famiglie di ambulanti passa ora alla giunta Gualtieri

 

Il brutto bando della giunta Raggi sulla Festa della Befana di piazza Navona di fatto non è mai partito veramente. Approvato nel 2017 tra le polemiche, aveva assegnato l’evento ai soliti bancarellari fino al 2026. Un regalo soprattutto alla nota famiglia Tredicine.

Ma la fiera si è tenuta solo nell’edizione 2018/2019 e fu pure così brutta da far vergognare gli amministratori 5stelle che tanto si erano battuti. Quell’anno la Polizia Municipale rilevò così tante irregolarità che venne chiusa in anticipo. Su 60 banchi, ben 40 vennero multati dimostrando che il bando portava solo illegalità e scarsa qualità dei prodotti.

Per il resto ci ha pensato il Covid. Lo scorso Natale, l’Italia era in piena emergenza sanitaria e il Governo vietò ogni manifestazione di questo tipo. Per la prossima edizione, invece, era stata la stessa giunta Raggi a decretare lo stop: già ad aprile decise che non c’erano le condizioni per un sereno svolgimento della Fiera di piazza Navona, tanto che il nuovo assessore alle Attività Produttive, Monica Lucarelli, non ha potuto fare altro che prenderne atto. “Ho recepito e confermato le disposizioni della precedente amministrazione“, ha detto la Lucarelli al giornale on line Fanpage.

Dunque il virus e la prosecuzione dello stato di emergenza voluto dal Governo Draghi hanno fatto in modo che anche per questo Natale i banchi non saranno montati. Forse la notizia potrà dispiacere i bambini che si divertono a girare tra dolciumi, pupazzi e zucchero filato, ma chi ha buon senso sa che la sospensione non è un male per la città.

La storia di questa Fiera è costellata di errori, abusi e privilegi tanto che già durante la giunta Marino erano stati predisposti nuovi criteri per l’assegnazione dei banchi. Criteri che non piacquero agli operatori che si rifiutarono di ritirare le licenze. Ma l’amministrazione Raggi non ci pensò due volte a predisporre un bando mal scritto che di fatto premiava coloro che avevano la maggior anzianità di servizio e cioè i Tredicine. L’errore – evidentemente voluto dal presidente dell’epoca della commissione commercio Coia – fu denominare l’evento “Fiera” e non “Festa”. Una differenza non certo lessicale ma giuridica. In caso di fiera, infatti, la gran parte dei posti sarebbe stata assegnata a coloro che avevano operato negli anni precedenti. 

Nonostante decine di articoli e richiami da parte del nostro giornale e di quotidiani ben più blasonati (in particolare il Messaggero), Coia andò avanti come un treno tanto che alla fine ruppe il rapporto politico e umano con l’assessore Adriano Meloni, un marziano capitato per caso tra i 5stelle che si dimise proprio a causa di piazza Navona. Il suo successore, Carlo Cafarotti, impiegò due anni (!) prima di decidersi a modificare la denominazione da Fiera a Festa. Ma a tutt’oggi nessuno sa se quel processo sia andato a buon fine. Lo stesso Cafarotti fu costretto alle dimissioni per lasciare il posto proprio a Coia che ha guidato il commercio romano fino alle ultime elezioni.

C’è da chiedersi  se i due anni che i vincitori del bando hanno perso per il Covid verranno recuperati spostando il termine dal 2026 al 2028 oppure se andranno persi. Una nostra superficiale interpretazione (di cui non abbiamo alcuna certezza) farebbe propendere per una ipotesi intermedia e cioè l’evento dell’anno scorso potrebbe essere recuperato in quanto fu espressamente vietato dal Governo. Quello di quest’anno, invece, si sarebbe in linea teorica potuto svolgere. A condizione però che gli operatori avessero messo sul piatto 300 mila euro per adeguare la piazza alla normativa anti-terrorismo e anti-pandemia. Un costo molto importante che già nel 2019 (prima ancora che si parlasse di Covid) non vollero sostenere. Ad ogni modo si tratta di materia per avvocati ed è dunque giusto lasciare a costoro la giusta interpretazione delle cose.

Per adesso ci basti sapere che la festa non ci sarà e che per i prossimi anni sarà la giunta Gualtieri a dover decidere se revocare il bando (se ne sussistono i presupposti) oppure se lasciare che un così brutto evento si debba tenere almeno fino al 2026 in una delle piazze più ammirate al mondo. La palla ora è in mano all’assessore Lucarelli che dovrà studiare un dossier piuttosto complicato. Potrebbe chiedere consiglio alla collega Sabrina Alfonsi che seguì da vicino la vicenda: durante la sua presidenza del I Municipio emanò un bando così pieno di irregolarità che l’Anac, l’Autorità Anticorruzione, ne chiese il ritiro. La Alfonsi annullò subito il bando ma quel testo passò alla storia per essere evidentemente sbilanciato a favore dei soliti operatori tradizionali (leggasi Tredicine).

C’è da sperare che Gualtieri si lasci alle spalle gli errori del passato e inauguri un nuovo corso per il commercio romano a partire proprio da piazza Navona e dalla sua storica festa.

 


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