Michetti-Matone: ottime persone ma sanno cosa fare?

La squadra di centro-destra sembra digiuna di programmi e idee. Quattro mesi non bastano per costruire una valida proposta di governo della città

 

Paradossalmente la cosa più giusta su Enrico Michetti l’ha detta la Raggi: “Lega e FdI hanno trovato un candidato ma senza un’idea per la città”. Virginia ne sa qualcosa perché lei stessa ebbe lo stesso cursus honorum. Fu scelta dal Movimento per guidare la capitale senza avere la minima idea di cosa fare. Dopo questi cinque anni di stage retribuito da tutti noi, ora la Raggi comincia a masticare qualcosa dei problemi reali, ma lungi dal trovare la soluzione.

Michetti parte senza alcuna preparazione e si è visto venerdì, durante la presentazione della squadra di centro-destra al Tempio di Adriano. Ha detto banalità sconcertanti, risalendo addirittura a Giulio Cesare, senza entrare nel merito di una sola questione. Scrive Francesco Storace, in una serie di consigli non richiesti al neocandidato, che “il programma è importante fino a un certo punto, tanto la gente non lo legge e non lo calcola”. Forse è vero per vincere le elezioni, ma non è così per governare la città.

Un programma serio, un’idea di futuro, una lista di priorità sono indispensabili per risollevare Roma e negli ultimi 15 anni abbiamo visto solo l’amministrazione Marino avere un suo programma, tanto è vero che fece cose fondamentali nei primi 100 giorni, come pedonalizzare via dei Fori Imperiali e chiudere la discarica di Malagrotta. Gli altri, da Alemanno a Raggi, si sono trovati catapultati in Campidoglio, accompagnati da consiglieri ancor meno competenti. E i risultati si sono visti.

Ecco perché l’aspetto più carente delle candidature del centro-destra è proprio l’assenza di un’idea e di un programma. Le figure scelte, invece, sono migliori rispetto alla media di questo schieramento. 

Enrico Michetti è uno che i processi amministrativi li conosce bene. Non solo ha affiancato diversi sindaci nella qualità di avvocato, ma la sua rivista – Gazzetta Amministrativa – è un punto di riferimento per la qualità normativa e giurisprudenziale. Insomma sarebbe riduttivo fermarsi alla parola “tribuno” come è stato definito per via della sua partecipazione alle trasmissioni di Radio Radio, perché è certamente un professionista che saprebbe dove mettere le mani nella macchina.

 

Simonetta Matone ha un curriculum di tutto rispetto. Un magistrato che ha ricoperto ruoli e incarichi di grande responsabilità e che conosce il mondo carcerario e della giustizia come pochi, ma non ha diretta esperienza sui problemi di Roma. Molti giornali ironizzano sulla definizione di “prosindaco” che le è stata attribuita e non di vice-sindaco. In realtà chi conosce le cose romane sa bene che diverse amministrazioni hanno visto un prosindaco accanto a ottimi primi cittadini. Da Guido Laj, erede di Ernesto Nathan, che fu prosindaco di Roberto Bencivenga e Filippo Doria Pamphili. Per arrivare a Pierluigi Severi, prosindaco di Petroselli e Ugo Vetere. Insomma nessuna ironia su questo ruolo perché una città così complessa ha bisogno di molto impegno e un prosindaco può assumere dei ruoli che a un vice non spettano.

 

C’è poi Vittorio Sgarbi che nella veste di assessore alla cultura potrebbe fare molto, non foss’altro che organizzare mostre di altissimo livello che a Roma mancano da anni. Occorre infatti pensare che il turismo di qualità viene attirato da eventi culturali. Molti italiani, per esempio, sono stati a Parigi dieci volte, eppure ci tornano perché in quella città si realizzano eventi che continuano a renderla attrattiva. Se vogliamo alzare il livello ed evitare il mordi e fuggi che invade le strade mangiando pizzette surgelate, un personaggio di calibro alla cultura non può far male.

Detto questo, occorre capire cosa voglia fare il centro-destra (che ricordiamolo ha molte chances di vincere) di fronte a questioni drammatiche: la discarica provvisoria la vuole? Atac come andrà gestita? Sui trasporti, su Roma Metropolitane, sulle assurde funivie e sul prolungamento delle metro? Il decoro sarà una priorità? Sono domande fondamentali cui mancano le risposte per colpa di Salvini, Meloni e Forza Italia che non sono riusciti a trovare la quadra in tempi ragionevoli. Nominare un candidato a metà giugno quando si vota ad ottobre è ridicolo e mostra disprezzo per l’intelligenza dei cittadini.

Michetti si trova quindi a non dire niente su quello che farà per il semplice motivo che non sa cosa dovrà fare. D’altronde è in buona compagnia: il favorito alle primarie del centro-sinistra Gualtieri (ricordiamo che non è ancora il candidato anche se i giornali lo dimenticano) sa ben poco delle cose capitoline, mentre Calenda ha avuto il buon senso di partire con largo anticipo e ha studiato i principali dossier.

Diarioromano ritiene che la giunta Alemanno sia stata una delle peggiori del dopoguerra e se la batte solo con quella della Raggi, ma occorre capire se il centro-destra sia in grado di esprimere una classe dirigente e delle idee concrete che non siano solo la chiusura dei campi rom. Questa città non può più permettersi giunte improvvisate ed esperimenti, perché in autunno il nuovo Sindaco si troverà di fronte una nuova ondata del virus e avrà i cassetti completamente vuoti: la Raggi non lascia neanche un progetto, se non qualche idea di massima su un paio di tram e due scombinate funivie. Saprà Michetti gestire un’emergenza reale?

Un post scriptum ce lo consentirete sulla questione del voto a ottobre. Lo abbiamo detto più volte e continueremo a farlo perché il ministro Speranza si è assunto una responsabilità politica gravissima. Ha rinviato le amministrative all’autunno con il pretesto del virus quando la reale motivazione era che i due principali schieramenti non avevano ancora scelto i candidati. Una scelta che non ha alcuna base scientifica perché tutti sapevano che in giugno il Covid avrebbe dato tregua, come infatti sta avvenendo, mentre nessuno vuole ammettere che in autunno ci sarà una ripresa dell’emergenza. Purtroppo è una certezza e ci troveremo a votare con il rischio contagio. Una decisione scellerata della quale qualcuno dovrà rispondere.

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Una risposta

  1. La destra ha scelto un candidato a caso, forte dei sondaggi che la danno vincente; il Pd ha scelto l’unico candidato disponibile, sperando in un voto contro la destra. Entrambi gli schieramenti sfruttano il voto romano per consolidare le loro posizioni. Rimane Calenda, al lavoro da ottobre per capire cosa serve e cosa fare a Roma, l’unico libero e che, a mio parere, può continuare il lavoro iniziato da Marino

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