Uno dei mali di Roma, ma anche dell’Italia, è l’ideologizzazione di ogni discussione pubblica: qualsiasi sia il tema, finisce che si creano due fazioni di integralisti, entrambe interessate solo a giustificare la propria posizione e del tutto chiuse a considerare gli argomenti dell’altra parte. In tali situazioni, chi prova a ragionare sulla base di elementi concreti finisce marginalizzato e spesso accusato di “collateralismo” con la parte avversa.
Lo pseudo dibattito sul progetto di termovalorizzatore, tirato fuori dal cilindro dal sindaco Gualtieri nell’aprile 2022, non sfugge alla regola di cui sopra, per cui fin dall’inizio si è creato uno schieramento di sostenitori entusiasti del progetto, convinti che esso risolverà l’annoso problema dei rifiuti a Roma, ed uno schieramento opposto che lo considera un errore clamoroso foriero di conseguenze devastanti, in termini di inquinamento e di conseguenze sulla salute, per i territori in cui esso insisterà.
Nel nostro piccolo noi abbiamo fin dall’inizio provato a ragionare sul progetto, cercando di capire se e quanto esso potesse essere adeguato per la gestione dei rifiuti di Roma. La prima domanda che ci facemmo fu perché un progetto strategico tanto importante non fosse presente né nel programma elettorale di Gualtieri, né nelle sue linee programmatiche una volta eletto, e già su questo una risposta non è stata mai fornita dall’amministrazione in carica.
Nel tempo in molti hanno provato a ragionare sui vari aspetti del progetto, ad esempio il ruolo che finiranno per avere riduzione/riuso/riciclo dei rifiuti con un impianto che richiede quantità monstre di indifferenziata per funzionare, oppure la convenienza economica di un progetto che appare riservare tutti i vantaggi al concessionario e scarica tutti i rischi sul Comune, ossia sulla collettività.
Purtroppo però la pressoché totale assenza di un vero dibattito pubblico non ha consentito di approfondirne tutti gli aspetti, con le due tifoserie convinte che, da una parte, tutte le spiegazioni siano state abbondantemente date, e dall’altra che l’amministrazione stia giocando sporco chiudendosi a riccio su un progetto che avrà chissà quali inconfessabili fini nascosti.
Per quello che conta la nostra posizione riguardo il progetto l’abbiamo espressa un paio d’anni fa, ritenendo l’impianto proposto utile ma sovradimensionato rispetto alle esigenze di Roma, soprattutto considerando la futura nascita di impianti simili, e sottolineando la necessità di rivedere l’accordo capestro che per 33 anni avvantaggerà in maniera eccessiva il concessionario.
Fatta questa lunga premessa, che siamo sicuri non servirà a prevenire i commenti di quelli che continueranno a considerarci degli stolti oppositori del magnifico termovalorizzatore, pensiamo corretto rilanciare la richiesta che qualche giorno fa l’ex-sindaco di Roma Ignazio Marino ha fatto al sindaco Gualtieri di rispondere alle domande che il Parlamento Europeo gli ha inviato quasi un anno fa.
Tali domande sono scaturite da una petizione inviata al Parlamento Europeo e firmata da circa 13.000 cittadini e furono formalizzate in una lettera inviata al sindaco Gualtieri il 7 aprile 2025. Riportiamo di seguito il merito della richiesta:
Non sembrerebbero richieste esagerate ed anzi l’impressione è che ad esse si potrebbe facilmente rispondere sulla base di quanto a più riprese dichiarato dai proponenti il progetto.
Per qualche motivo però l’amministrazione Gualtieri non ha ritenuto di inviare alcuna risposta, costringendo la commissione a scrivergli di nuovo lo scorso 25 febbraio 2026:
Immaginiamo che a seguito di questo sollecito qualcuno dell’amministrazione stia elaborando le risposte alle domande della commissione e probabilmente questo porterà su un binario morto la petizione, perché crediamo che il principio di precauzione, per quanto sacrosanto, sia molto difficile da difendere, a meno di non voler limitare la gran parte delle attività umane.
Stupisce molto però la grande disattenzione dell’amministrazione Gualtieri verso un’istituzione che il sindaco ben conosce, avendoci speso la gran parte della sua vita politica, e a cui deve riservare grande considerazione, se ha scelto di indicarla anche in alcune sue utenze social (@gualtierieurope su Twitter/X).
Riguardo infine l’intervento di Ignazio Marino, legittimo sospettare che dietro vi sia l’interesse a darsi visibilità su un tema tanto divisivo e per un possibile candidato alle prossime elezioni cittadine.
Stando però ai fatti, la sollecitazione viene da un rappresentante al Parlamento Europeo, verte sulla richiesta di una commissione dello stesso parlamento e non fa fare una bella figura alla città di Roma (senza contare che alimenta i sospetti che l’amministrazione abbia tutto l’interesse a mantenere il progetto sottotraccia).
Abbiamo già lamentato la pressoché totale assenza di dibattito pubblico sul termovalorizzatore e questo non è un bel viatico per un’iniziativa dal grande peso economico e che impegnerà Roma per i prossimi 33 anni.
Non sarebbe male che il sindaco Gualtieri cogliesse l’occasione fornita dal Parlamento Europeo per dissipare qualche dubbio e magari offrirsi ad un incontro pubblico dove dibattere “senza rete” su un progetto in cui così tanto crede (lo scriviamo senza, purtroppo, crederci granché).






4 risposte
“Non ho idoli. Ammiro il duro lavoro, la dedizione e la competenza.” — Ayrton Senna.
Inizio con una citazione per dire che rifuggo dagli estremismi e dagli eccessi. Per questo motivo, ho abbandonato i furori giovanili e sono approdato a posizioni moderate. Ciò detto, l’ideologizzazione e la polarizzazione del dibattito odierno è un fenomeno ineludibile a causa di dinamiche politiche (la fine dei partiti di massa che dettavano la linea su argomenti complessi facendo da intermediari tra società e istituzioni) e socioculturali (l’avvento dei social ha segnato la fine dell’approccio fideistico verso i partiti tradizionali favorendo la frammentazione dell’elettorato e trasformando la politica in “follower del malcontento”). Nella società dei social media segnata dalla crescita dei poulismi di destra e di sinistra (v. la politicizzazione del referendum) che trasformano tutto in una sfida tra schieramenti politici anziché sui meriti tecnici, i partiti hanno abusato del referendum (da venti, trent’anni a questa parte) trasformandolo in un strumento di scontro tra fazioni, una sorta di “mid-term” elettorale, e A QUESTO NON SFUGGE L’USO STRUMENTALE DI ARGOMENTI TECNICI COME LA CHIUSURA DEL CICLO DEI RIFIUTI SEMPLIFICANDO TEMI COMPLESSI PER TRASFORMARLI IN POLARIZZATORI IDEOLOGICI PER MOBILITARE L’ELETTORATO. Questa lunga introduzione serve per dire che NON mi fingerò esperto di ciclo dei rifiuti che non sono, e pur rispettando le posizioni critiche di Marino – e quelle dell’amico/”collega” Roberto – e le corrette esigenze di chiarezza e comprensibilità dell’azione amministrativa, in questo senso mi dichiaro, dopo attenta documentazione, pragmaticamente (e fiduciosamente) FAVOREVOLE AL TERMOVALORIZZATORE e considero il tutto da dimostrare sovradimensionamento come un’opportunità e non solo un problema (per la gestione delle emergenze in caso di picchi inaspettati di rifiuti o di guasti ad altri impianti, per teleriscaldamento: l’eccesso di calore prodotto può essere immagazzinato, fornendo calore per teleriscaldamento a un numero maggiore di utenze) L’obiettivo principale è minimizzare il conferimento in discarica, dopo decenni di inquinamento, malversazioni e corruzioni. Da cittadino inesperto mi affido alle istituzioni, chiedendomi come mai Roma sia l’unica grande capitale europea a non disporre di un termovalorizzatore, e perché solo in Italia i verdi sono strutturalmente contrari alla costruzione di termovalorizzatori. Poi se guardo la lista dei promotori della campagna e vedo gli stessi esponenti politici locali e nazionali, comitati ambientalisti e associazioni del territorio – ambientalismo anticapitalista – contrari a ogni progetto di rigenerazione urbana SENZA SE E SENZA MA, caro Roberto, qualche dubbio di viene..ed emerge qualche rimpianto nei confronti del sindaco marziano Marino che si era scontrato con il metodo consociativo dei capi-partito, venendone fagocitato, a cui sono infinitamente grato per la sensibilità dimostrata su tematiche degrado come cartelloni e ambulanti. Il suo tentativo di innovazione amministrativa dai profili quasi liberali si scontra con la sua adesione alla sinistra antiliberale del campo largo. Prendo dunque atto delle preoccupazioni dell’amico Roberto ma francamente passerei oltre dando la parola agli ingegneri per l’ambiente e il territorio, quelli veri e indipendenti, chiamandomene fuori. Con immutata stima..
Dobbiamo ringraziare tanti “esperti” se a Roma ci ritroviamo con progetti faraonici, fuori scala e ingestibili, tipo le Vele di Calatrava o una metro C che non finisce mai.
Personalmente non mi ha mai convinto la necessità per Roma di dotarsi di un inceneritore, ricordando che la gestione dei rifiuti andrebbe fatta a livello regionale e che quindi i conti andrebbero fatti a quel livello, provvedendo a raggiungere i giusti obiettivi di produzione dei rifiuti (a Roma in aumento invece che decrescere, vista anche l’assenza di qualsiasi politica di riduzione/riuso) e di corretta differenziazione (a Roma esistente solo sulla carta).
Quello che però mi preoccupa di più è l’aver dato carta bianca al futuro concessionario dell’impianto che per almeno 33 anni godrà di tutti i vantaggi economici, scaricando sulla collettività qualsiasi rischio. Il solito schema romano in cui pochi fanno soldi a palate a spese della città.
Pur considerando il progetto di TMV ormai passato, rimane il fatto che uno come Gualtieri, che in Europa si è fatto una carriera, non può ignorare legittime e ragionevoli richieste di una commissione del Parlamento Europeo, a cui peraltro sarebbe facile rispondere.
Lasciar correre su queste “sbavature” istituzionali è un errore, perché depotenzia il progetto (lasciando il dubbio che ci sia più di qualcosa che non va) e soprattutto si creano brutti precedenti per quelli che già vedono la politica solo come un modo di fare affari.
Noi dovremmo essere i “buoni”, vediamo di dimostrarlo ad ogni occasione.
Rispetto la tua opinione ma non sono d’accordo. La prima tratta della Metro C (22 fermate) che collega Monte Compatri-Pantano a Parco di Centocelle ha avuto una “gestazione” più che decente (15 anni comprensivi di scavi, carotaggi e lavori veri e propri) e la Vele (capolavoro mancato, sono un fan dello stile strutturalista-organico, le travi tanto odiate dall’arch. Rampelli al secolo Fabio) sono un esempio di malapolitica più che di complessità gestionale. Robé, te lo dico in confidenza, non voglio tediare i lettori con le nostre diatribe, ma io proprio non lo capisco come si può sostenere che Roma non abbia bisogno di un suo TMV ricadente nel suo comune/provincia per ridurre la sua dipendenza dalle discariche. Me lo spieghi un’altra volta. Magari ne parliamo dal vivo davanti a un buon caffè!
Questo Sindaco si distingue per imporre opere non condivise e nemmeno tanto ragionate. Vedi il progetto per il nuovo stadio della Roma e questo inceneritore. Giova dire che a livello regionale hanno espresso perplessità sulle eccessive dimensioni di questo impianto. Magari sarebbero stati utili uno o più piccoli moduli, evitando vari problemi tra cui l’ enorme, continuo e prevedibile passaggio di mezzi pesanti diretti all’inceneritore. Con ripercussioni negative sui luoghi di attraversamento, sulla viabilità e con forte inquinamento aggiuntivo. Che possano essere trasportati con ferro sembra una pia intenzione. Visto che questa giunta su questo aspetto non ci sente. In quanto a Marino, immagino che non gli sia ancora passato lo scorno per la sua precoce fuoriuscita da Sindaco di Roma. Sembra agire più per una sua sorta di rivincita morale tardiva, che per interesse effettivo della città. Il progetto mostro dello stadio a Tor di Valle, che non trovava spazio con Il predecessore, lo introdusse e fu fortemente voluto da lui. Per questo si recò addirittura in America dai nuovi proprietari della Roma, per perorarlo. Un pasticcio che la Raggi non seppe poi gestire, per poi venire giustamente accantonato dall’Assemblea Capitolina. Che ora si muova, non mi lascia granché convinto, facile farlo da parlamentare e non da Sindaco. Mi domando cosa avrebbe fatto lui di meglio, al posto di questo mediocre Gualtieri.