Ma ce l’abbiamo un assessore al verde o no?

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Nel senso: a Roma c’è un assessore all’Ambiente con la delega al verde urbano oppure tutte le deleghe le detiene ancora il Sindaco Raggi?

 

La domanda deriva da un annuncio risalente al 21 giugno u.s. in cui appariva praticamente certa la nomina di Laura Fiorini ad assessore all’Ambiente con la sola delega al verde.

Da allora però non si è saputo più nulla e negli atti ufficiali del Comune non abbiamo trovato traccia di quella nomina che quindi si direbbe ormai tramontata.

 

Nel frattempo a metà luglio ci sono state le dimissioni di Silvio Monti, responsabile del dipartimento Ambiente di Roma, per cui i vertici dell’amministrazione del verde cittadino risultano vacanti da mesi.

 

 

 

In una città dove la manutenzione del verde pubblico è assente da anni e dove anche l’attuale amministrazione sta miseramente fallendo, come ci si può permettere di rimanere senza una guida che almeno provi a riprendere un minimo di controllo?

 

Peraltro vi è un episodio eclatante riportato dagli organi di stampa nei giorni scorsi che dimostra come in materia di verde pubblico stia succedendo davvero di tutto.

Ci riferiamo alla poco edificante storia del “Giardino della Giustizia”, quello inaugurato in pompa magna dal Sindaco Raggi a novembre 2018, insieme al ministro Bonafede, all’assessore Montanari, alla presidente Monica Lozzi e al presidente Diaco. Doveva essere il simbolo delle istituzioni che tornano ad essere presenti in territori della città difficili come la Romanina, con 27 querce a rappresentare altrettanti magistrati uccisi dalla mafia, e fu inaugurato con queste parole pronunciate dal Sindaco Raggi:

 

Abbiamo pensato il Giardino proprio per il quartiere della Romanina, già citato dalle cronache per episodi di violenza e abusi, per ribadire che insieme alle autorità giudiziarie non abbassiamo lo sguardo. Oggi vogliamo dire che è forte la presenza delle istituzioni in difesa della legalità. Roma non arretra davanti alla criminalità […] Non vi lasceremo soli, soprattutto in un territorio come questo

 

Peccato invece che le 27 querce siano state lasciate sole, fatte morire per l’assenza del necessario annaffiamento, come denunciato dal Corriere romano.

 

Alla notizia vi è stata l’immediata reazione del Sindaco che ha trovato subito il responsabile del danno in “quelli di prima”, nel senso che secondo il Sindaco l’errore fu commesso dall’allora assessore Montanari (poco importa al Sindaco evidentemente che costei fosse al tempo il SUO assessore all’Ambiente) che non aveva previsto nell’appalto la “garanzia di attecchimento” degli alberi.

 

Altrettanto subitaneamente c’è stata però la replica dell’ex-assessore Montanari che ha così risposto alle accuse del Sindaco Raggi:

 

Ma di quale gara d’appalto sta parlando la Sindaca Raggi? Il progetto fu redatto dall’architetto Biondi, l’acquisto delle piante fa parte di quelle che vengono mantenute nelle serre dal Servizio giardini. Fu un’operazione fatta in casa dai giardinieri. Ora il problema è totalmente suo perché in questi 7 mesi dopo che me ne sono andata avrebbe dovuto

1. Verificare le condizioni del giardino ( come facevo io facendo continui sopralluoghi)
2. Fare ordine di servizio al Servizio giardini affinché mandassero l’autobotte per innaffiare
3 E avrebbe anche dovuto fare partire la gara per la riqualificazione del parco( lì si che ci sarà un capitolato d’appalto in cui mettere la manutenzione e attecchimento per i successivi due anni). In questo si vi è un grandissimo ritardo.

La responsabilità, come nella vicenda Ama, è interamente sua e dovrebbe arrabbiarsi con se stessa.

 

E a rincarare la dose la Montanari ha poi aggiunto:

 

 

 

Niente male come stracci che volano tra ex colleghe di Giunta.

Si direbbe quindi che il Sindaco non può che prendersela con sé stessa per l’abbandono del “Giardino della Giustizia”, benché sia comprensibile che un Sindaco di Roma non possa pensare anche a far innaffiare un certo parco appena allestito, con tutte le altre ben più importanti incombenze che dovrebbe avere.

 

Si torna quindi alla domanda: cosa aspetta il Sindaco per assegnare le deleghe all’ambiente così da rimettere la macchina politico-amministrativa in grado di funzionare in maniera normale?

Come può il Sindaco non rendersi conto che questa sua pretesa di seguire tutto in prima persona non fa altro che aggravare i problemi e crearne di altri?

Infine, come si può pretendere di seguire tutto di persona e nel contempo farsi un paio di settimane di vacanza?

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