Lo Snodo Flaminio passa alla Regione: i lavori dovrebbero riprendere entro poche settimane

 

Sembra l’unica buona notizia di una Roma devastata dai rifiuti e abbandonata. Il cosiddetto Snodo Flaminio, la nuova stazione che collegherà la metro A con la ferrovia Roma-Viterbo, potrebbe vedere la luce. Il cantiere è fermo da 2017, come abbiamo raccontato più volte, a causa di contenziosi tra Atac e Regione Lazio. L’azienda di trasporto aveva un grosso debito nei confronti delle ditte appaltatrici. Queste avevano deciso di non proseguire nei lavori nel timore di non essere pagate.

Atac sosteneva che la responsabilità fosse della Regione Lazio che non aveva stanziato quanto dovuto, ma la Regione smentiva. Secondo quanto riportato da Repubblica, Regione Lazio ha avocato a sé i lavori ed estromesso Atac. In questo modo può farsi garante di un pagamento regolare alle imprese.

Lo scotto dei ritardi è tutto a carico dei 300 mila pendolari che ogni giorno passano dalla metro A alla Roma-Viterbo e sono costretti ad uscire dalla stazione Flaminio e rientrare in quella della Ferrovia, passando in mezzo all’immondo mercatino di bancarelle che invade il piazzale.

 

Ma il problema è anche un altro. Senza questa nuova opera, la linea ferroviaria non si può rinnovare e diventare una metropolitana di superficie. Il progetto, infatti, prevede che i treni diretti a Viterbo utilizzino la stazione esistente, mentre quelli diretti a Montebello si attestino sul nuovo snodo. In questo modo l’offerta raddoppia e invece di soli due treni, il capolinea ne potrà accogliere quattro. I tempi di attesa si dimezzeranno, trasformando di fatto la tratta nella agognata Metropolitana F.

Ad oggi il buco in mezzo a Villa Borghese costituisce una ferita tremenda. Chi abita nella zona si affaccia su un cantiere abbandonato e l’intera area è recintata da brutte lamiere gialle.

 

I lavori partirono addirittura nel 2007, ben 12 anni fa, ma presto si bloccarono a causa del ritrovamento di una strada romana di età imperiale. Su questo punto abbiamo già avuto modo di esprimere forti perplessità in quanto la strada romana non era affatto una sorpresa perché catalogata da Rodolfo Lanciani più di 100 anni fa.

Superato l’ostacolo archeologico, nuovo stop ai lavori nel giugno 2018, quindi 11 anni dopo l’avvio. Questa volta la causa era il disastro finanziario di Atac che deve 5 milioni alle imprese appaltatrici: Coop Integra, Donati, Italia Opere e Socostramo non vengono pagate e decidono di mandare in cassa integrazione gli operai. Finalmente l’approvazione da parte del Tribunale del piano concordatario per Atac, ha permesso di cedere il controllo del cantiere alla Regione.

Sempre secondo Repubblica, l’accordo prevede il passaggio alla Regione anche delle stazioni di Aprilia Sud e Tor di Valle, opere bloccate da tempo sempre per la confusione che regna in Campidoglio e in Atac. La fermata Tor di Valle, in particolare, è propedeutica alla realizzazione del nuovo Stadio della Roma. Ma che questo stadio si faccia davvero è tutto da dimostrare.

Per ora portiamoci a casa la buona notizia dello Snodo Flaminio e speriamo che i lavori riprendano davvero entro il mese di agosto, come anticipato dal quotidiano romano.

 

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