La Madia candidato sindaco? In Campidoglio ciò che resta del Pd

Pare che Enrico Letta sia tentato di lanciarla al posto di Gualtieri. I progetti per Roma contano poco. L'importante è dare un ruolo ai fedeli del partito

 

Pare sia più che una voce di palazzo. Marianna Madia potrebbe correre per la poltrona di Sindaco di Roma in linea con il nuovo corso tutto rosa voluto dal segretario Enrico Letta. Le competenze contano poco, l’idea di città ancora meno. Quello che  interessa il nuovo Pd lettiano è ammantare di femminile la nuova dirigenza del partito.

Donne capigruppo, donne vicesegretario e ora forse donna alla guida della capitale. La guerra all’ultimo sangue per il posto di presidente del gruppo alla Camera dei Deputati è stata vinta da Debora Serracchiani. La Madia, però, ci aveva messo la faccia, aveva rilasciato interviste e sentiva di essere vicina all’obiettivo. Non ce l’ha fatta per poco e adesso il partito deve darle il contentino: una bella sindacatura a Roma.

D’altronde l’altro nome in lizza è quello di Roberto Gualtieri, ex ministro dell’economia del Governo Conte II che aveva già mostrato di non aver alcun reale attaccamento a Roma, sebbene qui fosse stato eletto alle suppletive per sostituire Paolo Gentiloni divenuto commissario europeo. Tutta una girandola di posti distribuiti dal generoso Partito Democratico che tiene a sistemare i suoi dirigenti con prebende e stipendi. Che poi si trovino catapultati in un ruolo di cui sanno poco o niente, non importa.

Esattamente come potrebbe accadere a Marianna Madia, almeno a sentire quanto racconta Marco Antonellis, giornalista ben informato sui  rumors di palazzo. La giovane ex ministra potrebbe raccogliere l’eredità di Virginia Raggi. Nessuna ironia, di vera eredità si tratta perché Madia sembra aver ricalcato la carriera dell’attuale sindaca quanto a gaffe, impreparazione, improvvisazione. Nel 2008 da illustre sconosciuta fu lanciata da Walter Veltroni al posto di capolista alla Camera in un collegio blindato del centro di Roma.

Chi scrive raccolse, insieme ad altri colleghi, la sua ormai celebre prima dichiarazione pubblica rilasciata alle telecamere mentre cercava l’ingresso giusto in piazza di Montecitorio: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. E mai previsione fu più azzeccata. Si raccontano tante gaffe tipiche di una Raggi ante litteram. Come quella volta che, orgogliosa, voleva esporre al ministro del Lavoro il suo piano sull’occupazione giovanile. Si recò in via Veneto, chiese udienza al ministro Flavio Zanonato (siamo nel 2013) che la ricevette con tutti gli onori. Al termine della relazione della giovane deputata, Zanonato non senza imbarazzo, le fece notare che lui si occupava di Sviluppo Economico e che quelle proposte sarebbero state ascoltate con maggior attenzione dal ministro del Lavoro Giovannini. “Ah non sei tu che ti occupi di lavoro?”, avrebbe esclamato con candore la Madia!

Non mancò di smentire perfino il suo padrino politico Walter Veltroni, amico del padre di Marianna. Stefano Madia, morì a soli 49 anni. Veltroni disse di essere stato colpito dalle parole pronunciate dalla figlia durante i funerali, ma lei qualche anno dopo dichiarò con serenità di non aver fatto nessun discorso alle esequie del padre.

Le malelingue sostengono che i suoi meriti siano tutti nei salotti buoni romani che la ragazza ha sempre frequentato grazie alla sua famiglia di celebri avvocati. Titta Madia, suo zio, è stato difensore di politici importanti. Il papà aveva lavorato a fianco di Giovanni Minoli che in seguito le diede un ruolo a Rai Educational. E poi la grande amicizia con Enrico Letta che la volle con sé durante il suo mandato di sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Romano Prodi. Una storia d’amore con Giulio Napolitano, figlio del Presidente della Repubblica, avrebbe completato il suo cursus honorum.

L’approdo al Ministero del Lavoro arrivò mentre guardava Peppa Pig assieme al figlioletto.

La sua riforma della pubblica amministrazione, fatta di luci e ombre, è stata parzialmente giudicata illegittima dalla Corte Costituzionale, ma non è da buttar via. E’ stata renziana, veltroniana, bersaniana, dalemiana e lettiana. 

Insomma, quello della Madia sembra il curriculum giusto per ricoprire il ruolo di Sindaco di Roma: amicizie di peso, politica di partito e nessuna conoscenza delle questioni di Roma. Proprio come Gualtieri, è probabile che anche lei ignori del tutto il problema dei rifiuti, la cronica difficoltà a bandire gare pubbliche, la mancanza di infrastrutture di trasporto, la malattia incurabile di Atac, l’invasione del commercio ambulante, la ricetta per ridurre la sosta selvaggia e così via.

Insomma una ottima erede della Raggi che ha mostrato con chiarezza cosa significhi essere incompetenti. Il fatto che vi siano candidati, anche di qualità, che vorrebbero concorrere alle primarie o comunque discutere e dibattere di programmi (come Giovanni Caudo, Monica Cirinnà, Tobia Zevi e su un fronte adiacente Carlo Calenda) importa poco. Che sia Gualtieri o la Madia, ciò che conta non è il progetto da dare a Roma, ma un ruolo per il fedele esponente piddino.

 

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5 risposte

  1. Il Pd non ha capito (o fa finta di non capire) che i nomi che sta proponendo non hanno la minima possibilità di farcela. La mia modestissima opinione è che lo stiano facendo apposta: un candidato debole che non arriva al ballottaggio, al ballottaggio si appoggia la Raggi, la Raggi vince e…s’abbracciamo. Gli unici che hanno programmi e che dimostrano di avere a cuore la città sono Calenda e Caudo, entrambi senza un partito che ne determini le scelte.

  2. Seriamente: se l’alternativa è la Madia o Gualtieri, meglio riconfermare Virginia Raggi che almeno nel 2026 non potrà dire “non ho avuto tempo”

  3. “Roma mia, Roma mia.
    Per piccina che Tu sia
    Tu hai bisogno di Madia…
    Tutta nitida e ridente,
    tutta chiara e risplendente,
    non ti mancherà proprio niente.”
    (Liberamente tratta dalla celebre filastrocca)

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