Il PD torna a vincere a Roma, come nulla fosse

Lo scorso 1 marzo si sono tenute le elezioni suppletive nel collegio Lazio 1 di Roma (corrispondente grosso modo al centro storico più i quartieri Flaminio, Della Vittoria e Trionfale) e il candidato del centrosinistra espresso dal PD, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, ha ottenuto un risultato eclatante: oltre il 62% dei voti!?!

 

Come previsto, la vittoria è stata del candidato che più degli altri è riuscito a portare alle urne gli elettori del proprio schieramento, stante l’atteso bassissimo numero di cittadini ai seggi: 32.880 in totale, per una percentuale di votanti del 17,66% sui 186.234 iscritti.

Gualtieri è riuscito in questo, ottenendo 20.304 voti, contro i 48.506 che collezionò Paolo Gentiloni nello stesso collegio nel 2018, quando però alle urne si recarono 117.902 elettori. Il ministro ha quindi totalizzato quasi la metà dei voti di Gentiloni ma con circa un quarto dei votanti totali.

 

Peggio è riuscito a fare il candidato del centrodestra, Maurizio Leo, che ha collezionato 8.508 voti contro i 35.540 del candidato nel 2018, Luciano Ciocchetti, ossia circa un quarto dei voti.

 

Non stupisce infine il pessimo risultato della candidata del M5S, Rossella Rendina, che non è andata oltre il 4,36% delle preferenze raccogliento solo 1.422 voti, contro i 19.363 (16,79%) del candidato M5S nel 2018, Angiolino Cirulli. Ovviamente la candidata ha scontato il profondo malcontento che tutta la città, centro storico incluso, nutre nei confronti dell’amministrazione Raggi, ma anche il fatto che ella fosse tutto sommato avulsa dal collegio elettorale non le ha giovato così come la totale mancanza di iniziativa e visibilità del gruppo municipale del M5S.

 

Se quindi non ci sorprendiamo per il tracollo del M5S in questa elezione, ci fa un certo effetto constatare il grande successo ottenuto dal candidato del PD, sul quale avevamo espresso tutti i nostri dubbi.

Anzitutto in quanto ministro dell’economia in carica non è in condizione di assicurare la giusta rappresentatività in Parlamento agli elettori del collegio, preso com’è dal dover gestire i conti del paese col terzo più grande debito pubblico al mondo. E che il ministro sia necessariamente distratto da questioni più urgenti è stato dimostrato anche dall’ultima parte della campagna elettorale, quando ha dovuto annullare alcuni incontri per fronteggiare l’emergenza COVID19.

Al riguardo non ci ha per niente convinto la motivazione che Gualtieri ha addotto per la sua candidatura, ossia che stando solo al governo si corre il rischio di isolarsi rispetto alla realtà, al paese vivo, mentre avendo un collegio elettorale si sarebbe costretti a confrontarsi periodicamente con i propri elettori. Questa appare l’ennesima conferma che per il PD sono i cittadini al servizio del partito e non il viceversa. Non è infatti l’eletto che si fa portatore degli interessi degli elettori in Parlamento, bensì gli elettori che aiutano l’eletto a rimanere con i piedi per terra (!?!).

Inoltre il ministro ha dovuto mantenere un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’amministrazione capitolina, non potendo attaccare frontalmente, come le circostanze senza dubbio richedono, la forza politica con cui siede nello stesso governo. Non ci sembra proprio sia questo che ci si aspetti da un parlamentare eletto a Roma, con la città che sta andando letteralmente a rotoli a causa del malgoverno del M5S.

 

Il ministro Gualtieri è stato poi candidato dallo stesso PD che a Roma nel 2015 ha mandato a casa il proprio sindaco, Ignazio Marino, per via notarile e senza neanche degnarsi di fare un passaggio in Assemblea Capitolina per dare spiegazioni ai cittadini. La cosa è avvenuta nelle segrete stanze del partito e ad oggi nessuna autocritica è stata ancora espressa, segno che le persone e i metodi che hanno portato all’individuazione del candidato Gualtieri sono rimasti gli stessi del 2015, col rischio di ulteriori disastri cittadini da parte del PD. D’altronde basta osservare la totale assenza di opposizione che il PD sta esprimendo in Assemblea Capitolina per rendersi conto di quanto male questa forza politica possa continuare a fare a Roma.

 

Infine il ministro ha fatto praticamente tutta la campagna elettorale con al fianco la presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, come se l’amministrazione di costei fosse un esempio di buon governo da sbandierare e non invece una concausa del degrado che sempre di più attanaglia anche il centro storico di Roma. Forse che il ministro non sa della storiaccia della festa della Befana di piazza Navona, la cui responsabilità la Alfonsi è riuscita a farsi sfilare dall’amministrazione comunale? O del passaggio dei Piani di Massima Occupabilità dai municipi al Comune per manifesta e pluriennale inerzia proprio dell’amministrazione Alfonsi?

 

Nonostante tutto questo, un consistene numero di elettori del PD e più in generale del centrosinistra hanno deciso di dare fiducia al candidato Gualtieri. Contiamo almeno che costoro la smettano di lamentarsi di come vanno le cose a Roma, visto che Gualtieri nulla ci potrà fare, preso com’è dagli impegni ministeriali, e il PD si è ulteriormente rafforzato nell’idea che non è importante darsi da fare per la città, tanto qualsiasi cosa faccia riesce sempre ad ottenere i voti necessari per i propri candidati.

Se infatti negli ultimi appuntamenti elettorali il centrosinistra aveva vinto con candidati esterni al PD (Giovanni Caudo in Municipio III e Amedeo Ciaccheri in VIII), ora fa man bassa con un suo proprio candidato.

 

Noi consideriamo l’esito di quest’elezione un pessimo segnale per l’appuntamento elettorale dell’anno prossimo, perché prefigura la riedizione di qualche pastrocchio in salsa PD, con gli stessi metodi e le stesse persone che si resero responsabili del disastro del 2015.

Non è certo questa l’alternativa al M5S di cui ha bisogno Roma ed è un problema, a nostro modesto avviso, che gli elettori non se ne rendano conto.

 

Da ultimo, sulla presidente Alfonsi, segnaliamo un suo tweet ad un nostro commento sull’elezione.

 

 

Peccato che la presidente non si sia mai degnata di rispondere alle nostre sollecitazioni ma questa volta abbia pensato di indirizzarci una specie di “cicca cicca cicca” che conferma solo lo spessore della persona.

Chi scrive è ancora in attesa di un verbale di riunione o, in alternativa, di doverose scuse da parte della presidente Alfonsi ma lo stile della ditta è conosciuto, per cui non ci si fanno illusioni.

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