I pullman turistici e l’egoismo delle lobbies

 

Chi segue le cose di Roma da tempo, ricorderà la protesta allucinante dei tassisti che bloccarono piazza Venezia per giorni contro la riforma Veltroni che concedeva più licenze di taxi. Quel provvedimento, sacrosanto, fu rinviato più volte fino a che la giunta dell’epoca riuscì lo stesso a metterlo in pratica permettendo alla città di fare un passo avanti verso la civiltà. Tassisti che chiedono le elemosina non se ne videro negli anni seguenti, nonostante la vulgata delle auto bianche fosse che le nuove licenze avrebbero svalutato le vecchie e avrebbero messo sul lastrico i conducenti.

Sempre a piazza Venezia, giovedì è andata in scena la protesta dei pullman turistici. Anche loro hanno bloccato la piazza senza alcuna autorizzazione e anche loro parlano di migliaia di famiglie che resteranno senza lavoro a causa della riforma voluta dalla giunta Raggi. Si sono viste scene pesanti come una bandiera 5stelle bruciata e calpestata.

(foto di Giovanni Lucifora)

 

Eppure in nessuna grande città i mega-torpedoni riescono ad arrivare fin sotto il monumento o il luogo da visitare. Il motivo è semplice: un territorio, come il centro di Roma, che attrae quasi 15 milioni di visitatori l’anno non può sopportare la presenza contemporanea di migliaia di pullman nelle proprie strade. Intorno al Louvre, a Parigi, o al Prado a Madrid, avete visto concentrazioni di bus turistici? Ovviamente no, perché vengono fatti sostare in aree tangenziali, mentre i visitatori possono raggiungere il luogo con altri mezzi (pubblici o privati ma più piccoli).

Il Colosseo, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, i Fori sono invece circondati da centinaia di pullman che provocano traffico, inquinamento e caos.  Nulla di strano, dunque, nel tentativo di regolamentarne l’accesso, alzando le tariffe e permettendo un numero limitato di ingressi.

Come accadde per i taxi, siamo certi che neanche le compagnie di pullman falliranno o lasceranno a casa qualcuno, ma – grazie al nuovo regolamento – consentiranno una città più civile e ordinata. Vediamo allora cosa prevede la riforma che entrerà in vigore il primo gennaio.

La città sarà divisa in tre aree a traffico limitato per i bus turistici: la A, quella più vasta, coincide col Grande Raccordo Anulare dove l’accesso sarà a pagamento ma con vincoli minori e tariffe più basse. La B che comprende le Mure Aureliane più Prati e il Vaticano e la C, la parte più pregiata del Centro Storico. Le limitazioni sono molto più stringenti e le tariffe più elevate e soprattutto contingentate, non si potrà cioè superare un certo numero di ingressi l’anno. Nella C in particolare i pullman non potranno entrare salvo specifiche deroghe.

Di fatto il meccanismo prevede che nelle aree più affollate, ad esempio Colosseo, non possano esserci più di 18 pullman contemporaneamente e che questi debbano sostare massimo 30 minuti, solo il tempo di scaricare o caricare i passeggeri. Nel caso in cui i 18 posti, in una certa fascia oraria siano già occupati, il pullman non potrà entrare.

Per l’ingresso in città, comunque, occorrerà sempre pagare un ticket e avere prenotato un’area di sosta. Le compagnie potranno acquistare carnet annuali.

Questi qui sopra sono i costi dei carnet che possono ottenere degli sconti nei casi di pullman poco inquinanti. Tariffe non basse ma allineate a quelle delle altre grandi città europee dove appunto l’arrivo dei pullman sotto l’albergo o il museo è fortemente disincentivato.

La giunta 5stelle ha trovato questa volta il coraggio di portare avanti un provvedimento che era stato impostato dalla precedente amministrazione e che ha già attraversato le forche caudine dei ricorsi al Tar e Consiglio di Stato, uscendone indenne. Si tratta, dunque, di un testo che le compagnie di pullman conoscono bene perché presentato anni fa, durante la sindacatura Marino e che i loro avvocati hanno esaminato fin nelle virgole. Protestare adesso, bloccando la città è segno di egoismo che non porterà vantaggi a nessuno, a loro per primi. Quale turista, infatti, vuole visitare un luogo storico in mezzo al caos di pullman, allo smog e alle auto che suonano i clacson? E’ un turista di qualità sempre più bassa, con una capacità di spesa minore e che prima o poi si esaurirà, mandando in crisi proprio quel mercato che oggi i pullman tentano di difendere.

E poi c’è Roma. La città e i suoi residenti non possono essere ostaggio delle lobbies e dei turisti. La capitale deve essere anche un luogo da vivere, non solo da visitare. Un posto dove si risiede e non dove si sopravvive. Le regole possono aiutare a trovare un compromesso che stia bene a tutti. Altre soluzioni non ce ne sono.

 

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2 risposte

  1. Ricordavo qualcosa di più drastico, ad esempio in titoli quali “Bus turistici, il TAR dà ragione al Comune: da gennaio pullman fuori dal Centro”.

    Questa smania delle amministrazioni di mettere tutto in vendita è piuttosto amara. Anche il fatto di rendere soltanto il centro storico l’unica zona civile, sottolinea come la vita in quel di Roma Capitale stia diventando sempre più una barzelletta. Trenta anni fa i pullman si fermavano in zone periferiche e non ricordo ci fossero tante alternative. Il turista prendeva il taxi, il mezzo pubblico oppure veicoli a noleggio, con conducente o senza.

    Non vedo una soluzione nel mettere un bollino da 10800€ per 100 ingressi in Roma Prati, ovvero non vedo un passo in avanti ma semplicemente un balzello in più. Per non avere i torpedoni tra i piedi, considerati i costi delle utenze a carico di chi a Roma ci vive, è sufficiente vietarne l’ingresso; invece si dà una opzione a parametro euro, così entra l’azienda munita di budget cospicui (denaro che la collettività non sa quale uso se ne faccia, proprio come le multe stradali), mentre quella meno importante rimane fuori.

    Parlare in termini di “passi in avanti” è secondo me piuttosto stravagante.

  2. Spero che le tariffe siano un forte disincentivo, 18 pullman al Colosseo mi sembrano comunque troppi. Ma non c’erano delle postazioni create per il Giubileo? O forse ricordo male…

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