Commentavamo poco fa con amici su Roma fa schifo il silenzio sul degrado degli intellettuali, architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori…l’assenza di esternazioni da parte del mondo della conservazione e del restauro dei beni culturali sulla distruzione del patrimonio edilizio da parte di graffitari e vandali politicizzati.
Perché perfino i professionisti specializzati nella conservazione, manutenzione e recupero dei beni culturali, sono sostanzialmente indifferenti al degrado? Parliamo di architetti, ingegneri, costruttori, ma anche decisori politici e azienda di edilizia residenziali pubblica ERP.


A titolo puramente esemplificativo riprendiamo dal documento di Assoedilizia Milano contro il graffitismo vandalico (dal quotidiano online Mi-Lorenteggio).
NEPPURE UN PICASSO POTREBBE PRETENDERE DI DIPINGERE SUI MURI PRIVATI SENZA IL CONSENSO DEI PROPRIETARI
Nella Sala Convegni di Assoedilizia di Milano riuniti per la prima volta tutti gli attori – dai cittadini al Comune, dagli esperti alla magistratura, dai politici alle forze dell’ordine – per analizzare un fenomeno riassunto nel titolo “Graffiti a Milano. Tra vandalismo (reato soglia) e Street Art”; fenomeno che dopo un calo di intensità ha ripreso vigore. Al termine è scaturita la proposta, accolta con grande interesse dagli esponenti dei diversi campi di forza presenti in sala, di presentare prossimamente alla città un manifesto di principi, proposte, idee, per chiamare a raccolta istituzioni e cittadini su un impegno comune sociale e civico volto a presidiare il decoro e la vita ordinata della città e nella città.
(…)
Come mai – si chiedeva Alberto Arbasino in un articolo pubblicato su Repubblica nel 1997 – proprio Milano ha tanti milioni di metri quadri di muri pubblici e privati sistematicamente deturpati dagli spray degli zombi con danni economici gravi per tutta la collettività, ma anche con evidenti spese vive per acquistare le bombolette, invece di devolvere le somme alla solidarietà progressista, all’ospitalità nella protesta, all’accoglienza in ambienti non degradati ma appunto ospitali?
Assoedilizia provò a stimare i danni dei graffiti in tutta la regione: ammontavano a ben 305 milioni di euro.
Qualche tentativo minore di arginare il fenomeno c’è stato come quello proposto dall’allora senatore Giuseppe Valditara (vedo sopraccigli inarcarsi: mica è colpa mia se la sinistra è silente) che si fece promotore con l’avv. Colombo Clerici di una proposta di legge per vietare la vendita di bombolette spray ai minori: la proposta non passò per l’opposizione di uno schieramento trasversale tra i partiti. Correva l’anno 2022.
Nel frattempo Roma si è distinta per il totale disinteresse dei partiti di maggioranza e opposizione verso la questione graffitismo. Il silenzio acquiescente del mondo intellettual-giornalistico ha fatto il resto. I romani sono stati indotti a pensare da una subdola campagna che il degrado equivalga a “vitalità” infondendo l’idea che i graffiti siano un diritto alla libera espressione abbassando le proprie aspettative sulla qualità dello spazio pubblico fino ad apprezzare le scritte come forma di autenticità e ribellione dell’ordine sociale. La percezione del degrado urbano come una “nuova normalità” è un fenomeno presente oramai solo in Italia ed in particolar modo a Roma.


Il centro culturale Graffiti No Problem rifiletteva sul fatto che “nei paesi anglosassoni il mantenere i graffiti sulla propria facciata è considerata un’offesa al senso del decoro collettivo e sanzionata. Però all’estero è tutto più pulito e decoroso. Perchè? Perchè la cultura anti graffiti è evoluta e risolvere il problema non è difficile, basta informarsi, basta volerlo. Da noi siamo ancora alla mazza e le fionde.”
Venerdì scorso vi abbiamo mostrato il degrado, tra manifesti e graffiti in cui studiano i novelli architetti di Roma Tre.

L’OBIETTIVO: osservare la Capitale oltre i suoi monumenti, attraverso linguaggi diversi per provare a leggere le trasformazioni che la stanno attraversando. «Vogliamo che la Casa dell’Architettura sia sempre più un luogo aperto, attraversabile e permeabile alle energie culturali della città», spiega Claudia Ricciardi, direttrice della struttura. «Roma Contaminata nasce per creare occasioni di incontro perché oggi l’architettura non può limitarsi a osservare la realtà, deve confrontarsi con le trasformazioni culturali che la attraversano». Ricciardi ha partecipato all’opening, alle 17.30 di ieri, insieme al presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Roma Christian Rocchi.

Gestione innovativa degli spazi pubblici? Come si può promuovere uno sviluppo sostenibile con la rigenerazione urbana senza un restyling estetico degli edifici?



Per pensare a un processo di rigenerazione urbana e territoriale efficace, bisogna agire contro il vandalismo dei graffitari scambiati per street artists dalla vulgata dominante. Il primo passo è DISTINGUERE LA STREET ART DAL VANDALISMO con un approccio integrato che unisca la riqualificazione degli spazi pubblici a una chiara regolamentazione. L’attuazione di un Piano del Colore comunale e di una campagna di sensibilizzazione mirata per tutelare l’armonia cromatica degli edifici.

La domanda è: Roma oggi può essere “osservata, interpretata e raccontata” senza denunciare il fenomeno del graffitismo vandalico ed altre storture come la proliferazione dei cartelloni e la mancata regolamentazione delle antenne televisive che genera lo spiacevole caos visivo del nostro skyline, deturpando i tetti e le facciate?




