Expo 2030, la mossa di Draghi. Roma se la vedrà con Russia e Corea del Sud

Il premier annuncia a sorpresa la candidatura della capitale. Il progetto voluto dalla Raggi e sposato dai 3 principali concorrenti a sindaco

 

Sono passati solo sei anni eppure sembra un’epoca. Allora Roma era spaccata e dilaniata sulla candidatura alle Olimpiadi del 2024 e pure al nostro interno si registravano pareri favorevoli e contrari. A settembre 2016 – dopo 3 mesi dalla sua elezione in Campidoglio – Virginia Raggi spense per sempre le polemiche: i giochi olimpici non si sarebbero fatti nella nostra città, la candidatura fu ritirata. Il metodo usato fu il più sbagliato che potesse esserci, ma la contrarietà del M5S ai grandi eventi non era certo una sorpresa.

La sorpresa arriva oggi, con una Raggi che si fa addirittura parte attiva per candidare Roma all’Expo 2030 e il premier Draghi che appoggia il progetto. Il mondo cambia e i grillini cambiano ancora di più: non volevano le auto blu e oggi girano solo in Mercedes con autista. Pretendevano lo streaming per ogni riunione istituzionale e oggi non comunicano neanche le date delle giunte o delle commissioni. “In realtà le Olimpiadi impoveriscono le città mentre l’Expo le arricchisce“, cerca di giustificarsi la Sindaca uscente, consapevole del cambiamento radicale suo e del Movimento in tema di grandi eventi.

Fatto sta che nell’estate del 2020 si convinse a provare la carta Expo: diede incarico ad un alto diplomatico, Giuseppe Scognamiglio, di tessere la rete necessaria a candidare Roma. Il professore dirige un istituto di ricerca in materie politiche e ha una squadra di giovani capaci. Prepara un dossier molto “green“, fatto di mobilità dolce, riduzione dei rumori e dello smog. Si progetta anche un polo nel quadrante est che dovrebbe essere sede principale della mostra e totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico.

Secondo l’università Luiss, che ha collaborato con Scognamiglio alla stesura del progetto, l’Expo porterà un ritorno finanziario enorme, maggiore di quanto avvenuto a Milano nel 2015.

Draghi deve essere rimasto ben impressionato dal lavoro fatto dal team dell’ex diplomatico e ieri ha lanciato ufficialmente la corsa di Roma che, senza l’appoggio del Governo, non sarebbe mai partita.

Oltre ad una Raggi pro-grandi eventi, l’altra anomalia riguarda i suoi tre principali concorrenti alla guida del Campidoglio. Sia Gualtieri, che Michetti e Calenda hanno sposato il progetto e hanno sottoscritto, insieme alla Sindaca, una lettera indirizzata al Premier nella quale confermano la volontà di portare avanti il lavoro. Chiunque vinca, insomma, non distruggerà quanto già impostato.

Ma prima di immaginare Roma già vincitrice, occorrerà fare i conti con le città concorrenti. Al momento hanno avanzato la candidatura Mosca e Busan (in Corea del Sud). Qualcuno sostiene che Ryad sarà la prossima e poi altre ne verranno, considerato che c’è tempo fino alla fine di ottobre.

E non sarà facile: l’oriente, ormai il vero centro dei commerci mondiali, scalpita per ospitare l’Expo in quel quadrante. Nel 2025 sarà Osaka la protagonista mentre nel 2020 era stata Dubai. Difficile che la vecchia Europa eserciti una forza sufficiente a meno che Roma non si mostri nella sua veste migliore per il Giubileo del 2025, facendo dimenticare l’immagine di sciatteria e degrado che la caratterizza ormai da 15 anni.

Una sfida molto complessa, qualcuno potrebbe dire velleitaria, che però potrebbe portare, secondo le stime, un giro di affari di 45 miliardi (Milano fruttò 23 miliardi e Dubai 19). Si tratta, tra l’altro, di circa 3 miliardi dagli incassi dei biglietti e attività di sponsor, 7 miliardi dalle imposte, 24 miliardi per l’ospitalità (alberghi, ristoranti, trasporti).

L’appuntamento del Giubileo, assieme ad un eventuale Expo, potrebbero tirare fuori Roma dal pantano o gettarcela per sempre. Presto per dirlo anche perché il lavoro vero comincia adesso.

 

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