Assemblea sulla movida a S. Lorenzo: tra un titolo sbagliato e uno svolgimento istruttivo

Paolo Gelsomini (Progetto Celio) resoconta un incontro pubblico in cui alle analisi dei politici si è di nuovo contrapposto il grido di aiuto degli abitanti dei luoghi della movida. Che fine ha fatto la legge a Roma?

Segnaliamo e riprendiamo in parte il resoconto che Paolo Gelsomini, animatore dell’associazione Progetto Celio, ha fatto dell’incontro pubblico “Questa notte è ancora nostra. Assemblea sulle politiche della notte” tenutosi lo scorso giovedì 22 luglio a piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo.

 

Piazza dell’Immacolata, quartiere San Lorenzo a Roma, in un’afosa serata di luglio una cinquantina di persone hanno rimesso su giusti binari un’assemblea che era stata presentata male fin dal titolo “Questa notte è ancora nostra” titolo che ha suscitato qualche legittimo interrogativo del tipo “Nostra di chi?”. Più chiaro il sottotitolo “Assemblea sulle politiche della notte” che invitava ad una ricerca tesa a “non lasciarsi irretire dalle retoriche decoro vs degrado”.
Organizzata da Christian Raimo, assessore alla Cultura del terzo Municipio, che ha subito sgomberato il campo da ogni riferimento alla “movida selvaggia” considerato termine allarmante e fuorviante. E questo è stato uno degli errori di presentazione perché non si può prescindere dal comune sentire dei cittadini residenti di quartieri e rioni che denunciano le invasioni notturne di giovani in preda all’alcol ed essi stessi vittime di una visione distorta di un divertimento notturno (auto) distruttivo e violento.
Nel resoconto Gelsomini riassume poi i vari interventi succedutisi, molti di rappresentanti istituzionali ed alcuni di abitanti di San Lorenzo. I “politici” hanno abbozzato qualche analisi del fenomeno cosiddetto della “malamovida” e delineato possibili soluzioni, come fornire occasioni di socializzazione diverse ai giovani o cercare di governare il commercio legato al divertimento notturno.
Dagli abitanti è invece venuta all’unisono un’accorata richiesta a fare qualcosa velocemente per mettere fine a situazioni che da anni intaccano la salute di chi in certi luoghi ha la ventura di viverci; si è parlato di rave notturni, di veri e propri concerti in piena notte, con le forze dell’ordine che assistono senza intervenire. Più di un intervenuto ha tenuto a precisare di non volere una militarizzazione dei luoghi, ma neanche è possibile continuare a subire veri e propri soprusi ogni notte.
Illuminante l’intervento di Stefano Simoncini, ricercatore universitario:
Abito a San Lorenzo nel cuore della movida e quello che sta accadendo è di una gravità eccezionale che richiede misure eccezionali. Non credo che ci siano possibilità di convivenza pacifica se la politica non ci mette mano tempestivamente. Reati gravi contro la quiete e il benessere pubblico vengono compiuti quotidianamente senza che mai nulla sia fatto per contrastarli o arginarli. Mai nulla. E questo non può essere considerato un diritto, e neanche un comportamento semplicemente “fuori dagli schemi”. Sono comportamenti fuori dalle regole democratiche e contro i diritti alla quiete, al benessere, alla salute e alla integrità psico-fisica delle persone. Cori da stadio in strada o in piazza con musica a tutto volume sparata da sound system da discoteca portati con carrelli, risse continue e droga a fiumi. Tutta questa roba deve semplicemente finire. E non ci sono mediazioni possibili, si deve capire che certe cose non si possono fare e basta. La politica può favorire la nascita di poli del divertimento dove questo è possibile, o può tollerare lo svolgimento di iniziative informali come i rave in spazi dove questo è possibile. Tolleranza piena dove è possibile agire fuori dagli schemi e tolleranza zero dove questa libertà comporta l’azzeramento del diritto alla quiete e alla salute di altri. Perché non si fa un tavolo con la Prefettura? L’autodeterminazione dei giovani non può essere questa”.
In sostanza, appelli ripetuti ad applicare immediatamente almeno le norme esistenti a tutela del diritto alla quiete (non al silenzio, si badi) e conseguentemente alla salute dei cittadini.
L’assemblea di San Lorenzo è stata un po’ ispirata da un’altro incontro pubblico organizzato sullo stesso tema il 1 luglio a piazza Bologna. In quel caso l’assemblea era stata proposta dal consigliere di Assemblea Capitolina Orlando Corsetti e molte associazioni di cittadini vi avevano aderito. All’incontro erano stati invitati anche i vari rappresentanti istituzionali responsabili dell’ordine pubblico, ma nessuno si era presentato.
Quell’assemblea vide anche un intervento di Christian Raimo, assessore alla cultura in Municipio III, il quale poi scrisse un brutto e sconclusionato resoconto sulla sua pagina facebook. Questa la lamentela dell’assessore:
L’assemblea è stata molto confusa, mal pensata, e mal coordinata. Si è rivelata uno sfogatoio dei rappresentanti e membri di associazioni di vari quartieri di Roma, nessuno dei quali si era preparato un intervento: si sono avvicendati piccoli comizi spesso sconnessi e molto lunghi in cui si è ripetuto allo sfinimento quanta esasperazione c’è nei residenti dei quartieri attraversati dalla vita notturna.”
Noi quel brutto resoconto l’abbiamo già commentato, sostanzialmente suggerendo all’assessore di prestare maggior ascolto alle voci dei cittadini, anziché concentrarsi solo su ragionamenti sociologici. Perché se è vero che ai problemi collegati al divertimento notturno vanno date soluzioni anche di ampio respiro, c’è un’urgenza ineludibile di interventi che assicurino un livello minimo di rispetto delle normative che già esistono.
Se i locali non possono riprodurre musica al di fuori delle loro mura, questa è una previsione che può e deve essere fatta rispettare immediatamente, mentre ad oggi è semplicemente ignorata ovunque.
Se vi sono norme a tutela della quiete pubblica, che quindi vietano schiamazzi o addirittura concerti notturni per le strade, tali norme possono e devono essere fatte rispettare.
Allo stesso modo, il Raimo deve capire che le migliori soluzioni che tutti insieme, sociologi inclusi, si potranno trovare per dare valide alternative di socializzazione ai giovani, non potranno non prevedere dei momenti sanzionatori per coloro che a quelle nuove previsioni non vorranno adeguarsi.
Se e quando, ad esempio, si riusciranno a mettere a disposizione luoghi e spazi dove i giovani possano incontrarsi senza dover necessariamente consumare e dove il loro assembramento non dovesse causare problemi agli altri cittadini, per quelli che vorranno continuare a “fare casino di notte” a San Lorenzo o a Trastevere ci dovrà essere qualcuno che con le buone o con le cattive gli spiega come stanno le cose.
Evidentemente non soddisfatto di come era andata l’assemblea di piazza Bologna, l’assessore Raimo ha pensato di farne un’altra invitando solo persone da lui ritenute competenti, pur aprendosi al confronto con eventuali cittadini, come poi è avvenuto. Il risultato però non è stato molto diverso, perché al di là di qualche riflessione su possibili interventi di medio/lungo periodo, è emersa di nuovo l’urgenza di fare qualcosa per far cessare gli abusi più evidenti.
Un’ultima riflessione vogliamo farla mettendo in relazione l’ormai ben noto lassismo delle forze dell’ordine di fronte agli eccessi di ogni tipo che si verificano nei luoghi della movida, con quanto accaduto ieri a Roma.
A piazza del Popolo si è tenuta infatti ieri una manifestazione non autorizzata dei cosiddetti no-vax o no-green pass, i quali sembra abbiano addirittura concordato con le forze dell’ordine accorse di poter sfilare fino agli studi RAI in viale Mazzini.
A centinaia, forse migliaia di persone, la gran parte delle quali senza mascherina, nonostante fosse prevista visto l’affollamento a cui hanno dato luogo, è stato permesso dalle forze dell’ordine di dettare legge in pieno centro di Roma.
Ebbene, forse è ora che il ministro degli Interni prenda un’iniziativa per ribadire che a Roma le leggi vengono applicate e fatte rispettare, soprattutto nei confronti dei più prepotenti, a tutela dei più deboli.
In tutte le democrazie compiute il monopolio della forza è in mano allo Stato, il quale però deve utilizzarla, laddove richiesto, per tutelare appunto i più deboli dai prepotenti.
Di fronte quindi a qualche invasato che in piena notte si esibisce in un concerto di tamburi, le forze dell’ordine presenti non possono limitarsi ad assistere ma devono intervenire per fermare l’abuso. Allo stesso modo, nel caso di manifestazione non autorizzata non si fa finta di niente mettendosi d’accordo con gli organizzatori, bensì con le buone o con le cattive li si convince a tornarsene a casa e a rifare le cose come prevedono le norme.
Possibile che a Roma si sia persa la bussola delle norme alla base della convivenza civile?

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