Ancora La Repubblica (male) su tavolini e PMO

E niente, in quel della redazione romana de La Repubblica sembrano aver sposato la causa dei tavolini a ogni costo e in ogni dove, alla faccia delle normative nazionali e comunali.

Ieri è uscito un nuovo articolo sul tema dei tavolini in centro storico dove l’unica cosa che si capisce è l’ennesimo chiaro attacco ai Piani di Massima Occupabilità (PMO). Si direbbe un proseguimento del pezzo di qualche giorno fa, il cui contenuto avevamo abbondantemente confutato, solo che questa volta i concetti espressi risultano un pot pourri male assortito.

Il pezzo parte con una dichiarazione dei buttafuori di alcuni locali che affermano: “Li abbiamo rimessi fuori i tavolini, scrivetelo”, senza specificare il perché li avessero tolti (si indovina che quei locali sono probabilmente stati oggetto di un provvedimento di rimozione degli arredi abusivi, ma è tutt’altro che chiaro).

Si salta poi di palo in frasca accennando al divieto di sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti o ai negozi di souvenir che espongono la merce all’esterno, per poi dare la stoccata finale sul solito PMO che, a detta di certo commercio (ma anche a parere di esponenti del governo del Municipio I), sembrerebbe responsabile di tutti i mali del centro storico.

Vi è dapprima l’assurda pretesa di uno storico negozio di alimentari di avere tavoli all’esterno (i dehor sono ammessi solo per gli esercizi di somministrazione, e ci mancherebbe altro, altrimenti qualsiasi attività commerciale potrebbe avere un buon motivo per avere spazio esterno, con inevitabile esplosione di tavolini per le strade del centro).

Seguono poi le affermazioni anapodittiche del solito rappresentante della Fiepet Confesercenti, secondo cui non vi sarebbero criteri nella scelta delle strade che fanno parte del PMO del centro storico e inoltre il 15% dei locali a cui sono stati vietati i tavolini esterni avrebbe chiuso.

Riguardo il primo punto, l’elenco delle strade che inizialmente furono incluse nel PMO centro storico scaturì dal lavoro svolto dalla Casa della Città nel 2006, con il supporto dell’Università Roma Tre; ai luoghi individuati secondo le linee guida stabilite dalla Casa della Città se ne aggiunsero altri richiesti dalle soprintendenze in quanto meritorio di particolari tutele.

Rispetto invece alle attività che chiudono quando gli vengono negati i dehor, come abbiamo già scritto nel pezzo precedente, è del tutto impossibile, o meglio assolutamente discrezionale, stabilire che un locale è stato costretto alla chiusura perché privato dei tavoli esterni. Come metterla allora con i tantissimi esercizi di somministrazione che prosperano pur non avendo dehor? Ci viene ad esempio in mente una famosa osteria sull’isola Tiberina che ci risulta prosperare pur non avendo tavoli esterni.

Comprendiamo bene che moltissimi locali con tavoli esterni possono permettersi di servire precotti surgelati, con buona pace dell’attenzione alla qualità, e quando perdono i tavoli non hanno nulla di decente da offrire all’interno dei loro locali, ma questo non è un buon motivo per pretendere un’occupazione di suolo pubblico (OSP) in violazione delle norme.

Infine il pezzo si chiude con un altro elemento del pot pourri rappresentato dall’invasione dei negozi di souvenir e dai mini market che vendono alcolici H24.

 

Insomma, come detto, l’unico passaggio chiaro dell’articolo di Repubblica è la sparata contro il PMO, quasi come tutti gli altri problemi denunciati nel pezzo fossero riconducibili ad esso.

A nostro avviso si tratta del secondo indizio che la redazione romana di Repubblica anziché informare i lettori in maniera equilibrata, fornendo loro tutti gli elementi di una questione e magari i diversi punti di vista, abbia deciso di schierarsi con un certo commercio che da tempo sta facendo di tutto per smontare l’unico strumento che ha dimostrato di poter governare le OSP in centro storico, ossia il PMO.

Se un eventuale nuovo articolo sul tema sarà delle stesso tenore, potremo dire di avere la prova definitiva (in quanto terzo indizio) dei nostri sospetti.

L’auspicio è invece che Repubblica voglia recuperare le informazioni finora omesse sui PMO, ad esempio ricordando che essi si basano essenzialmente su normative nazionali non superabili da norme locali, insieme al parere di coloro che sono convinti della bontà dello strumento PMO per governare finalmente l’utilizzo del suolo pubblico a Roma (parere peraltro espresso dallo stesso TAR in alcune sue sentenze).

 

 

 

 

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Una risposta

  1. Ottimo e abbondante. C’è anche una chiara consonanza della Cronaca di Repubblica con una corrente, articolata e frastagliata, del PD romano, attiva tanto a livello del Municipio 1°, quanto a quelli del Comune di Roma e della Regione Lazio.

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