Anche questa volta i tassisti hanno mantenuto tutti i loro privilegi

Stralciata dal Ddl Concorrenza la norma che prevedeva la riforma del servizio taxi. Privilegi e disservizi rimarranno immutati ma il sindaco Gualtieri dovrebbe introdurre controlli seri

Lo scorso lunedì la Camera dei Deputati ha approvato il cosiddetto Ddl Concorrenza dove però la norma per la riforma dei taxi era stata stralciata in commissione. Alla fine si è scelto quindi di non mettere a repentaglio i fondi del PNRR, condizionati come si sa ad una serie di riforme tra cui quella sulla concorrenza, cancellando la norma sui taxi che avrebbe visto molti parlamentari (soprattutto tra le file fi FdI e della Lega) votare contro.

Ancora una volta in Italia si dimostra quindi che per governo e parlamento contano molto di più poche caste fatte di alcune migliaia di individui che i milioni di cittadini votanti e paganti tasse.

È un fenomeno che meriterebbe di essere studiato in qualche università (sempre che qualcuno non l’abbia già fatto) questa capacità che relativamente pochi individui hanno di influenzare a loro unico vantaggio decisioni che hanno impatti su tutti gli altri cittadini, che invece sono milioni.

Ne avemmo una plastica dimostrazione nel 2019, in occasione dello stralcio degli ambulanti dalla cosiddetta Bolkestein, con i rappresentanti degli esercenti a ringraziare di persona l’allora premier Conte per l’enorme regalo fattogli a spese di tutti i cittadini (che così hanno dovuto rinunciare ad un commercio ambulante migliore e spesso al decoro dei luoghi).

 

Questa volta, per l’ennesima volta, è la categoria dei tassisti a mantenere tutti i privilegi, ma soprattutto ad ostacolare una riforma del servizio di cui beneficerebbero tutti i cittadini. Circa 40mila tassisti (stima informle) da decenni tengono in scacco milioni di cittadini che sono costretti ad un servizio costoso, scomodo, insufficiente e troppo spesso al limite della truffa.

 

A metà luglio avevamo parlato delle proteste in atto, dopo la presentazione del Ddl Concorrenza con la controversa norma, descrivendo anche quali sarebbero stati i vantaggi per i cittadini in caso di approvazione della riforma.

Ma niente, anche questa volta la prepotenza di pochi (pochissimi) ha avuto la meglio sulla possibilità per milioni di cittadini di usufruire di un servizio migliore.

 

Di taxi noi abbiamo provato ad occuparci fin dall’inizio della nostra storia, nel 2015, avanzando alcune proposte per migliorare il servizio, anche nell’interesse dei tassisti, e riprendendo già allora la proposta dell’Istituto Bruno Leoni per aumentare il numero di licenze senza penalizzare i tassisti esistenti: raddoppiare il numero delle licenze concedendone un’altra gratuita a chi già ne possedesse una.

Negli anni abbiamo continuato a parlarne dovendo però spesso documentare disservizi quando non proprio reati ed avanzando anche un’originale ma di certo efficacissima proposta per controllare il lavoro dei tassisti:

… ci permettiamo di avanzare una proposta per far venire allo scoperto qualche tassista col vizietto di fregare il prossimo: si comincino a fare dei controlli sulle corse effettuate dai tassisti ma tali controlli vengano fatti da ispettori giapponesi o coreani che si fingano turisti. Vogliamo scommettere che, come si dice a Roma, ogni botta sarà una tacchia?

 

Purtroppo però in tanti anni nulla è stato fatto e la rete continua a registrare storie poco commendevoli di tassisti che violano il codice di comportamento maltrattando quando non truffando i propri clienti.

Questo è uno dei recenti benvenuti che i tassisti romani hanno dato ad un ospite estero:

 

Nei giorni scorsi poi è stata rilanciata la denuncia su TikTok di un disservizio subito da Carlotta Ferlito, una nota ginnasta, che lamentando l’indisponibilità del POS si è vista scaricare dal tassista per strada. L’episodio risale allo scorso maggio, ma dimostra una volta di più come un soggetto ritenuto debole da parte del tassista (in questa caso una giovane che dimostra anche meno anni di quelli che ha) viene maltrattato senza che lo stesso tassista tema di doverne pagare le conseguenze.

Purtroppo a Roma di queste storie ne accadono di innumerevoli e molto difficilmente gli utenti che le subiscono sporgono poi denuncia, perché non vogliono esporsi, perché bisogna perderci del tempo e poi non si sa neanche bene dove poterlo fare.

 

La mancata riforma dei taxi comporta che il servizio continuerà ad essere svolto in maniera inefficace e molto spesso truffaldina, con i tassisti più spregiudicati che continueranno a fare il proprio comodo senza temere conseguenze e quelli che invece vorrebbero svolgere il loro lavoro con correttezza e disciplina che continueranno ad essere penalizzati.

 

Per un nuovo tentativo di riforma dei taxi bisognerà aspettare il prossimo Parlamento (e magari ricordiamoci tutti, per le prossime elezioni, che partiti come FdI e Lega sono da sempre contrari a qualsiasi intervento sulla materia), ma nel frattempo a Roma il sindaco Gualtieri potrebbe intraprendere un’iniziativa di controllo di come il servizio taxi viene svolto nella sua città, cominciando a sanzionare chi viola le norme e arrivando a ritirare la licenza nei casi più gravi. Per una tale iniziativa rimane validissimo il nostro suggerimento di utilizzare controllori giapponesi o coreani, etnie che apparentemente stimolano i peggiori istinti nelle tante mele marce della categoria.

 

Chiudiamo con un paio di note positive, o quasi.

Ancitutto ricordiamo che esistono cooperative taxi che a Roma da anni dimostrano di saper svolgere il servizio con professionalità e cortesia, garantendo autisti corretti, la presenza di POS sempre funzionanti e in generale standard di buon livello. Non volendo pubblicizzare nessuno dei soggetti, invitiamo a fare ricerche in rete per verificare l’esistenza di queste cooperative.

L’altra notizia è la collaborazione tra la cooperativa taxi 3570, una delle più grandi di Roma, e Uber per far sì che i taxi 3570 divengano disponibili sulla piattaforma di Uber. In teoria questo dovrebbe rendere le corse dei taxi 3570 simili a quelle di un autista Uber, e quindi tracciabili, conoscibili quanto all’importo previsto, pagabili sempre con carta di credito e infine giudicabili sul servizio reso.

Pur nutrendo qualche dubbio sull’efficacia di una tale collaborazione, speriamo davvero funzioni ed anzi sia di stimolo affinché anche gli altri tassisti comprendano la necessità di sfruttare le nuove tecnologie.

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