Virginia Raggi, un sindaco maleducato (istituzionalmente)

Il sindaco Raggi si lamenta del poco interesse mostrato dal Parlamento per le questioni capitoline ma lei stessa non ha mai risposto agli inviti dell'Osservatorio Parlamentare per Roma
Virginia Raggi e Luigi Di Maio

 

Sarà il clima ormai chiaramente da campagna elettorale, ma dopo anni di totale silenzio di Virginia Raggi rispetto a quello che occorrerebbe a Roma dal Parlamento e dal governo nazionale, il sindaco ora critica apertamente il governo Conte e indirettamente il suo stesso MoVimento.

In una lettere inviata al presidente dell’Assemblea capitolina e ai presidenti dei gruppi consiliari la Raggi ricorda infatti che “... nei giorni scorsi due Ordini del giorno approvati in Parlamento, con larga condivisione, hanno impegnato il governo ad affrontare il tema dei poteri per Roma Capitale” , ma anche come  “… nel 2020 non ci siano stati provvedimenti speciali per Roma, per quanto fossero stati richiesti e presentati come necessari, nè la Legge di Bilancio ha visto al suo interno precisi impegni a favore della Capitale del Paese“.

 

Alla buonora, verrebbe da dire. Che Roma avesse bisogno di risorse aggiuntive, rispetto alle altre città, per svolgere il suo ruolo di capitale d’Italia, oltre che sede dello Stato Pontificio, è un fatto generalmente assodato; così come lo è la necessità di uno statuto specifico per Roma, alla stregua di Berlino, Parigi o Londra.

Che il sindaco Raggi non abbia fatto finora, nei quattro anni e mezzo del suo mandato, nessun passo formale con Parlamento e Governo nazionale per ottenere qualcosa di specifico per Roma, sia in termini di risorse che di nuovo quadro normativo, è una mancanza grave. La mancanza diviene gravissima se si considera che il MoVimento politico della Raggi è da quasi tre anni la prima forza in Parlamento e nel governo nazionale.

Paradossalmente l’unico tentativo apparentemente serio di collaborazione fattiva tra amministrazione capitolina e Governo nazionale avvenne prima del successo elettorale del M5S; si era agli inizi del 2018, presidente del consiglio era Paolo Gentiloni e l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, istituì un “Tavolo per Roma” con tanto di fondi stanziati. Purtroppo quella collaborazione durò ben poco e non portò a nulla, a detta del ministro Calenda a causa di continue polemiche, rimpalli e assenze della controparte capitolina.

 

Cosa pensare ora della pur tardiva iniziativa del sindaco Raggi per sensibilizzare le istituzioni nazionali sulle specifiche esigenze di Roma?

In teoria da romani ci sarebbe da fare il tifo, sostenerla e sperare che porti a qualcosa di concreto. Peccato che una recente nota di Riccardo Magi, deputato di +Europa e presidente dell’Osservatorio Parlamentare per Roma, racconti ancora una storia poco edificante per il sindaco di Roma.

Riccardo Magi

 

Di seguito la nota dell’on. Magi (grassetti nostri).

Roma ha bisogno di attenzione, poteri speciali e fondi. Ecco perchè la notizia di un ordine del giorno approvato all’unanimità è da considerarsi importante. Ora spetta al Parlamento e al Governo dare seguito a questo primo passo.

Ciò che stride in questa vicenda è l’atteggiamento della Sindaca Raggi. Da mesi, infatti, e ben prima che si entrasse in clima elettorale, 40 parlamentari di tutti gli schieramenti, compreso il Movimento, hanno lavorato per costruire una soluzione condivisa per il bene di Roma. Bene che non si ottiene chiedendo finanziamenti tout court, ma modificando la governance della Capitale per adeguarla alla sua complessità gestionale.

Dispiace dover sottolineare come in questi mesi di lavoro dell’Osservatorio, che ha nello statuto la presenza di diritto del Sindaco di Roma nelle riunioni del Consiglio, la Raggi non ha mai partecipato al tavolo pur essendo stata invitata a fornire la sua esperienza di amministratrice.

Così è accaduto a maggio e a dicembre 2019, a giugno e a novembre 2020, quando alla presenza del mondo religioso, accademico, delle imprese e del terzo settore e alla presentazione del libro “A centocinquant’anni da Roma Capitale costruire il futuro della città eterna” la sindaca, seppur invitata a partecipare dall’Osservatorio, ha disertato gli appuntamenti.

Oggi invece scopriamo, dalle pagine dei giornali, che la sindaca è divenuta la paladina di una battaglia per il bene di Roma e dei romani. E’ davvero poco serio constatare quanto una campagna elettorale sia in grado di modificare la realtà, ma quello che più stona è toccare con mano la non comprensione della natura super partes dell’Osservatorio che continuerà a lavorare per cercare di modificare e assegnare quei poteri e quegli investimenti che farebbero tanto bene a Roma e di cui si parla da decenni, molto prima dell’arrivo in Campidoglio dei 5 Stelle.

L’Osservatorio continuerà a dialogare e a confrontarsi con chiunque voglia il bene di Roma e lo farà su proposte concrete e non su dichiarazioni o post ad effetto.

In ultimo sarebbe lecito attendersi un’educazione ed un dovuto rispetto istituzionale reciproco, cose che purtroppo oggi sembrano mancare in alcune realtà.”

 

Dalle parole di Magi si evince che l’improvviso interesse della Raggi per le sorti di Roma presso le istituzioni nazionali è probabilmente l’ennesima iniziativa di pura propaganda che non porterà a nulla se non scaldare gli animi dei soliti sostenitori del sindaco.

 

Sarebbe interessante sentire dallo stesso sindaco perché finora ha totalmente ignorato l’Osservatorio Parlamentare per Roma, ossia il gruppo di 40 parlamentari che da mesi stanno lavorando a specifiche soluzioni per la capitale d’Italia, ma siamo sicuri che anche in questo caso, così come accaduto per tutto il mandato della Raggi, da lei non otterremo alcuna risposta.

 

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