Virginia Raggi e la vergogna di Spelacchio (altro che magia)

Solo una memoria da pesce rosso può far dimenticare che Spelacchio è uno scandalo che ancora aspetta risposte dalla Raggi. Belle poi le luci di ACEA ma come la mettiamo con le tante strade al buio ogni giorno?

Tradizionale accensione dell’albero di Natale a piazza Venezia martedì scorso, 8 dicembre, con il sindaco Raggi che arriva a paragonare la storia di Spelacchio a quella della sua amministrazione, come fosse un vanto.

Peccato per il sindaco che lei può parlare di “magia di Spelacchio” solo a quelli con la memoria del pesce rosso, ossia coloro che non ricordano cosa è stato Spelacchio e soprattutto le domande che dopo anni ancora attendono risposte.

Anzi, nella sua apoteosi autocelebrativa la Raggi ne ha aggiunta un’altra di domanda che meriterebbe una risposta.

 

Ma partiamo dallo scandalo Spelacchio. Così ne scrivevamo a dicembre 2017:

Tralasciando le disquisizioni estetiche e passando più al pratico, quello che l’amministrazione dovrebbe spiegare è perché per l’albero dello scorso anno si sono spesi circa 15.000 euro, mentre per quello di quest’anno ce ne sono voluti circa 49.000 di euro. Una spesa di oltre tre volte quella dello scorso anno per un risultato che appare simile se non addirittura peggiore (almeno l’anno scorso c’era la scusante della prima volta).

Peraltro, sarebbe anche interessante sapere come mai sia l’anno scorso che quest’anno si sia ricorsi all’affidamento diretto, anziché utilizzare una normale gara. Dai documenti di cui ai link si capisce che in entrambi i casi si è provato con una gara ma poi ci si è trovati con l’urgenza di provvedere all’installazione dell’abete, come se per questa amministrazione il Natale arrivasse ogni anno a sorpresa.

 

Né la Raggi né altri dell’amministrazione capitolina hanno mai dato risposte a queste domande: perché per due anni, 2016 e 2017, si sono fatti affidamenti diretti alla stessa ditta e per importi tanti diversi?

 

Miracolosamente nel 2018 l’amministrazione Raggi scopre che l’albero può anche essere offerto da qualche sponsor e dopo un ennesimo bando sbagliato riesce a fare quello che in tutte le altre città fanno da anni. Nel 2018 e 2019 l’albero viene quindi offerto da Netflix (tramite IGPDecaux).

 

Arriviamo a quest’anno, dove l’albero torna ad essere pagato interamente dall’amministrazione capitolina per un importo di 140mila euro.

E qui c’è la nuova domanda per il sindaco Raggi: perché dopo due anni di albero di Natale pagato dallo sponsor il Comune torna a sborsare le somme di tasca propria, ossia dei contribuenti? Non sarebbe stato proprio quest’anno il caso di risparmiare quei soldi destinandoli ai tantissimi romani colpiti dall’emergenza COVID19?

Si è trattata di una scelta autonoma dell’amministrazione o si è stati costretti non avendo trovato uno sponsor per quest’anno?

A Milano anche quest’anno l’albero l’ha offerto lo sponsor, perché a Roma no?

Sarebbe anche interessante sapere come sia possibile spendere una volta 15mila euro (nel 2016), un’altra 49mila (2017) e quest’anno addirittura 140mila per uno stesso albero di Natale, ma forse è chiedere troppo.

 

Ovviamente già sappiamo che né Virginia Raggi né altri risponderanno a tutte le domande poste, contando sulla memoria da pesce rosso di troppi cittadini e di praticamente tutta la stampa cittadina.

 

 

Un’ultima notazione va riservata alla modalità di accensione dell’albero adottata quest’anno. Il sindaco Raggi l’ha infatti fatto rimanendo in Campidoglio e collegandosi in video insieme ad una rappresentante di ACEA, società che ha curato l’illuminazione dell’albero. Le immagini mandate in onda hanno mostrato, oltre all’albero di Natale, anche altre realizzazioni di ACEA, ad esempio il gioco di luci sulla Fontana dei Fiumi di piazza Navona (alquanto discutibile, a parere di chi scrive) o l’illuminazione di via Veneto.

Tutto bello, per carità, ma come si possono magnificare questi interventi di ACEA quando ogni giorno a Roma intere strade vengono tenute al buio senza motivo apparente?

Sono anni che vengono segnalate zone al buio in tutta la città senza distinzioni tra centro e periferia (qui, qui e qui solo alcuni esempi) ma apparentemente per il sindaco Raggi questo problema non esiste.

Noi già nel 2018 provammo a segnalarla questa cosa alla Raggi, ricordandole che in qualità di azionista di maggioranza il Comune di Roma dovrebbe farsi sentire con ACEA affinché i servizi forniti alla città siano di buon livello. Purtroppo anche in questo abbiamo perso ogni speranza e aspettiamo la nuova amministrazione, nel 2021, per riprendere la cosa.

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6 risposte

  1. Nel 2017 l’albero costò 49 mila euro perché il limite per l’affidamento diretto era 50mila; quest’anno il limite è 150mila, quindi l’albero costa di più. Semplice, no?

      1. No, assolutamente. Facevo notare il fatto che, “stranamente”, il costo dell’albero è uguale al limite di importo per l’affidamento diretto, come accadde nel 2017, solo che ora il limite è 150mila. Concordo con te, uno spreco di soldi, anche perché sarebbe possibile avere l’albero gratis, con le sponsorizzazioni.

        1. Interessante la riflessione di Maria. Se il limite fosse stato 250 mila, l’albero sarebbe costato 249 mila euro!

  2. Avrei sicuramente preferito un albero meno costoso e meno scintillante magari destinando il denaro risparmiato in favore dei senzatetto e dei bisognosi che in questo periodo di pandemia dell’albero di Natale non sanno proprio cosa farsene avendo sicuramente altre necessità. . .

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