Via i cassonetti gialli per gli abiti ed accessori usati

È ufficiale: l’AMA ha revocato l’affidamento della gestione dei cassonetti gialli, decidendo di sospendere la raccolta di abiti ed accessori usati (finora affidata a due consorzi che parrebbero implicati con le storie di Mafia Capitale).

 

cassonettogiallo

Possiamo considerare questa una buona notizia, giacché da molto tempo tutti, AMA a parte, si erano accorti che i cassonetti gialli vengono vandalizzati quotidianamente da individui che prendono quello che è riutilizzabile per poi rivenderlo in qualche mercatino (abusivo) di stracci e roba rubata.

 

CassGialloRubare
Foto da Riprendiamoci Roma

 

La cattiva notizia è però che AMA non ha ancora capito come questo genere di materiali vada gestito. Anzitutto si parla di una nuova gara per l’acquisto di nuovi cassonetti (e vai con nuovi sprechi! Non si possono riutilizzare quelli esistenti???), che però non verrà bandita prima del 2016. Ma poi risulta che l’AMA voglia continuare a considerare questi materiali come rifiuti mentre i tanti poveracci che quotidianamente li prelevano dai cassonetti gialli stanno da mesi dimostrando che si tratta di cose in gran parte riutilizzabili, tant’è che c’è addirittura gente disposta a pagarle nei mercatini abusivi!

Insomma ancora una volta si dimostra che l’AMA non riesce a considerare quello che è il primo elemento di una virtuosa “gerarchia dei rifiuti“, ossia il “riuso“. Prima infatti di arrivare al riciclo dei rifiuti (estraendone materiali da re-immettere nei cicli produttivi come carta o vetro) o al loro recupero (producendone ad esempio energia) è fondamentale valutare il riuso degli oggetti, proprio per cercare di evitare che divengano rifiuti. Per fare un esempio attinente agli indumenti, se ho una giacca a vento che non mi sta più o che non mi piace più ma che è ancora in ottimo stato, ad oggi non ho molte alternative che buttarla o in un cassonetto giallo o nell’indifferenziato, ma in entrambi i casi essa diviene rifiuto che al massimo può essere riciclato, ossia tramite qualche processo si potrebbe forse recuperare il materiale per farci nuovi indumenti; ma questa è una cosa costosa ed invasiva dal punto di vista ambientale. Molto più senso avrebbe mettere la mia giacca a disposizione di chi ne avesse bisogno, facendogliela pagare un minimo o anche nulla; in tal caso si sarebbe evitato di dover gestire la giacca come rifiuto, con risparmio da parte di AMA, e si sarebbe anche saltato il processo di recupero del materiale, con risparmio per l’ambiente; inoltre qualcuno avrebbe beneficiato di un oggetto ad un costo nullo o irrisorio.

Per quale diavolo di motivo all’AMA non riescono ad arrivarci che sono loro che devono attrezzarsi per permettere ai cittadini romani di riutilizzare al massimo quello che non serve più ma è ancora in buono stato?

Quanto costerebbe all’AMA allestire “magazzini del riuso” in ogni quadrante della città? E quanto risparmierebbe in termini di riduzione dei rifiuti?

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