Verde pubblico, carri attrezzi, Spelacchio: i bandi promessi e mai fatti

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Non si può non essere d’accordo con il dogma grillino dei servizi affidati sempre tramite bando di gara. Gli appalti alle cooperative amiche hanno portato a degenerazioni come Mafia Capitale e a offerte molto scadenti.

Ma una cosa è gridare dai banchi dell’opposizione, altra è mantenere le promesse. Dal giugno 2016, data di insediamento dell’amministrazione Raggi, bandi pubblici a Roma ne sono stati fatti pochissimi. E quasi tutti ereditati dalle precedenti giunte. Quelli essenziali, che la città aspetta da anni, vengono costantemente rimandati. Il risultato è la paralisi in alcuni settori.

Verde incolto

 

MANUTENZIONE DEL VERDE PUBBLICO. E’ forse questo il bando più atteso dai romani e purtroppo non riesce a vedere la luce ormai da 4 anni, da quando cioè l’amministrazione Marino fu costretta a revocare l’incarico alle cooperative legate a Mafia Capitale. Da allora il verde di Roma è “curato” da poche decine di uomini del Servizio Giardini, di età media elevata e senza mezzi tecnici. Il risultato lo vediamo tutti. Nell’ottobre del 2016, il Messaggero rivelò che gli uffici comunali non erano capaci a scrivere i testi delle gare. Poi l’assessore Muraro promise che entro marzo del 2017 sarebbero stati pronti. I due bandi, da 9 milioni di euro ciascuno, furono bloccati poco dopo, ad aprile, perché non in regola con il codice degli appalti. Da allora nessun passo avanti. E adesso i 15 milioni di euro disponibili rischiano di essere stornati su altre poste di bilancio.

Deposito rimozione Tor di Quinto2

 

CARRI ATTREZZI. Una delle città più caotiche d’occidente dal punto di vista del traffico non dispone di un servizio di rimozione auto comunale. Il Consorzio CTL che lo gestiva fino al 2015 fu revocato dall’incarico per irregolarità fiscali. La giunta Raggi pensò ad un certo punto di affidare il compito ad Atac. Una follia che ha fatto sgranare gli occhi a qualunque persona di buon senso. Si sono persi così 8 mesi in attesa che Atac confermasse di non essere in grado di acquistare i carri e di gestirli. Enrico Stefàno a novembre del 2017 ammette che l’idea di Atac era una stupidaggine e che si è buttato tanto tempo. Ma per la gara d’appalto dovremo aspettare ancora un anno.  Linda Meleo aveva assicurato che sarebbe stata pubblicata entro dicembre, ma al Dipartimento Mobilità non ne sanno nulla. E i prepotenti della sosta selvaggia ridono.

RACCOLTA FOGLIE. Anche qui con tanta presunzione si decide di affidare l’incarico ad Ama. Ma essendo un servizio chiaramente stagionale, concentrato in tre mesi dell’anno, vuol dire che Ama deve dirottare per tre mesi centinaia di uomini alle foglie, distraendoli dal lavoro dei rifiuti (che è aumentato col porta a porta). Oppure che deve assumere dei lavoratori stagionali. Ma un’Azienda municipale non ha facilità ad assumere lavoratori a tempo. Per cui anche in questo caso, dopo mesi di perdita di tempo, si è deciso di indire un bando di gara ed affidare il servizio all’esterno. Ma il bando è ancora tutto da scrivere e i 13 milioni disponibili per la raccolta foglie potrebbero andare perduti. Le promesse che sarebbero bastati gli addetti Ama con un piano straordinario sbandierato ai quattro venti erano molto superficiali.

MULTISERVIZI. L’azienda a capitale misto (Ama al 51%; Manutencoop e La Veneta per il restante 49) si occupa della gestione e della manutenzione di molte strutture pubbliche (scuole, giardini, mense scolastiche, etc). Durante la campagna elettorale, i 5stelle avevano improvvidamente promesso a tutti i dipendenti precari una assunzione in Ama o la creazione di una nuova azienda pubblica per internalizzare i lavoratori. Promessa che non solo non è stata mantenuta (sarebbe stato impossibile) ma che si è concretizzata nella proposta da parte dell’ex assessore Colomban di un bando pubblico che avesse individuato un nuovo socio privato in grado di rilanciare l’azienda. Il Campidoglio metteva sul piatto 475 milioni di euro per un mega appalto da 8 anni per la manutenzione di tantissime strutture comunali. Anche questo bando è saltato! L’Antitrust, accogliendo un ricorso di Confartigianato, l’ha giudicato gravemente lesivo della concorrenza. Insomma ennesimo bando scritto con i piedi. E chissà quando vedrà la luce la nuova versione.

albero natale spelacchio

 

SPELACCHIO. Gli esempi di bandi mai nati potrebbero continuare (basti ricordare quello della cartellonistica pubblicitaria), ma per non appesantire troppo la lettura di questo articolo ci fermiamo qui e citiamo solo l’ultimo, clamoroso caso. L’albero di Natale di piazza Venezia da tutti ormai soprannominato Spelacchio, è stato affidato senza gara alla ditta che lo ha realizzato. Si tratta della stessa ditta che l’anno scorso montò sulla piazza un albero altrettanto brutto, forse ancora più brutto (noto come Povero Tristo): la Eco Fast Sistema srl ha ottenuto l’incarico per 39.899,40 euro più Iva. Guarda caso pochi centesimi meno di 40 mila euro, tetto sopra il quale scatta l’obbligo della gara. Sia diarioromano che Romafaschifo hanno ricostruito il lato oscuro di questa procedura che non ha motivo di essere aggiudicata senza gara. Il Natale arriva a dicembre almeno da 2 mila anni e non ci voleva molto a prevederlo per tempo.

Insomma in quest’epoca 5 stelle o le gare non si riescono a bandire o si sceglie di non farle per niente. Un comportamento davvero poco giustificabile che contrasta con le promesse di trasparenza che abbiamo sentito in campagna elettorale.

 

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