Grande nervosismo mostrato dal presidente Coia che forse comincia a rendersi conto delle responsabilità sue e della sua amministrazione nel caos del commercio cittadino

Il presidente Coia deve aver cominciato a rendersi conto delle responsabilità che ha nell’assurda situazione creatasi nel commercio romano.

A quasi un mese e mezzo dal DPCM del governo che ha disciplinato la fase 2, l’amministrazione capitolina infatti ancora non ha definitivamente approvato le norme per consentire agli esercizi di somministrazione di integrare con spazi esterni quelli persi per mantenere il distanziamneto.

Ad oggi siamo ancora alla delibera di giunta del 22 maggio con la quale si è semplicemente decretato il totale far west nella materia delle occupazioni di suolo pubblico (OSP). Come infatti abbiamo provato a spiegare a più riprese, il combinato disposto di norme parziali approvate dalla giunta capitolina e messaggi da “tana libera tutti” dei vari rappresentanti istituzionali (Raggi, Coia, Cafarotti) ha portato a centinaia di installazioni di nuovi arredi esterni moltissime delle quali di dubbia liceità, ad essere buoni.

Il meccanismo pensato dalla giunta è stato infatti quello della presentazione della domanda per l’OSP (nuova o allargamento) e sua contemporaneo installazione, senza che né gli uffici né la Polizia Locale facciano alcun controllo preventivo. In realtà con un tale processo anche i controlli a posteriori sono praticamente impossibili, non potendo gli uffici dei municipi, soprattutto quelli del I e del II, e la Polizia Locale star dietro a migliaia di nuove pratiche presentate praticamente tutte insieme.

Per di più questa normativa emergenziale ancora aspetta di essere perfezionata in molte sue parti, richiedendo esse un passaggio in Assemblea Capitolina, la qual cosa rende ancora più impossibile fare qualsiasi controllo e incentiva al massimo ogni tipo di abuso.

Ecco ad esempio alcuni nuovi arredi realizzati ancorandoli al terreno, cosa assolutamente proibita dalla legge:

 

 

 

Sembreranno questioni di lana caprina ma certe situazioni configurano veri e propri abusi edilizi che se non repressi tempestivamente rischiano di cristallizzarsi per i decenni a venire.

Ricordiamoci quello che è avvenuto con innumerevoli bancarelle nell’area dei Fori o del Colosseo, autorizzate “temporaneamente” per i mondiali di calcio o per il Giubileo e poi divenute inamovibili se non a prezzo di sforzi assurdi da parte dell’amministrazione.

 

Tra i maggiori responsabili di questa incredibile totale perdita di controllo del territorio, con lo stesso commercio, almeno quello sano che vorrebbe norme certe ed affidabili per operare, che appare disorientato da normative e controlli inesistenti, il presidente Coia si è prodotto ieri in un video alquanto delirante indirizzato alla presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, accusata di non meglio specificate lamentele a causa dei tavolini.

Supponiamo il Coia si riferisca a qualche flebile appunto della Alfonsi al fatto che gli uffici del Municipio non sono in grado di sostenere un carico di lavoro come quello creato dalla nuova normativa. Ma invece che pensare a predisporre le risorse necessarie nei vari uffici per gestire l’emergenza, il presidente Coia lascia intendere che bisogna lasciar correre, che è meglio tenere entrambi gli occhi chiusi pur di cercare di far ripartire il commercio nel centro di Roma.

Coia mostra le immagini degli esercizi commerciali chiusi e di qualcuno che ha allestito alla bell’e meglio gli arredi esterni e chiede se si ha un cuore per pensare a questi poveri esercenti che rischiano di chiudere definitivamente.

 

Ma evidentemente il Coia non si rende conto che il responsabile primo del problema mostrato è proprio lui e la sua amministrazione. Dai tempi della chiusura totale causa COVID19 andavano infatti pensate le misure necessarie alla ripartenza ma l’amministrazione tutta e Coia con lei si sono fatti dei grandissimi sonni, salvo risvegliarsi improvvisamente al lancio della fase 2.

A Milano, ad esempio , è dalla fine di maggio che è vigente la nuova disciplina provvisoria che, tra l’altro, prevede che le nuove OSP vengano rilasciate entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, dopo che gli uffici hanno fatto i dovuti accertamenti.

A Roma invece la normativa definitiva non è ancora stata approvata ma per Coia la colpa è sempre di qualcun altro.

 

Non è questione di avere cuore per risolvere i problemi cittadini, bensì di avere le capacità per capire le questioni, immaginare le soluzioni e sapersi confrontare con gli altri per verificarne la bontà, tutte doti di cui Andrea Coia è del tutto privo.

Non a caso infatti dovunque metta mano al meglio non risolve nulla, quando non crea disastri anche peggiori. Esempi sono la sua normativa sull’ambulantato, che ha praticamente mantenuto il degradato status quo, oppure la sua ridicola versione della festa della Befana di piazza Navona.

 

Probabilmente col video pubblicato ieri Coia cerca di scaricarsi un po’ la coscienza ma le sue responsabilità rimangono tutte e sono gravissime.

 

La situazione al momento vede la delibera che dovrebbe finalizzare la normativa emergenziale in via di approvazione in Assemblea Capitolina nella seduta odierna, con però alcune forzature dello stesso Coia che ne minano fortemente la legittimità. Volendo infatti il Coia concedere tutto il possibile ed anche oltre al commercio, chiede che la normativa emergenziale rimanga in vigore fino a fine 2021, cosa però non prevista dal DPCM governativo. Questo vuol dire che la delibera in approvazione potrà facilmente essere impugnata, da cittadini o anche dalla Soprintendenza, portando di nuovo ad una situazione di totale incertezza per il commercio cittadino.

Per chi volesse sapere com’è andata la seduta dell’altro ieri dell’Assemblea Capitolina, dove è iniziato l’esame del nuovo provvedimento, può utilmente leggere il resoconto fatto dall’ottimo arch. Bosi.

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