Una città gattopardesca

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vCorso1

 

La foto sopra l’abbiamo scattata in via del Corso all’altezza di palazzo Chigi e mostra due Ferrari parcheggiate alla benemmeglio in mezzo alla strada. Non è questo uno spettacolo inusuale, giacché spesso capita di vederne di auto del genere da quelle parti, come se i proprietari avessero un gusto particolare a mostrarsi lì (oppure qualcuno deve farci un qualche genere di affari).

La particolarità della foto è che in lontananza si intravedono i lampeggianti di qualche auto della polizia (non siamo sicuri se PLRC, Polizia o Carabinieri, ma non fa grande differenza) che è appena passata accanto alle auto in sosta, evidentemente vietata, ma le ha ignorate completamente, come nulla fosse.

Questa è la situazione di Roma, giusto sotto il palazzo del Governo, dopo diversi mesi di gestione di un commissario scelto direttamente dal Presidente del Consiglio per rimettere in sesto una città che, a sua detta, non funzionava a causa del Sindaco Marino.

Viene da chiedersi in cosa sarà mai così impegnato il commissario Tronca per non essere ancora riuscito a dare un minimo di svolta legalitaria ad una città che pare essere la quintessenza dello spirito del Gattopardo. Almeno i sindaci passati avevano l’alibi di doversi occupare di progetti strategici per la città (anche se poi spesso erano fregature come le non rimpiante Formula 1 ed Olimpiadi di Alemmano, oppure sempre le Olimpiadi di Marino), finendo col non prestare attenzione ad un quotidiano fatto di piccoli illeciti che, stratificatisi negli anni, hanno portato al disastro attuale.

Ma da uno come il commissario Tronca, con un orizzonte temporale limitatissimo, ci si sarebbe aspettati un ripartire dalle basi, dall’applicazione delle norme vigenti per cercare di rimettere in carreggiata a Roma la normale convivenza civile. Invece niente, ci si può permettere di parcheggiare in mezzo alla strada sotto le finestre del Governo con la certezza di farla franca, così come si può continuare ad imbrattare i vagoni della metro impunemente, a bruciare i rifiuti nei campi Rom, e tante altre cose che nelle città civili sono seriamente represse mentre a Roma sono la norma.

Così come ci si aspettava che apponesse una firma, una semplice firma che avrebbe sbloccato una delle riforme più attese a Roma da anni, quella sui cartelloni pubblicitari per la quale 16 associazioni cittadine gli hanno mandato la sveglia con un accorato appello.

Davvero inutile un commissario del genere, oltre che brutta conferma di come apparentemente a Roma chiunque governi la situazione non possa cambiare.

Se poi diamo un’occhiata ai candidati sindaco ed al nulla delle loro dichiarazioni viene da chiedersi quale sia il male minore.

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