Un presidente svergognato e senza onore

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È cominciato il processo sul nuovo stadio della Roma, con i tre procedimenti scaturiti dalle indagini della Procura riuniti in un unico dibattimento.

Finalmente si comincerà a fare chiarezza sulle gravissime accuse mosse dalla Procura nei confronti del costruttore Luca Parnasi, dell’ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, ma soprattutto dell’attuale presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito.

Già perché dovevamo aspettare di avere una forza iper-giustizialista come il Movimento 5 Stelle al governo di Roma per vedere il vertice dell’Assemblea Capitolina a giudizio nel pieno delle sue funzioni. In pratica è come se ci fosse la stessa Assemblea Capitolina alla sbarra, con tutto il discredito che una cosa del genere comporta.

 

A nostra memoria non ricordiamo nessun altro caso di alto rappresentante istituzionale che si sia rifiutato di abbandonare la carica per non coinvolgerla con un giudizio penale. Possiamo quindi annoverare anche questa novità tra le pessime cose che una forza innovativa come il M5S ha portato nella politica italiana e romana.

 

Per chi non cogliesse la gravità della cosa, ricordiamo che fa parte dell’abc delle istituzioni di rappresentanza la necessità di evitare sempre e in ogni caso che esse vengano coinvolte con le storie giudiziarie di chi ne ricopre pro tempore gli incarichi. Se infatti è assolutamente possibile che un singolo venga indagato e debba difendersi in un processo, è inammissibile che ciò accada per un’istituzione perché ne mina automaticamente la rispettabilità e il prestigio.

Da qui la necessità che chiunque rappresenti un’istituzione dia immediatamente le dimissioni nel caso si ritrovi indagato o addirittura rinviato a giudizio.

Questa è stata la regola finora in Italia, almeno fino a quando non siamo stati costretti a Roma a vedere un Marcello De Vito ritornare dagli arresti domiciliari e, pur rinviato a giudizio, sedersi come nulla fosse sullo scranno più alto dell’aula Giulio Cesare. A questo punto vedremo il presidente dell’Assemblea Capitolina guidare un giorno l’aula e il giorno dopo, o magari lo stesso, occupare lo spazio degli imputati nel processo sul nuovo stadio della Roma, con uno svilimento per l’istituzione che mai si era visto.

Ancora peggio, essendosi il Comune di Roma costituito parte civile nel processo, si vedrà in tribunale un De Vito svolgere contemporaneamente il ruolo di presidente alla sbarra e di parte civile contro sé stesso.

 

Scrisse De Vito al Sindaco Raggi ad aprile, quando era ancora in carcere:

In questo periodo ho pensato spesso, per il rispetto che nutro verso l’istituzione, al fatto di dimettermi dalla carica di presidente dell’Assemblea capitolina, carica che ho amato e che ritengo di avere svolto con onore per un verso, con piena cognizione dei suoi equilibri e tecnicismi dall’altro. Ma non posso, non voglio e non debbo farlo!“.

 

Come può un uomo di legge come Marcello De Vito non comprendere che non solo può e assolutamente dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente, ma se davvero nutrisse un minimo di rispetto per l’istituzione la cosa la vorrebbe fare con tutto sé stesso e non avrebbe esitato a farla?

La verità è che con il suo irresponsabile ed egoista comportamento De Vito ha dimostrato che a lui dell’Assemblea Capitolina non importa nulla, che non gli interessa di portare l’istituzione con sé in un’aula giudiziaria, rischiando concretamente di farle subire una condanna che a quel punto sarebbe infamante per tutta la città di Roma.

 

Questa assurda decisione di De Vito di mantenere la carica lo marchia come uomo privo di onore, un’infamia che nessuna assoluzione potrà cancellare.

 

Detto tutto il male possibile di chi manca così gravemente di rispetto alle massime istituzioni della città di Roma, esprimiamo una grave censura anche nei confronti del Sindaco Raggi, che evidentemente non è stata in grado di convincere un suo collega di partito (perché De Vito è ancora parte integrante del Movimento 5 Stelle, a dispetto delle ridicole dichiarazioni dell’allora ministro Di Maio) a fare un passo indietro per rispetto dell’istituzione. Un Sindaco di Roma che fa finta di niente di fronte ad un’Assemblea Capitolina alla sbarra è anche egli corresponsabile della cosa e dovrebbe vergognarsene.

 

Ci stupiamo infine di come questa cosa appaia scandalizzare solo noi e pochi altri e di come, ad esempio, essa non venga sollevata ad ogni pié sospinto da parte delle opposizioni in Assemblea Capitolina.

 

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2 Commenti

  1. Maria

    Gli “onesti” sapranno giustificare anche questo, come qualsiasi altra incoerenza li riguardi, evidenziando differenze con “gli altri” che solo loro riescono a vedere…

    • Roberto

      Purtroppo in questo caso la differenza con “gli altri” si vede eccome ed è nettamente in peggio.

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