Trasformare la sopraelevata in un giardino resta un sogno

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Qualcuno cerca di guardare avanti e sogna ancora quella progettualità da parte del Campidoglio che la giunta Raggi sembra aver volutamente trascurato. Lo fa con un metodo poco condivisibile (lo striscione che vedete nelle foto), ma offre comunque l’occasione per tornare a parlare della sopraelevata di San Lorenzo. Cosa sarà del grande mostro che taglia i quartieri e sfiora i palazzi? Deve restare come è oggi, deve essere abbattuto o trasformato? A leggere lo striscione sembra di capire che chi lo ha affisso privilegia l’abbattimento. Ma cerchiamo di capire come stanno realmente le cose.

Fino a pochi anni fa ogni trasformazione del nastro di asfalto era pura utopia. Oggi le condizioni sono cambiate grazie al nuovo tunnel: la cosiddetta NCI – Nuova Circonvallazione Interna – costruita grazie al contributo delle Ferrovie e progettata durante l’amministrazione Veltroni, ha assorbito il 70 per cento circa del traffico che prima transitava nella vecchia Tangenziale, quella costituita dalla Circonvallazione Nomentana e Tiburtina.

Resta dunque un 30% di traffico che ancora transita nella vecchia strada che si può facilmente redistribuire su percorsi alternativi almeno nel tratto adiacente la Stazione Tiburtina. Quel tratto di sopraelevata, infatti (al quale si riferisce lo striscione) ha un destino già segnato: verrà abbattuto per ampliare il piazzale della Stazione e rendere più agevole l’afflusso all’ingresso lato Nomentano.

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Resta il problema del tratto successivo, quello che parte dall’estremità del Verano e arriva a viale Castrense. E’ la strada che affaccia nelle case, quella dove Fantozzi prendeva il bus direttamente lanciandosi dal balcone. Questo spezzone di sopraelevata è ancora assai trafficato costituendo un asse importante in direzione San Giovanni.

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La soluzione più ragionevole sarebbe dunque la seguente: abbattere il primo tratto, quello adiacente la Stazione Tiburtina e trasformare il secondo tratto in un giardino lineare sull’esempio della HighLine newyorkese. I flussi di traffico del secondo tratto andrebbero incanalati in un sottovia all’altezza dello scalo San Lorenzo e in un’altra arteria da costruire accanto all’attuale ferrovia.

La tangenziale che nell’immaginario anni 70 sembrava una citazione di Fritz Lang e del suo Metropolis è oggi un mostro ecologico che produce rumore assordante e inquinamento atmosferico. Ma il mostro non va ucciso secondo diversi esperti. Va piuttosto trasformato. Il progetto presentato nel 2014 dallo studio Sartogo-Grenon è molto suggestivo. Prevede la creazione di un “giardino agronomico e produttivo” laddove ora c’è solo asfalto. Prima di giudicarlo una follia, date un’occhiata alle foto della HighLine di New York: una vecchia ferrovia urbana diventata oggi luogo di attrazione per i turisti e di svago per gli abitanti. Attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, è luogo per mostre ed esibizioni di giovani artisti. I 2,3 km di parco lineare hanno ridato vita ad un’area depressa.

 

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La High Line quando era una ferrovia

 

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La High Line oggi

 

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Anche Parigi ha trasformato una vecchia ferrovia sopraelevata in una passeggiata nel verde. Si chiama la Coulée Verte e parte da place de la Bastille per arrivare alla Périphérique, la tangenziale esterna. Un lato del parco è destinato a pista ciclabile e in diversi punti sono nati bar e caffè molto gradevoli.

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La Promenade Plantée, un tratto della Coulée Verte parigina

 

Dunque il progetto proposto dallo studio Sartogo-Grenon non solo non è utopistico ma anzi si basa su esperienze di successo. Prevede 50mila mq di parco lineare, un giardino botanico, un mercato a Km zero, orti urbani coperti da un tetto fotovoltaico. Il finanziamento, come suggerì nel 2015 Giovanni Valentini su Repubblica, dovrebbe derivare dai fondi strutturali europei 2015-2020 che l’Italia manda troppe volte indietro per mancanza di progetti innovativi.

Architetti e urbanisti ci credono così tanto da essersi riuniti in una associazione chiamata simbolicamente “Amici del Mostro“. Dal 2003 ripetono e spiegano che parte della Tangenziale non va abbattuta ma trasformata. Una lettera indirizzata al Sindaco dell’epoca Veltroni e firmata da decine di esperti e personalità della cultura (tra le quali Carlo Aymonino, Franco Purini, Luca Zevi, Suso Cecchi D’amico, Mario Monicelli e molti altri) avviò per la prima volta il dibattito. Da allora sono stati presentati diversi progetti suggestivi (alcuni si possono trovare a questo link) e l’ultimo in ordine di tempo e forse il più completo è proprio quello dello studio Sartogo-Grenon.

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E’ chiaro che si parla di una profonda trasformazione urbana del quadrante. Non è solo un intervento di carattere paesaggistico e ecologico, ma richiede una visione di insieme per riqualificare lo Scalo di San Lorenzo, le aree sottostanti i piloni che oggi rappresentano punti di degrado e abbandono.

Ci vuole dunque una visione, un’idea di città. Amministrare l’ordinario è sicuramente molto importante, ma la giunta Raggi darebbe un segnale di svolta se riuscisse ad incardinare progetti di questo tipo e non lasciare che ai cittadini resti solo il rimpianto di non vivere in una capitale come le altre.

 


 

La foto dello striscione sulla Tangenziale è di Andrea U. I. 

 

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