Traffico zero sulle strade di Roma, eppure l’inquinamento cresce. Lo strano caso del Pm10

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Il dato è clamoroso e contrasta con quello che possiamo avvertire affacciandoci dal balcone. Senza traffico l’aria sembra più pulita ma non lo è. Sia il particolato, sia il biossido d’azoto sono cresciuti nell’ultima settimana rispetto a quella precedente.

I dati provengono dalle centraline Arpa distribuite in tutto il territorio cittadino e non sono suscettibili di errore. Nelle altre grandi aree metropolitane del Paese, infatti, la situazione è analoga, con Torino, Milano e Napoli che registrano maggiore inquinamento nella settimana 16 – 21 marzo, rispetto a quella 9 – 14. Eppure i sette giorni appena trascorsi sono stati quelli dell’#iorestoacasa, delle strade vuote, delle auto parcheggiate.

Mai dal dopoguerra ad oggi le grandi città italiane sono state così poco trafficate perché mai l’Italia si era imbattuta in una emergenza come il Coronavirus. Per cui è importante che esperti e tecnici sfruttino questo periodo per compiere studi e osservazioni in una situazione che difficilmente si ripeterà (speriamo!).

Analizziamo i dati di Roma con maggiore attenzione per poi dare un rapido sguardo a quelli delle altre città. La Capitale soffre moltissimo per l’alta concentrazione di polveri sottili tanto che è stata più volte oggetto di blocchi totali del traffico. Ricordiamo tutti i recenti provvedimenti di fermo perfino dei diesel euro 6 che tante polemiche hanno suscitato. Molte furono le voci dissonanti di persone, anche qualificate, che sostenevano non fosse il traffico stradale a provocare le polveri. A leggere questi dati sembra avessero ragione.

Pm10 serie storica, seconda e terza settimana marzo 2020

 

La tabella qui sopra è stata pubblicata dall’Arpa Lazio ieri pomeriggio e mostra un picco di concentrazione di Pm10 sabato 21 marzo, al termine della settimana con meno traffico stradale che Roma abbia conosciuto dal 1946 ad oggi. Ben 77 microgrammi per metro cubo d’aria, ma anche i giorni precedenti hanno visto dati piuttosto preoccupanti con quasi 50 microgrammi mercoledì 18 e un abbassamento sotto i 30 solo domenica 15.

Guardiamo adesso un’altra tabella, riassuntiva di tutte le sostanze inquinanti, compreso il biossido di azoto (No2)

Come si può osservare si è registrata una crescita di quasi tutte le voci con un picco tra venerdì e sabato, due giornate di sole e dalle temperature miti. E’ probabile che proprio la scarsa ventilazione abbia fatto ristagnare maggiormente le polveri ma – in teoria – queste non sarebbero dovute esserci per lo scarsissimo livello di traffico.

Per la produzione di polveri sottili, dette anche particolato, sono stati sempre accusati i motori diesel. Si dividono in Pm10 e in particelle ancora più piccole chiamate Pm2,5. Trattengono micropolveri che vengono inalate dall’uomo provocando asma, problemi respiratori oltre ad essere cofattori dei tumori polmonari.

L’altro inquinante spesso collegato al traffico è il biossido di azoto (No2), che si forma per ossidazione del monossido (No) e causa bronchiti o edemi polmonari. Come si può vedere dalle prime tre righe della tabella qui sopra, tutte e tre le componenti più insidiose sono cresciute in questi giorni toccando picchi simili alle giornate di traffico ordinario.

I dati delle Arpa Lombardia, Piemonte e Campania confermano lo stesso trend per le grandi città. Per brevità vi mostriamo solo la tabella relativa a Milano, che potete vedere qui sotto, dove si legge un chiaro aumento di tutte le particelle inquinanti con un calo solo tra il 13 e il 14 marzo.

 

Per quanto riguarda Milano il dato è particolarmente importante in quanto secondo alcuni studi il picco di contagi e decessi da Coronavirus in Lombardia potrebbe essere stato provocato anche dall’inquinamento ambientale che prolungherebbe la permanenza nell’aria del virus, come riportato da autorevoli scienziati.

Allora non sono le auto le principali responsabili dell’aria cattiva che avvelena i nostri polmoni? E’ presto per dirlo e occorre fare studi più approfonditi sfruttando le prossime settimane di blocco totale che ci attendono. Ma tornano alla mente le voci, troppe volte inascoltate, di tecnici che accusano soprattutto le industrie e i riscaldamenti domestici. Secondo la stessa Arpa Lombardia la principale fonte di Pm10 sono le stufe a pellets che contribuiscono per oltre il 45%. Al secondo posto ci sono le caldaie che uno studio dell’Ispra ha valutato in ben 3.105 tonnellate l’anno per la sola Roma.

Troppe volte e anche giustamente sono stati studiati incentivi per la sostituzione delle automobili più vecchie, ma quasi nessuna attenzione è stata posta per i riscaldamenti domestici con condomini serviti ancora da vecchie caldaie inefficienti e inquinanti.

Anche questa è una riflessione che andrà fatta dopo il Coronavirus.

 

 

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  1. mario

    Aggiungiamo pure che si è azzerato l’altro untore accusato di produrre PM10: il mondo delle pizzerie con forno a legna (speriamo per poco, pensando a tutti coloro che ci lavorano, dal pizzaiolo al cameriere fino ai caseifici che producono mozzarella e agli allevatori che non sanno a chi vendere il latte) e anche se a rigor di legge tutte dovrebbero essere dotate di idonei filtri per abbattere i fumi.
    Pure il trasporto pubblico,con i suoi mezzi vetusti e mal conservati, non rimanendo imbottigliato nel traffico cittadino, viaggia più veloce con il motore che “gira” per meno tempo e con meno sforzo vista la scarsità di passeggeri a bordo.
    Un augurio di resistenza e un grazie a tutta la redazione, che continua a farci compagnia.

  2. Redazione

    Grazie Mario per il suo contributo. Molto giusta l’osservazione sulle pizzerie e i forni a legna troppe volte senza alcuna filtrazione.
    E soprattutto grazie per le sue parole sul nostro lavoro che cerchiamo di fare umilmente ogni giorno, non cercando l’unanimità dei consensi ma almeno di stimolare un dibattito e un pensiero originale.

  3. Enrico

    Continuano ad attribuire la colpa dell’inquinamento alle auto? Non hanno ancora capito che l’aumento dell’inquinamento da Pm10 dipende quasi esclusivamente dagli impianti di riscaldamento? In questi giorni con l’abbassamento delle temperature e la conseguente maggior accensione degli impianti di riscaldamento si riscontra un aumento di PM10 anche se le auto in circolazione sono pochissime.
    In città esistono condomini con impianti a gasolio vecchi di 30 anni che inquinano come 1.000 auto diesel. Dovrebbero imporre i filtri anti particolato a tutti gli impianti di riscaldamento che utilizzano fonti energetiche diverse dal metano e imporre controllo e verifica annuale dei filtri.

  4. Laura

    può essere anche perché le polveri, quelle pregresse intendo, mica spariscono… comunque restano sull’asfalto, sugli alberi, nei parchi… sulle superfici in generale e vanno comunque in sospensione in aria, trasportate dal vento per esempio…

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