Tavolini esterni: PD e M5S in gara per fare carne di porco del suolo pubblico

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Il M5S ed il PD a Roma, come nel resto del paese, sono divisi un po’ su tutto, trovandosi spesso su posizioni del tutto antitetiche.

C’è però un tema in cui non solo si trovano in perfetta sintonia, ma addirittura hanno ingaggiato una vera e propria gara a chi fa prima e meglio per accontentare la lobby di turno (chiariamo ancora una volta che il termine “lobby” per noi non ha un’accezione negativa, bensì lo utilizziamo per identificare uno o più legittimi gruppi di pressione).

 

Stiamo parlando della lobby dei ristoratori del centro storico, quelli che da anni ormai hanno verificato quanto possa essere fruttuoso avere tavolini esterni, sia in termini di ricavi aggiuntivi che di bassissimi costi dei canoni concessori, e quindi stanno facendo di tutto per cercare di allargare le maglie delle normative che regolano le Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP).

Chiaramente ogni singolo ristoratore non può che pensare a massimizzare il proprio profitto, per cui proverà ogni cosa per ottenere un’OSP per il suo locale o per ampliarla se già ne ha una. Chi dovrebbe contemperare una tale legittima aspirazione con la tutela del suolo pubblico, della sicurezza dei cittadini e dei luoghi e con l’interesse pubblico è l’amministrazione municipale, titolare della competenza sul commercio.

Considerata la difficoltà di contemperare tali interessi spesso confliggenti, agli inizi degli anni 2000 la normativa comunale a Roma ha introdotto lo strumento dei Piani di Massima Occupabilità (PMO). Si tratta di mini-piani regolatori in cui viene stabilito per una strada o per una piazza, in maniera complessiva e quindi considerando la situazione globale del luogo, quante e quali OSP possono essere concesse, sulla base delle norme del codice della strada, di quelle di sicurezza e di eventuali vincoli delle soprintendenze.

Si è cominciato ad introdurre questi PMO nel Municipio I a partire dal 2008, redatti da un’apposita commissione tecnica sulla base delle normative vigenti e dei criteri stabiliti dal Consiglio Municipale ed approvati sempre dal Consiglio Municipale.

Alla prova dei fatti i PMO hanno dimostrato di essere uno strumento efficace per dare certezza agli operatori commerciali, indicando chiaramente dove le OSP sono consentite e dove no, e per tenere sotto controllo l’abusivismo commerciale. Essi inoltre sono stati oggetto di numerosi ricorsi amministrativi riuscendo a superarli nella stragrande maggioranza dei casi e dimostrando così di essere uno strumento efficace per gestire territori con tanti interessi confliggenti.

 

La quasi totalità dei PMO vigenti sono stati approvati tra il 2008 e il 2013, durante la consiliatura di Orlando Corsetti. Per aver partecipato ad innumerevoli iniziative a sostegno dei PMO al tempo, chi scrive può testimoniare delle obiezioni che Corsetti ogni volta sollevava perché gli interessi degli esercenti venissero adeguatamente considerati; ciò nonostante è stato lo stesso Corsetti recentemente a rivendicare la bontà dello strumento.

A partire dal 2013, con la prima consiliatura di Sabrina Alfonsi in Municipio I, ed anche dal 2016 con la sua seconda, la predisposizione dei PMO per i luoghi del centro storico ha subito una drastica interruzione. Solo qualche PMO è stato approvato dal Consiglio recentemente ed anche l’impegno che a novembre la maggioranza PD prese in consiglio di approvare entro quattro mesi i PMO residui non è stato rispettato.

 

Al di là delle dichiarazioni a favore dei PMO rese in diverse occasioni pubbliche dalla presidente Alfonsi, nei fatti la sua amministrazione ha sempre remato contro i piani, boicottandoli in tutti i modi. Una tale impostazione sta avendo una plateale conferma in questi giorni, con una delibera predisposta dalla Giunta del Municipio che praticamente cancella lo strumento dei PMO, predisponendo tutta una serie di procedure per stravolgere lo status quo delle OSP in centro storico, col chiaro intento di moltiplicarle quanto più possibile.

Già alla fine di maggio avevamo dato conto di questa iniziativa, ma ora essa viene incardinata in Consiglio Municipale, con una prima riunione della Commissione Commercio questa mattina, puntando senz’altro ad una veloce approvazione.

 

I punti salienti di questa delibera sono:

a. l’abrogazione della Commissione Tecnica, quella che fin dall’inizio ha elaborato i PMO, col passaggio delle competenze direttamente all’Ufficio Commercio e la conseguente perdita delle professionalità e della visione d’insieme necessarie a predisporre dei validi piani, oltre ad intasare ulteriormente un ufficio da sempre drammaticamente sottodimensionato,

b. una corposa serie di fattispecie per chiedere la revisione di PMO vigenti, con prevedibile assalto ai PMO da parte degli esercenti sulla base di ogni scusa possibile ed ulteriore aggravio di lavoro per l’ufficio commercio,

c. l’introduzione dei cosiddetti “progetti unitari di strada”, ossia interventi di modifica dei luoghi che, con la scusa di riqualificarli, consentano di superare eventuali impedimenti normativi per la concessione di OSP.

 

È l’ultimo punto a preoccupare di più, essendo prevedibile che ogni strada o piazza vedrà predisposto dal locale commercio un progetto che porti a massimizzare lo spazio a loro disposizione, senza che ci sia nessuno a tutelare l’interesse pubblico. Non che noi si sia contrari ad interventi migliorativi nel centro storico di Roma, per di più finanziati dai privati. Conoscendo però quanto inadatto, incapace e succube è il governo del Municipio al potere del commercio, è facile prevedere la realizzazione di innumerevoli mense a cielo aperto in tutto il centro storico, con lo spazio pubblico che subirà un generalizzato drastico ridimensionamento.

 

Per rendersi conto di quanto il commercio ci tenga al decoro dei luoghi e al rispetto degli spazi pubblici basta fare due passi a Campo de’ Fiori una serata qualsiasi , potendo prendere atto di come i locali usino espandersi a piacimento con i loro tavolini.

Inoltre vi è già un intervento che prefigura un “progetto unitario di strada” effettuato nel recente passato in centro storico. Si tratta del rifacimento di via della Frezza, nel rione Campo Marzio, con un progetto presentato e parzialmente finanziato (la carreggiata a sampietrini fu rifatta da ACEA mentre il privato allargò i marciapiedi utilizzando il più a buon mercato asfalto) da una società privata proprietaria della gran parte dei locali della strada. In quell’occasione il Municipio si prostrò completamente davanti al privato rendendosi indisponibile a ragionevolissime richieste di modifica avanzate dai residenti della strada. Il risultato è che sulla via non è stata prevista alcuna area per carico/scarico merci (recuperata in seguito ai danni di via Ripetta) né aree di sosta per i disabili che vi risiedono.

 

Una tale scandalosa sudditanza del Municipio nei confronti del commercio (ricordiamo ancora l’assessore al commercio del Municipio che a chi avanzava critiche al progetto di via della Frezza rispondeva consegnando la brochure preparata dal privato proponente, come una qualsiasi piazzista) è stata confermata da una trasmissione radiofonica andata in onda su Radio Radicale sabato scorso, dove la presidente Alfonsi ha cinguettato col presidente della consulta del commercio del Municipio, descrivendo entrambi le sorti magnifiche e progressive che aspettano il territorio del centro storico una volta che la delibera cancella-PMO sarà approvata. Da sottolineare la totale incompetenza del conduttore della trasmissione sul tema, allineatosi anch’egli al cinguettio, e l’assenza di qualcuno che potesse rappresentare una visione diversa (rarissimo esempio di come anche un gioiello come Radio Radicale possa ogni tanto produrre robaccia).

 

Preso dunque atto dell’intenzione del PD del Municipio I di smontare in breve tempo i PMO per procedere con lo stravolgimento dei luoghi utilizzando “progetti unitari di strada” ad uso e consumo del locale commercio, viene da chiedersi come una tale pur legittima posizione possa coniugarsi con quella di un altro esponente dello stesso partito, l’ex-presidente Corsetti, che invece recentemente ha voluto ricordare l’utilità dei PMO per governare il territorio del centro storico.

Qual è allora la posizione del PD romano rispetto ai PMO? È quella dell’Alfonsi che vuole farli fuori definitivamente (dopo averli bloccati per sei anni) o quella di Corsetti secondo il quale essi rimangono un utile strumento?

Sarebbe interessante se qualcuno del PD, tipo il segretario romano Andrea Casu o il capogruppo in Assemblea Capitolina Giulio Pelonzi o anche l’ex-candidato sindaco Roberto Giachetti, chiarisse la linea del partito rispetto a OSP e PMO (sempre ammesso che di linea ve ne sia una sola e non invece diverse).

 

 

In tutto ciò quale sarebbe il ruolo del M5S che governa a livello cittadino?

Ebbene anche i grillini da tempo provano a strizzare l’occhio al commercio del centro storico. A dicembre ci provò l’assessore Cafarotti ad incunearsi tra il Municipio ed i commercianti, ventilando un possibile intervento dei suoi uffici per rivedere i PMO a favore degli esercenti.

Più recentemente una carta di peso ha provato a buttarla sul piatto il presidente della commissione commercio Andrea Coia, allorché a fine maggio ha proposto una serie di modifiche al regolamento OSP e COSAP tra cui le seguenti:

 

Con queste modifiche vogliamo inoltre superare le inefficienze riscontrate nei Piani di Massima Occupabilità preservando l’equilibrio tra operatori commerciali e cittadini e salvaguardando il decoro: si vuole dare, ad esempio, la possibilità alle associazioni di proporre dei progetti che la giunta avrà la facoltà di accettare o rifiutare.
Il I Municipio non è stato in grado di gestire i PMO per questo crediamo sia necessario trasferire la gestione all’amministrazione centrale.

 

Si capisce ora perché parliamo di gara tra PD e M5S a chi concede di più al commercio?

Certo, i tentativi dei grillini appaiono più naïf, inesperti come sono costoro in confronto alle volpi del Municipio, ma ciò nonostante è evidente come vi sia ovunque un appiattimento sulle tesi del commercio senza che qualcuno si erga a tutela degli interessi pubblici.

 

 

Noi siamo convinti che la materia delle OSP a Roma vada rivista per farne finalmente un motore di riqualificazione del centro storico e, una volta adeguati i canoni delle concessioni (siamo ancora a meno di un euro al metro quadro al giorno!?! capito perché gli esercenti ne richiedono quanti più possibile di tavolini?), di recupero di risorse per l’intera città.

C’è però bisogno di una visione di ampio raggio e lungo periodo, che solo dalle istituzioni può provenire, che consenta di riprogettare l’esistente scaricando la pressione nei luoghi iperoccupati (Campo de’ Fiori o piazza Navona) e incentivando il commercio a considerare luoghi da rivitalizzare anche con le OSP.

Purtroppo la gara in corso tra un PD bifronte e un imbarazzante M5S è lontana anni luce dall’impostazione da noi suggerita e non potrà che aggiungere degrado al già moribondo centro storico di Roma.

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Nella caporetto del verde romano non si salvano neanche le aiuole e palme di piazza di Spagna. Si direbbero i risultati anche del "lavorare indefessamente pancia a terra" di @daniele_diaco diarioromano.it/?p=36021

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