Sullo Stadio della Roma c’è poco da cantar vittoria

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Virginia Raggi era talmente sicura che la conferenza dei servizi martedì avrebbe dato il via libera allo Stadio della Roma che ancor prima della chiusura dei lavori aveva già diffuso un tweet gongolante. Lo ritirerà poco dopo, ma il segnale resta: la Sindaca sapeva che gli ostacoli principali erano stati superati grazie all’intervento del Governo.

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Il tweet poi cancellato (foto Fanpage)

 

Questa volta i 5stelle non possono dire che l’esecutivo Gentiloni sia stato avaro con Roma Capitale. I ministri Lotti e Del Rio hanno messo sul tavolo 100 milioni per costruire il ponte di Traiano: sono denari che verranno tolti ad altre opere pubbliche ma tant’è! Senza questo stanziamento l’intero progetto sarebbe saltato e le conseguenze sarebbero state molto gravi. La Regione Lazio, infatti, aveva posto il veto: o si fa il ponte o non daremo il nostro assenso. D’altronde tutti gli studi e le simulazioni di traffico avevano dimostrato la necessità di un ponte che collegasse la via del Mare con la Roma-Fiumicino. Non solo per il deflusso delle auto dopo le partite ma anche e soprattutto per ragioni di sicurezza. L’area di Tor di Valle si sarebbe trasformata in un imbuto micidiale e in caso di incendio, attentato, evento naturale avrebbe costituito una trappola per topi. Su questo erano d’accordo perfino i privati di Eurnova che avevano inserito nel progetto il Ponte di Traiano tutto a proprio carico. Sì……. è bene sempre ricordarlo: il progetto originario, quello approvato dalla giunta Marino e dall’assessore dell’epoca Giovanni Caudo, metteva in carico ai privati opere pubbliche per un valore di oltre 350 milioni. Il nuovo progetto, quello voluto dalla giunta Raggi, ha eliminato le tre torri dell’archistar Libeskind e ha tagliato le cubature complessive del 40%, pur divorando il doppio del territorio. Al posto delle torri, infatti, vi saranno decine di palazzine che in un primo tempo non erano previste. La conseguenza è stata la riduzione degli investimenti privati in opere pubbliche a soli 143 milioni.

In sostanza al privato sono sono regalati quasi 200 milioni che sono stati spalmati tra Comune e Stato. Uno smacco per i cittadini. La Sindaca dovrebbe evitare di cantare vittoria. Soprattutto perché i problemi non sono finiti con il reperimento dei fondi per la costruzione del Ponte di Traiano. Resta, infatti, il nodo del potenziamento della Roma-Lido. Anche in questo caso il progetto originale prevedeva un forte investimento da parte dei privati. Mentre ora sarà tutto a carico del pubblico: circa 260 milioni che la Regione dovrà stanziare oltre ad altri 100/150 ancora da reperire.

Giustamente Legambiente fa notare che secondo tutte le previsioni urbanistiche e progettuali, la metà dei tifosi avrebbe dovuto raggiungere lo Stadio con i mezzi pubblici. Ma senza potenziamento della Roma-Lido e senza prolungamento della metro B, resterà tutto nel libro dei sogni. Allo Stadio si continuerà ad andare in macchina e anche gli abitanti delle nuove palazzine e i lavoratori del nuovo business park dovranno utilizzare il mezzo privato. Alla faccia delle affermazioni della giunta 5stelle e di quelle che l’hanno preceduta che ripetevano: “Mai più quartieri senza servizi di trasporto tipo Porta di Roma”. Ebbene eccone un altro. E non ospiterà solo un quartiere ma anche uno dei più grandi stadi d’Europa.

Tra 10 anni, quando il tifoso, l’impiegato, l’abitante resteranno imbottigliati nel traffico caotico di Tor di Valle nessuno ricorderà più che la causa di tutto quello fu una decisione improvvida della sindacatura a 5stelle. Le responsabilità si confonderanno con la solita tiritera qualunquista che a Roma i trasporti pubblici non funzionano, che le strade non sono adeguate, che i politici sono tutti uguali, che si sono mangiati tutti i soldi invece di fare la metro. E invece le responsabilità ci sono e sono chiare: in questo caso bastava poco per mantenere fermi gli impegni già sottoscritti da Eurnova e lasciare a suo carico ponti e trasporti. Si è preferito scegliere la strada più semplice e coniare uno slogan offensivo per chi usa il cervello: #unostadiofattobene. In realtà ci sarà solo tanto cemento, in un’area non prevista dal Piano Regolatore con i servizi a carico del pubblico e il privato che si sfrega le mani.

Solo per questo, la giunta di Virginia Raggi dovrebbe essere ricordata nel tempo. Ricordata come quella che fece lo Stadio ma non le opere pubbliche.

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